​Il derby dei grandi chef. Bartolini: «Milanista da bimbo, il campo? È come la cucina»

Il derby dei grandi chef. Bartolini: «Milanista da bimbo, il campo? È come la cucina»

di Rita Vecchio

È un derby «forza Milan» per l’ultimo tre stelle italiano Enrico Bartolini, chef del Mudec di Milano.

Regole e rispetto nel calcio, come in cucina.

«Fratello juventino, papà interista. Tifare Milan era fin da piccolo giusto antagonismo. Al di là della squadra, conta l’educazione allo spirito sportivo: bisogna anche saper perdere se l’avversario è più forte».

La vittoria a cui è più legato?

«La Coppa dei Campioni ad Atene nel ‘94. Ogni volta che incontro l’ex attaccante Massaro, la mente mi riporta all’immagine di lui che scende dall’aereo con la coppa alzata».

Dove lo ha conosciuto?

«A San Siro, da spettatore. Ero stato chiamato a collaborare con la cucina, durante una partita. Preparai un risotto, che lui apprezzò. Mi ha poi invitato a Milanello. Affascinante e formativo osservare la struttura sportiva che sta dietro l’eccellenza di una grande squadra».

Il giocatore numero uno oggi?

«Come in cucina, non ce ne è uno che conta più degli altri. I campioni che fanno gol, si ricordano di più, come succede con gli chef. Ma è la squadra che vince. Vero è che nel Milan di campioni ce ne sono tanti. Uno è Hernandez, espulso ingiustamente contro la Roma».

Che derby sarà?

«Mi auguro sia una bella partita. In questo momento, la socialità negli stadi è più importante del risultato stesso».

Da dove lo seguirà?

«Il primo tempo, in radio. Arriverò da Dubai proprio sul calcio di inizio. Secondo tempo, da casa, con Pinot nero, grissini e prosciutto crudo».

È scaramantico?

«Non lancio il sale alla Trapattoni. Se mi innervosisco, invece di urlare, mi metto a fare le flessioni» (ride, ndr).


Ultimo aggiornamento: Domenica 7 Novembre 2021, 20:39

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