Mauro Bellugi: «Mi alleno per le protesi alle gambe amputate. Tornerò a camminare, dalla gente affetto e lacrime»
di Massimo Sarti

Mauro Bellugi: «Mi alleno per le protesi alle gambe amputate. Tornerò a camminare, dalla gente affetto e lacrime»

«Mi richiami tra mezz'ora. Sto facendo il mio allenamento quotidiano con il fisioterapista». Mauro Bellugi è subito spiazzante. Da quando, poco prima di Natale, ha reso pubblico di aver subìto l'amputazione di entrambe le gambe per complicazioni legate al Covid, l'ex difensore di Inter, Bologna, Napoli e Pistoiese, nonché della Nazionale azzurra (32 presenze, comprese cinque ad Argentina 1978) ha mostrato di voler guardare avanti, con grande coraggio. Anche sdrammatizzando e scherzando, con la schiettezza che lo ha reso in questi ultimi anni un apprezzatissimo commentatore televisivo. In campo ha evitato tantissimi gol dei più grandi campioni della sua epoca, segnandone uno solo, in Inter-Borussia Moenchengladbach 4-2 di Coppa dei Campioni nel 1971. Ora Bellugi, 71 anni il prossimo 7 febbraio, circondato dall'affetto della famiglia e di tutto il mondo del calcio («Massimo Moratti mi vuole pagare le protesi», ha detto), ne vuole realizzare un secondo, che vale più di un trionfo ad un Mondiale. Perché la chiacchierata con Leggo, dall'Ospedale Niguarda di Milano, è stata davvero da campione del Mondo di voglia di vivere e di ricominciare.

 

Mauro Bellugi, come sta?

«Sto facendo tutti i giorni ginnastica e sarà una cosa ancora lunga. Ci vorrà almeno un mese per rendere gli arti pronti per le protesi. Ma se anziché un mese ce ne volessero due, l'importante è fare le cose per bene. Poi qui a Niguarda sono tutti molto bravi».

 

È stato travolto da una valanga di affetto. Se lo aspettava?

«Sinceramente no. È stato emozionante, sono rimasto impressionato. Mi ha chiamato tutto il calcio, “minuto per minuto”. Tutta la serie A dal 1970 ad oggi, tutti i miei vecchi amici della Nazionale. E non solo calciatori e dirigenti. Voglio fare un solo nome: Salvatore Carmando, ex massaggiatore del Napoli, di Diego Armando Maradona e della Nazionale azzurra. È di una simpatia estrema, ma quando ci siamo sentiti piangeva (si commuove, ndr)».

 

Il Covid ha aggredito una sua patologia preesistente. Cosa si sente di dire a chi ancora nutre dubbi sull'esistenza o sulla pericolosità della malattia e ora sul vaccino?

«Non auguro a nessuno di ammalarsi, ma chi non ci crede dovrebbe provarlo sulla propria pelle e capirebbe che il Covid è una cosa molto seria. E agisce in mille modi. Io avevo un'anemia che si è scatenata a causa del Covid. A quelli che se ne fregano, che vanno avanti pensando che tanto a loro non succede nulla, dico che proprio che non è uno scherzo. Il problema è che chi non resta attento e coperto rischia di contagiare gli altri».

 

Lei si sente un esempio di forza e di coraggio?

«Alex Zanardi e Bebe Vio sono esempi di coraggio. Anche Sinisa Mihajlovic, con quello che ha passato, è uno con gli attributi veri. Io sono molto sotto rispetto a loro. Cerco solo di dire quello che penso con una certa dose di allegria, di essere ottimista, di non piangermi addosso. Anche se, con tutti i messaggi di vicinanza che ho ricevuto, un po' mi sono montato la testa (ride, ndr)».

 

Parliamo di calcio. Le sue favorite per lo scudetto?

«Restano due, Juventus e Inter. Io parlo sempre con grande affetto dei nerazzurri, è il club in cui sono cresciuto. Arrivai a 16 anni ed ero tifoso dei nerazzurri. La Juve è sempre stata la grande avversaria dell'Inter. In chiave scudetto ancora adesso mi fa più paura di tutte».

 

Più del Milan?

«Il Milan gioca bene, è in un momento favorevole, ha un comandante come Ibrahimovic che sta tornando, ha vinto partite anche con un pizzico di fortuna che non guasta quando vuoi puntare a grandi traguardi. I rossoneri resteranno in alto, ma scommetto che alla fine lo scudetto sarà un affare tra Juventus e Inter».

 

Nello specifico, come vede l'Inter?

«La squadra è ottima, ma la chiave resta Romelu Lukaku. Per quanto segna, per come difende la palla, per l'altruismo che ha anche verso i compagni. Ecco: l'Inter non deve più prendere certi gol che mi fanno davvero arrabbiare».

 

La Juventus è ripartita forte nel 2021. È finito il rodaggio in panchina per Pirlo?

«Sì, il rodaggio è finito. Pirlo ha la stima della società e ha, come si suol dire, la “panchina lunga”. La Juve ha dei fenomeni in campo ed è in grado di buttar dentro giocatori che sarebbero titolari pressoché ovunque».

 

Quali potrebbero essere le sorprese del campionato?

«Avevo sottovalutato la Roma. In realtà è lì e continua a fare risultati. Potrebbe essere in un certo senso una sorpresa. E poi c'è l'Atalanta: io se dovessi giocare contro la squadra di Gasperini non dormirei la notte. Viaggiano a cento all'ora da tutte le parti».

 

E se l'Inter le dedicasse lo scudetto?

 «Di certo mi farebbe molto felice. L'ad nerazzurro Beppe Marotta mi ha chiamato, mi ha detto che la sede dell'Inter per me sarà sempre aperta. Nell'attesa, non vedo l'ora di rimettermi in piedi sulle mie protesi e di tornare a passeggiare per Milano».  


Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Gennaio 2021, 08:48

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