Juve e Inter lanciate sul mercato, per Roma e Lazio la Champions diventa un miraggio

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di Andrea Sorrentino

Cos’è, questo, se non un anticipo di Superlega, o un suo annuncio? E’ ormai chiaro che non ci saranno più mezze misure: o si è miseria, e si sta in nutrita compagnia, o si è nobiltà, e al solito sarà roba da pochissimi. Quindi, non si potrà più stare insieme. Con formidabile tempismo, e a evidenziare i soliti paradossi di quei furbastri dei dirigenti, negli stessi giorni in cui con una mano chiede i ristori al governo, il calcio con l’altra irrora il mercato di gennaio con bonifici sontuosi: la Juventus dà 75 milioni alla Fiorentina per Vlahovic e una ventina agli intermediari, l’Inter quasi 25 all’Atalanta per Gosens, che non gioca da 5 mesi e tornerà a fine febbraio. Quanta grazia.

E’ evidente, oltre al fatto che ci stanno prendendo in giro tutti quanti, che lassù si viaggia ad altre velocità; che la Juve non fa parte dei comuni mortali (la sua controllante Exor ha fatturato 136 miliardi di dollari nel 2021: sì, 136 miliardi), che pure l’Inter è tra gli happy few almeno finché reggono tutte le impalcature finanziarie messe su dagli Zhang, che l’Atalanta è alleata sul mercato delle due grandi quindi avrà vita lunga, del resto a Bergamo si muovono bene pure in Europa, altrimenti non avrebbero piazzato un colpo leggendario come i 40 milioni incassati dal Manchester United per il misterioso Diallo: in un anno non ha giocato una sola gara in Premier, ora i Red Devils l’hanno sbolognato in prestito ai Rangers, e avanti un altro. Poi c’è il Milan, che è più parco nelle spese ma è alleato dell’Inter per lo stadio di Milano e la cosa conta assai, poi c’è il Napoli che ha una sua severa autonomia, difficilmente sbaglia scelte su allenatori e giocatori, ormai è nelle prime da anni. 

CAPITALE ALL’INSEGUIMENTO

Le romane, dunque? Inseguono ancora. Ma siamo in una fase cruciale, rimanere indietro adesso vorrà dire rimanerci per sempre, bisogna affrettarsi. Un certo qual rallentamento del treno delle prime, nell’ultimo mese, ha fatto supporre che un sogno-Champions fosse ancora possibile per Roma e Lazio, con un girone di ritorno ad alti livelli. Ma la mannaia calata con Vlahovic alla Juventus restringe gli obiettivi. Per rimanere in corsa urgerebbero risposte sul mercato, non limitate a Maitland-Niles e Sergio Oliveira, ma il piatto piange ancora, dicono. La Lazio è sempre alle prese col tenebroso affare dell’indice di liquidità, che ha fatto perdere la pazienza a Sarri e ormai stremato i tifosi. La Roma paga spericolatezze e colossali topiche del recente passato, quando dirigenti illuminati hanno appesantito i bilanci del club con l’attuale terzo monte ingaggi della serie A, una follia che ha ovvie conseguenze: se uno come Diawara guadagna 2,5 milioni a stagione, è chiaro che i conti non torneranno mai, e adesso dicono che se Diawara non accetta trasferimenti non può arrivare un centrocampista al suo posto, ma vai a capire. Mourinho e Sarri si dibattono in queste piccole miserie, e continuano ad avere addosso tutta la pressione, come da luglio. 

IN ATTESA

La Lazio tratta il jolly d’attacco Miranchuk, forse buono per una conversione al 4-3-1-2. Sarri pare si sia placidamente arreso allo stato dell’arte, quasi è in attesa che da giugno ci siano le rivoluzioni che chiede (passando anche dalla cessione di Milinkovic-Savic, se fosse funzionale a un progetto), e in questi mesi è sembrato molto zen, come Confucio sulla riva del fiume, nessuna deroga al modulo, lui attende e spera. È costretto dalle circostanze a schierare Luis Alberto, che spesso gioca con distacco o degnazione, palesemente fuori dal contesto, roba che uno così Mourinho l’avrebbe già epurato, o quasi. 

A METÀ DELL’OPERA

Mourinho, appunto: è stato più frenetico di Sarri, ha agitato e stimolato, fin dai particolari come nella storia dell’inno cantato allo stadio, alle epurazioni, ai cambi di assetto, al lancio di Felix dalla Primavera, alle richieste furenti di rafforzamento. Un gran lavorio che ha gettato le basi per qualcosa, la Roma adesso sembra più quadrata della Lazio nell’immediato, ma servono altri rinforzi. Che forse arriveranno. L’unica certezza è che a Mourinho e Sarri si chiedono altri piccoli miracoli, tipo arrivare più in alto che si può, arpionare la Coppa Italia, fare strada in Europa, inventarsi l’impossibile. Ma pensano di aver ingaggiato allenatori, o maghi?


Ultimo aggiornamento: Venerdì 28 Gennaio 2022, 00:17

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