Ibra-LeBron, scintille a distanza su politica e sport
di Salvatore Riggio

Ibra-LeBron, scintille a distanza su politica e sport

Ibrahimovic contro LeBron James e viceversa. C’è da dire che nel giro di un mese lo svedese ha litigato un po’ con tutti. La sera del 26 gennaio a San Siro con Lukaku (attesa nei prossimi giorni la decisione della Procura federale), poi ha fatto scalpore la conferma della sua partecipazione a Sanremo, che inizia martedì (e mercoledì c’è il turno infrasettimanale tra rossoneri e Udinese). Infine, ha detto di non sopportare quando un atleta, raggiunto un certo status, parla di politica. Proprio come fa LeBron James. «Divertente che queste parole vengano da lui, perché nel 2018 in Svezia ha fatto le stesse cose», ha replicato la stella dei Los Angeles Lakers. Arrivando, tra l’altro, preparato all’argomento: «Non era stato lui, quando era tornato in patria, a dire che sentiva un certo tipo di razzismo in campo solo perché il suo cognome era diverso da quello degli altri? Era lui, giusto?». Giusto. Zlatan nel 2018 aveva accusato la stampa svedese di non risparmiargli critiche, a volte andando anche oltre. Aveva parlato di «razzismo sistematico». Perché «mi chiamo Ibrahimovic e non Andersson o Svensson. Se mi chiamassi Andersson o Svensson, credetemi, mi difenderebbero a prescindere, anche se rapinassi una banca». Non è finita qui. LeBron ha rilanciato: «Sono la persona sbagliata da criticare. Non parlo di politica senza saperne niente. Mi preparo prima di parlare, i miei commenti arrivano da una mente molto educata. Non c’è modo che io stia zitto, che mi limiti allo sport. Capisco quanto sia potente la mia voce, quanto usando la mia piattaforma possa aiutare a combattere le ingiustizie, quelle che vedo nella mia comunità».


Ultimo aggiornamento: Domenica 28 Febbraio 2021, 07:30

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