Hakan Sukur, da eroe nazionale a perseguitato politico: «Oggi mi mantengo facendo l'autista per Uber»
di Enrico Chillè

Hakan Sukur, da eroe nazionale a perseguitato politico: «Oggi mi mantengo facendo l'autista per Uber»

Hakan Sukur, da eroe per i successi sportivi con la nazionale della Turchia (storico il terzo posto nei Mondiali 2002) a dissidente e perseguitato politico. L'ex attaccante, che detiene il primato di reti segnate con la maglia della nazionale, negli ultimi anni è stato uno dei più forti oppositori del regime di Recep Erdogan, ma la scelta di essere un dissidente è stata pagata a carissimo prezzo.

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Hakan Sukur, che in Italia ha giocato con le maglie di Torino, Inter e Parma, dopo essersi opposto con fermezza al regime del 'sultano' Recep Erdogan è stato costretto all'esilio, andando a vivere negli Stati Uniti. Dopo essersi ritirato dal calcio giocato, nel 2011 l'ex centravanti era riuscito a farsi eleggere nel Parlamento turco, nello stesso partito del presidente, salvo poi dimettersi due anni dopo in polemica con lo stesso Erdogan, che era stato accusato di corruzione. Dopo il (fallito) colpo di Stato dell'estate 2016, su Hakan Sukur era giunto un mandato d'arresto con l'accusa di terrorismo, e per quel motivo l'ex calciatore era fuggito negli Stati Uniti.

Con la fuga, e dopo le pesanti accuse, per Hakan Sukur era scattato anche il congelamento di tutti i beni posseduti in Turchia. Per questo motivo, l'ex attaccante aveva invano tentato di aprire e mandare avanti un ristorante, ma ben presto si è trovato costretto a fare altri lavori, ed oggi è un autista di Uber. Lo ha denunciato lo stesso Hakan Sukur in un'intervista al quotidiano tedesco Welt am Sonntag: «Erdogan mi ha preso tutto. Il mio diritto alla libertà, il diritto di spiegarmi, di esprimermi, il diritto al lavoro. Il negozio di mia moglie era stato colpito da un lancio di pietre, i miei figli ricevevano molestie per strada. Ho subito minacce dopo ogni dichiarazione che ho fatto».

Dopo la fuga negli Stati Uniti, sono state diverse le ritorsioni subite dai familiari di Hakan Sukur in Turchia. L'ex attaccante, infatti, ha spiegato: «Quando me ne sono andato, hanno incarcerato mio padre e confiscato tutti i nostri beni. Ho dovuto chiudere il mio bar, c'erano persone strane che arrivavano e iniziavano a suonare musiche tradizionali turche, erano chiari avvertimenti e minacce». La vicenda di Hakan Sukur ricorda molto quella di Enes Kanter, cestista turco dei Boston Celtics, un altro perseguitato politico che la famiglia, per evidenti cause di forza maggiore, ha dovuto rinnegare. Come se non bastasse, anche a carico di Kanter pende un ordine di cattura emesso dal governo di Ankara e questo, molto spesso, pregiudica al cestista la possibilità di disputare le gare in trasferta di NBA.


Lunedì 13 Gennaio 2020, 19:55



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