Gravina: «Non andare in Qatar? Sarebbe un dramma-bis. Serie A antipatica perché litigiosa»

Gravina: «Non andare in Qatar? Sarebbe un dramma-bis. Serie A antipatica perché litigiosa»

di Fabrizio Ponciroli

Premiato a Monte Carlo con il Golden Foot Prestige, Gabriele Gravina, presidente della Figc, si è soffermato su diversi temi caldi: dal campionato incerto alle paure legate al Mondiale, passando per le divisioni all’interno della Lega Serie A.


Presidente, dal Castel di Sangro alla vittoria degli Europei. Una carriera lunga e prestigiosa… 
«Il mio periodo al Castel di Sangro (proprietario prima, presidente poi, ndr) è stato molto importante. Io sono un fautore dell’ottimizzazione del risultato sportivo finalizzato. Finalizzato nel senso che lo sport va valorizzato nella sua multidimensionalità. Castel di Sangro è l’esempio di tutto questo. Dopo quel periodo fantastico, con l’approdo in B, è diventato una delle più belle città votato al turismo sportivo. Si possono praticare tutti gli sport e questo grazie a quella cavalcata sportiva. Sono orgoglioso di tutto questo».


Orgoglioso anche della vittoria dell’Europeo, anche se ora si pensa solo al Mondiale, con lo spauracchio dei playoff, vero?
«Se andate a ritroso, quando abbiamo iniziato questo percorso con la Nazionale, ho detto: attenzione, vincere è difficilissimo ed è la vittoria di un giorno, quello che conta è il percorso che tracciamo…».


Ma esiste il rischio di non andare in Qatar tra 11 mesi?
«Certo, il rischio esiste ma dobbiamo accettare il risultato del campo. Sono rassegnato? No. Sono convinto che dobbiamo fare di tutto per centrare la qualificazione in Qatar. Non andare al Mondiale per due volte di seguito non sarebbe bello per il calcio italiano e, consentitemi, non sarebbe bello per il calcio europeo e neanche per il campionato del mondo. Faremo di tutto per conquistare il pass Mondiale».


La Serie A non è ben vista all’estero. Come mai secondo lei?
«Non è la solo la Serie A, è tutto il calcio d’elite che, in questo momento, sta soffrendo. Oggi la nostra A non è al livello dei maggiori campionati europei. Sta perdendo il suo appeal. Vende un brand che non è valorizzato, un brand che è fermo a tanti anni fa. E poi, consentitemi, è anche un calcio troppo litigioso. Una classe dirigente che pensa solo a litigare e non a costruire e a tracciare linee per un progetto innovativo che richiederebbe le energie di tutte. Invece, purtroppo noi stiamo regredendo. Si pensa troppo agli interessi personali».


Una battuta sul campionato in corso?
«Molto avvincente e incerto. Ogni giornata c’è una favorita diversa. Bene così».


Che ne pensa del caos legato alle plusvalenze della Juve?
«Eviterei in questo momento ogni forma di processo sommari». Calma e gesso, dunque. Gravina docet.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 3 Dicembre 2021, 11:21

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