Daniele De Bernardo, il dilettante da record: ha parato 11 rigori su 12, è il primo portiere in Europa
di Daniele Petroselli

Daniele De Bernardo, il dilettante da record: ha parato 11 rigori su 12, è il primo portiere in Europa

Parare un rigore non è come fare una passeggiata: ci vogliono freddezza, esplosività fisica, intuito; uno dei gesti più difficili per un portiere di calcio. Ma per Giuseppe De Bernardo è ormai diventato una pura formalità. Classe 1974, napoletano ma ormai romano d'adozione, dilettante, una somiglianza impressionante con Angelo Peruzzi, suo grande idolo e uno dei portieri più forti d'Italia tra i Novanta e i Duemila, (che i tifosi chiamavano cinghialone, per le sua imponente struttura fisica). Dallo scorso anno De Bernardo difende la porta del Rocca Priora, squadra dell'hinterland capitolino che milita in Promozione laziale. Domenica scorsa contro il Giardinetti ha migliorato il suo già incredibile record: da gennaio sorso ben 11 rigori parati su 12. Se poi a questi 11 aggiungiamo anche due penalty mandati direttamente fuori dagli avversari, il primato diventa ancora più incredibile. Per gli statistici del calcio laziale, è stato superato il record di Angelo Maraglino, collega che gioca in Eccellenza con il Mesagne, stabilito a marzo scorso (9 rigori parati). Tra i professionisti il record è del grande Samir Handanovic, ora all'Inter, ma che all'epoca dell'Udinese ne bloccò 8 di penalty.
Quest'anno De Bernardo è in assoluto il migliore d'Europa, e alzi il dito chi ha un dato diverso e può contestare. Impossibile.
In serie A, il migliore resta Andrea Consigli del Sassuolo, fermo a quota 4 ma il più forte nei maggiori campionati professionistici; praticamente De Bernardo l'ha doppiato. Lui, Giuseppe, non ci pensa a questi record e ci scherza su: «Neanche lo sapevo, penso solo a parare, però di questa serie ne vado fiero. Gli avversari ormai mi tirano addosso, sfiduciati. Il mio compagno di squadra, autore del fallo da rigore di domenica scorsa, mi ha confidato che ha preferito mandare dal dischetto un avversario, piuttosto che farli tirare nella normale azione di gioco; tanto era certo di come sarebbe finita». Poi ammette: «In passato io era già bravo a parare i rigori, ma da un paio d'anni ho sperimentato una tecnica particolare e ho visto che funziona. A questo bisogna aggiungere un po' di istinto e un pizzico di fortuna». Guai però a chiedergli qualcosa del suo segreto: «Me lo tengo per me, ma appena smetto voglio insegnarlo ai bambini». Chissà, magari a un futuro allenatore dei portieri al Napoli, sua squadra del cuore, o alla Lazio che ama. «Meret è un gran talento. Strakosha, invece, deve migliorare nelle uscite». E sui rigori? «Se vuole, ci penso io a farlo diventare fortissimo».
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Venerdì 18 Ottobre 2019, 05:01



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