Milan campione, la gioia di Tognazzi: «È lo scudetto di tutti. Grazie Ibra, ha mantenuto la promessa»

Milan campione, la gioia di Tognazzi: «È lo scudetto di tutti. Grazie Ibra, ha mantenuto la promessa»

di Luca Uccello

Il Milan Campione d’Italia ha fatto felice una famiglia intera. Uno scudetto che Gianmarco Tognazzi (alias Luciano Spalletti nella fortunata serie che ha raccontato la vita di Francesco Totti) e figlio speravano già di vincere con l’Atalanta, a San Siro. «Siamo partiti da Roma pronti per festeggiare. Poi scaramanticamente abbiamo deciso di seguire l’ultima da casa». Ma la festa non è mancata. «C’è stato un urlo di gioia, un pianto liberatorio. Mio figlio è ancora più milanista di me se si può. Sono felice per lui».

 

«È lo scudetto di tutti, di Elliott e Gazidis per la loro visione, per come hanno ristrutturato e programmato la società. La sostenibilità non va di moda ma la proprietà ha avuto coraggio. È lo scudetto di Maldini, Massara e Moncada per quello che hanno fatto sul mercato, poi è lo scudetto anche di Pioli e di Ibrahimovic e di una squadra che è cresciuta gara dopo gara. Non è lo scudetto di uno solo ma del Milan che è tornato a fare il Milan…».

 

Gianmarco Tognazzi è felice. Lo è per sé, per il suo tifo smisurato verso i colori rossoneri. Uno scudetto speciale anche per la sua famiglia. «È una vittoria che mi emoziona particolarmente perché arriva nell’anno in cui mio padre Ugo compie 100 anni, la Cremonese è tornata in Serie A e mio figlio Tommaso che ha nove anni ha finalmente un suo Milan da vivere, con cui continuare a emozionarsi e non vivere più nei miei ricordi». Uno scudetto che assomiglia a quello di Zaccheroni «ma solo per l’imprevedibilità di come è arrivato, per il resto è diverso da tutti gli altri». E ora? «Avanti con questa dirigenza, con una nuova proprietà che ha già capito che non c’è nulla da cambiare».

 

Una menzione speciale per Stefano Pioli che «ha meriti straordinari, per il suo equilibrio ma anche per la sua rigidità quando serve e per quel lavoro maniacale». Un metodo di lavoro maniacale che a Gianmarco Tognazzi ricorda quella di Arrigo Sacchi. Invece «per il suo equilibrio e per la forza mi ricorda Carlo Ancelotti. Come carattere e anche per la passione Gattuso». Un bel mix non c’è dubbio. E poi c’è Zlatan Ibrahimovic: «È stato un uomo di parola. L’aveva detto sono tornato per vincere. E così è stato».

 

Da tifoso cosa si augura il figlio di Ugo Tognazzi, mito del cinema italiano e grandissimo tifoso del Milan? «Mi aspetto che faccia di testa sua, come sempre. Per me potrebbe fare il manager-giocatore. Se si sente di giocare lo faccia d’accordo con Pioli. Se Ibra riuscirà a capire a gestire la sua fisicità può essere ancora importante per questa squadra, per questa società… Il suo amore verso il Milan è evidente. La sua storia con noi è diversa da tutte le altre. Ma deve decidere lui con serenità, senza fretta. Per me sarebbe utilissimo ancora averlo con noi…».

 

Tognazzi incorona Pierre Kalulu come il giocatore simbolo di questo Milan dei giovani. Poi però c’è Rafael Leao e la voce al telefono cambia: «È la dimostrazione che Ibra ci aveva visto lungo. Se cresce mentalmente, se diventa continuo può diventare un grandissimo. Per le qualità può diventare il nuovo giocatore simbolo del Milan. Speriamo non perda la testa e da Ibra prenda la sua fame di vittorie…». Tra i tanti nomi da celebrare c’è anche quello di Maignan: «Mike è stato determinante per lo scudetto. Mi viene da pensare che forse con Gigio non l’avremmo vinto questo scudetto…». Ma c’è pure un pensiero per Kessie: «Non sa cosa si perde ad andare via pensando chissà di che cosa trovare da altre parti!».

 

Cosa augurarsi per il futuro? «La continuità con questa dirigenza, avanti con questo progetto. Elliott ha già dato un segnale ragionando con gli americani… Non bisogna rompere questa alchimia perfetta, Ibra compreso. Poi certo bisogna rinnovare il contratto di Rafael Leao, sostituire al meglio Kessie, dare più profondità alla rosa, magari con un esterno, una punta giovane che faccia la differenza insieme a Giroud e al jolly Ibra…». Poi magari la Champions League. «Ma non c’è fretta. Ne abbiamo sette. Prima che in Italia ci prendano…».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Maggio 2022, 20:28

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