Euro 2020 sembra un Mondiale, dalla Spagna al Giappone: i convocati arrivano da tutto il pianeta
di Benedetto Saccà

Euro 2020 sembra un Mondiale, dalla Spagna al Giappone: i convocati arrivano da tutto il pianeta

Sblocchiamo un ricordo – come va tanto di moda dire ora. È esistito un tempo, neppure troppo lontano, in cui i convocati dei campionati europei di calcio giocavano tutti nelle squadre del proprio paese o, comunque, quanto meno in Europa. Un esempio? Un esempio. L’Inghilterra si presentò in Francia nel ‘16 con una rosa formata da soli calciatori della Premier. Bene. È allora appena il caso di dare una notizia: quel tempo è finito. Brutalmente finito, anzi. È scaduto, ha ceduto di schianto sotto il peso e la pressione di monsieur Futuro che tutto mangia e ogni cosa travolge: e scaraventa via tonnellate di presente nel primo mesozoico – nella più clemente delle ipotesi. Implacabile. E così. E così, oggi, gli Europei che decollano con un anno di ritardo (poteva andare anche peggio) raccontano che i giocatori chiamati a partecipare atterranno letteralmente da tutto il mondo. La maggioranza piove dall’Inghilterra (145 uomini), seguita dai campionati tedeschi (91), italiani (74), spagnoli (42) e russi (32). Potrebbe essere finita qui, ma non è affatto finita qui. D’altronde, siccome si sa che l’Europa è sinonimo di accoglienza, sei giocatori arrivano dai tornei degli Stati Uniti, tre dalla Cina (chi? Arnautovic, Svensson e Danielson), uno dal Canada (Lappalainen) e uno nientemeno che dal Giappone. Pazzesco. Curiosoni? Si tratta del belga Vermaelen, proprio l’ex romanista ora smottato al Vissel Kobe. Addirittura la Finlandia, emozionatissima per il gran debutto, può contare su un solo elemento che giochi in Finlandia – d’accordo: è O’Shaughnessy. E non è tutto. Bisogna pure sapere che 65 dei 622 chiamati non sono nati nella nazione che rappresentano; e che giusto la Germania e la Polonia sono formate solo da cittadini nati in...Germania e in Polonia. First reaction: choc, direbbe un ex premier. E, forse, chissà, comincia ad allargarsi una crepa lungo la ceramica dei grandi tornei per nazionali – e a scricchiolare l’idea in sé delle selezioni. Il tempo dirà. Di certo tantissimi sono i club coinvolti. E cioè. L’enormità di 211, guidati dal Chelsea e dal City (massimi contribuenti con 15 giocatori ciascuno), dal Bayern (14), dalla Juve (12) e – rullo di tamburi – anche dall’Atalanta (a quota 9). Invece, quanto ai tecnici, il Belgio, l’Austria, la Polonia e l’Ungheria hanno ct stranieri. In tema di gioventù, i «piccoletti» della compagnia sono i turchi: portatori sanissimi di un’età media di 25 anni scarsi nonostante i quasi 36 del cattivissimo Yilmaz; mentre le nazionali più, diremmo, anziane sono il Belgio e la Svezia con 29,2 anni. Come è noto, sono i primi Europei corretti e protetti da Var, Avar e tecnologie variegate, oltre che i primi della storia dell’uomo a consentire le cinque sostituzioni. Essì: il domani è già qui.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 11 Giugno 2021, 19:36

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