Eriksen, previsto il rientro in Italia per metà luglio, ma poi? Prove generali di ritorno alla normalità

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di Raffaele Pezzarossa

Sabato 12 giugno, ore 18.40 circa, Christian Eriksen, neocampione d'Italia con la nerazzurra di Milano, si accascia al suolo privo di sensi e forse anche di vita. Un tonfo che fa tremare i compagni, blocca il respiro degli astanti e getta il terrore su una manifestazione internazionale appena iniziata. Poi, un miracolo: Kjaer lo accomoda su un fianco e gli impedisce di affogarsi con la sua stessa lingua, i sanitari entrano in campo con scatti di "boltiana" memoria, 10 minuti di defibrillazione in diretta televisiva oscurata solo dai corpi dirompenti dei giocatori scandinavi che "murano" il centrocampista dell'Inter.

 

Attimi di suspense interminabili, poi il 29enne viene trasportato in barella tra teli bianchi che ancora una volta ne oscurano la vista. Un fotografo scaltro però scatta una foto trovando un angolo inspiegabilmente chiaro: gli occhi di Christian sembrano lucidi, ha il braccio alzato come a tenersi la fronte. È vivo, di nuovo. Il ghiaccio per un attimo si disgela, la tensione si allenta, la paura si allontana.

La rinascita

Da quel 12 di giugno è passato ormai quasi un mese. Di Eriksen si è detto molto ma non si è visto quasi nulla, e le domande che rimbombano sono prevalentemente riconducibili ad un troppo semplicistico "tornerà a giocare?". Forse si, più probabilmente no. Nel frattempo però Eriksen è tornato a vivere, di sicuro non con la stessa spensieratezza di qualche settimana fa, ma l'amore in Terra di tua moglie, dei tuoi figli e di chi ti vuole bene non lo puoi barattare con una partita di pallone. Ed è tornato anche a farsi vedere, il danese, finalmente non più disteso su di un letto, ma rilassato nei pressi di una spiaggia, con al fianco un suo piccolo tifoso «fortunato di essere con l'uomo più chiacchierato del mondo». Di sicuro non per il motivo che avrebbe sperato. Chris però sorride, e tanto basti per adesso.

L'ultimo dei pensieri

Solo alla fine l'Inter, e il calcio. Non per sua volontà, chiaramente. Quella nerazzurra di Milano Christian se l'è tenuta stretta anche nei momenti più difficili del suo percorso in terra italiana, quando entrava nei minuti di recupero come l'ultimo degli arrivati. Mantenendo sempre però quell'aplomb di nordica estrazione che gli ha permesso poi di diventare nel giro di poche settimane l'uomo chiave per il 19° scudetto dell'Internazionale. La sua squadra lo aspetta a braccia aperte, ma non sarà già lì giorno 8 luglio, data del ritiro predisposta dal nuovo corso di Simone Inzaghi.

Chris avrà circa dieci giorni di vacanza in più, poi sarà a bussare alle porte di Appiano, con tanto di cartella clinica ed esami dettagliati al seguito. Per capire se, e magari quando, potrà tornare ad affrescare i migliori stadi d'Europa con il suo mirabile destro, o se dovrà dire addio a ciò che tanto amava, almeno in Italia, dove la ristrettezza dei parametri di cautela è più ampia rispetto a quella inglese ed olandese. Solo una cosa resta certa, nessuno vuole rivedere questo film di paura trasmesso a reti unificate. Non oggi, non domani, non con Christian protagonista.

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 6 Luglio 2021, 14:12

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