​Il derby dei grandi chef. Oldani: «L’Inter per me è fede, la partita la vedo con mia figlia»

Il derby dei grandi chef. Oldani: «L’Inter per me è fede, la partita la vedo con mia figlia»

di Rita Vecchio

«Amala, sempre. In qualsiasi situazione». Oltre alla fedeltà per la cucina di eccellenza, c’è anche la fede calcistica per lo chef bistellato Davide Oldani, del ristorante D’O di Cornaredo.

L’Inter. Insieme alla sua cucina pop e sostenibile. Come due facce della stessa medaglia.

«Una passione che arriva dall’infanzia. Sono stato trascinato da papà. Mi è sempre piaciuto il calcio. Un tifo ereditato e che sto tramandando a mia figlia».

L’ha già portata allo stadio?

«Sì, certo. Prima della pandemia».

La partita che ricorda meglio?

«Quella a Madrid, nel 2010. L’anno della triplete. Ho avuto la fortuna di esserci. Ricordo bene quella Champions League Bayern - Inter allo Stadio Santiago Bernabéu».

Come festeggiò?

«Con un evento a casa di Massimo Moratti, con le vecchie glorie presenti. Una serata molto bella, dove mi sono improvvisato ai fornelli, in cucina con la moglie del presidente, Milly. Dal risotto alla milanese alle mozzarelle, fu una serata all’insegna di un incrocio di sapori».

Il giocatore che lo ha appassionato di più?

«Non ce ne è solo uno. Se penso alla squadra di oggi, mi piace l’italianità di Barella e Bastoni, la forza di Lautaro. Nel passato, ci sono Zenga, Milito, Cambiasso, Mourinho, l’estrosità di Beccalossi, lo zio Bergomi. Le diverse epoche dell’Inter. È la mia inter che rappresenta il bello».

Riti scaramantici pre derby?

«Vedo le partite con la mia bambina che corre per la stanza. Sembra porti bene. Ma non voglio dire nulla».

Chi vincerà?

«Questo non può chiedermelo (ride, ndr). Vincerà il migliore, dai».


Ultimo aggiornamento: Domenica 7 Novembre 2021, 20:40

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