Trapattoni avverte CR7: «Scoprirà quanto è dura la Serie A»
di Fabrizio Ponciroli

Trapattoni avverte CR7: «Scoprirà quanto è dura la Serie A»

A 79 anni, Giovanni Trapattoni è quello di sempre. Tra i premiati del Premio Fair Play, il leggendario Trap ha vivisezionato il nostro calcio.
Trapattoni, la Juventus ha già vinto lo scudetto?
«Guardi, il nostro calcio è diverso da tutti gli altri. È logorante e molto complicato. Devi dare sempre il massimo, non ti puoi mai rilassare. Non è affatto semplice vincere, neanche quando hai la squadra più forte».

Eppure, con l’arrivo di CR7, la Juventus sembra imbattibile.
«La Juventus era già forte e lo è ancora di più con Cristiano. Un professionista vero ma che deve essere bravo a distaccarsi dall’ambiente circostante. I tifosi juventini si aspettano moltissimo da lui. Dovrà essere capace di pensare solo a giocare e non alle aspettative dei suoi nuovi tifosi».

E l’Inter? La campagna acquisti è stata importante.
«Sa, io ho allenato sia la Juventus che l’Inter e ho vinto con entrambe. Credo che l’Inter, come tante altre squadre, vorrà fare bene ma bisogna aspettare che finisca il mercato per capire la reale forza di ogni squadra. In questo momento sembrano tutte belle e forti».

C’è un allenatore che ricorda Giovanni Trapattoni?
«Direi Carlo Ancelotti. È saggio, ha tanta esperienza ed è uno che parla molto con i giocatori, come facevo io».

Ritiene che abbia fatto bene a scegliere di allenare il Napoli?
«Napoli è una città che vive di calcio. Napoli non ti coinvolge, ti travolge. Per Carlo sarà importante gestire l’incredibile pressione che la città gli metterà sulle spalle ma è navigato e sa come uscire dalle difficoltà».

E le romane, le piacciono?
«La Roma ha tanti giocatori nuovi interessanti, la Lazio sta cambiando pelle ed è tutta da scoprire».

Il futuro del Trap? Tornerebbe ad allenare?
«Mi piacerebbe ma non me lo permettono (ride, ndr)».

Ha ricevuto il Premio Fair Play 2018. Chi è stato il giocatore con più Fair Play che ha allenato?
«Non ho dubbi: Platini. Quando mi arrabbiavo, lui sapeva sempre calmarmi. In campo era un signore, aveva rispetto del gioco e di tutti». 

Una battuta su Mancini?
«Viene dalla gavetta, saprà riportare la Nazionale dove merita».




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