Berlusconi e il Milan, 30 anni di successi.
​Galli: "Quello di Sacchi è irripetibile"
di Marco Zorzo

Berlusconi e il Milan, 30 anni di successi.
Galli: "Quello di Sacchi è irripetibile"

Domani saranno 30 anni. Da quando Silvio Berlusconi comprò il Milan, il 20 febbraio 1986. Era un povero Diavolo, con il club a rischio di fallimento. E con Milanello ipotecato. Giussy Farina, il presidente precedente, era scappato in Africa qualche settimana prima. L’allora Cavaliere prese un club malridotto e lo portò ai vertice del mondo. Sono 28 i trofei vinti dai rossoneri nell’era Berlusconi: 8 scudetti, 5 Champions League, 6 Supercoppe italiane, 5 Supercoppe europee, 3 tra Intercontinentali e Coppa del Mondo di club e una Coppa Italia.

Trent’anni fatti di trionfi, in Italia, in Europa e nel mondo. È questa la storia di Silvio Berlusconi al timone del Milan. Magari un tantino offuscata negli ultimi tre anni. Ma pur sempre gloriosa. Un mito cominciato cinque mesi dopo l’arrivo dell’allora Cavaliere. Nell’estate del post Mundial 1986, i primi acquisti importanti del Diavolo. Tra i quali, il portiere.

Giovanni Galli, 30 anni di Berlusconi alla guida del Milan. Il ricordo più bello della sua esperienza rossonera?
«Sicuramente lo scudetto del 1988, quello che ha dato il via a tutto il resto. Fu una vittoria incredibile, col sorpasso sul Napoli di Diego Maradona, proprio al San Paolo, la domenica 1˚ maggio. Vincemmo 3-2. E ricordo ancora con grande emozione poi la festa-scudetto a Como, all’ultima giornata: con l’1-1 conquistammo l’undicesimo scudetto della storia del Milan. Che arrivava da anni bui, come le due retrocessioni in B di qualche stagione prima».

Il compagno più forte con il quale ha giocato?
«Beh, ho avuto la fortuna di dividere quattro anni di gioie con grandi campioni. Ma ce n’era uno che parlava poco e in campo era immenso: Franco Baresi».

Potrà tornare quel Milan?
«È difficile. Gli equilibri del calcio sono completamente cambiati. Basti pensare che in Premier il neo promosso Watford ha incassato 100 milioni di contributi. Cosa impensabile in Italia...».

Berlusconi è stato un rivoluzionario del calcio?
«Semplicemente un genio. Arrivò al Milan che stava per fallire: lo salvò e poi l’ha portato in cima al mondo. E quando parlava di Superlega europea, tutti ridevano. Qualche mese fa ha lanciato la stessa idea Rummenigge. Berlusconi è stato un precursore».

Il Milan di oggi quanti anni luce è lontano da quello di Sacchi?
«Ma non è questo: è il calcio che è cambiato. Quel Milan, per certi versi, è irripetibile».

Galli, sia sincero, quanti giocatori della rosa attuale giocherebbero nella squadra di Sacchi?
«Qualcuno potrebbe far parte della rosa dei 25. Donnarumma sicuramente in porta al posto del sottoscritto».

Scusi, la sua è una provocazione?
«Proprio per niente».

Allora Donnarumma è l’erede di Buffon?
«Basta lasciarlo crescere con i suoi pregi e con i suoi difetti. Un portiere diventa più forte e sicuro quando capisce dove ha sbagliato. Il ragazzo ha la stoffa giusta».



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