Aristoteles, il bomber dell'Allenatore nel pallone: «Al calcio di oggi ci vorrebbe un altro Canà»
di Marco Lobasso

Aristoteles, il bomber dell'Allenatore nel pallone: «Al calcio di oggi ci vorrebbe un altro Canà»

Aristoteles a 64 anni diventa scrittore e tra i tanti racconti della sua vita cosmopolita dedica un grande spazio all’Allenatore nel pallone, il film cult degli anni 80 che lo ha reso famoso. Lui è Urs Althaus, cittadino svizzero, attore di lungo corso, origini nigeriane da parte di padre, ma per tutti e per sempre il centravanti triste della Longobarda, scoperto in Brasile e che diventa campione in Italia.

L'intervista esclusiva a Lino Banfi: io allenatore nel pallone grazie a Liedholm

Perché Aristoteles è così famoso e piace ancora alla gente?
«Perché era un eroe buono, uno vero. Come lo era Oronzo Canà e tanti giocatori della Longobarda. Ari vinceva per far felice il mister, ma soffriva di saudade; questo essere così sincero e pulito è piaciuto molto. Virtù che ne calcio di oggi non si vedono facilmente. Invece, bisognerebbe riavvicinare i campioni ai tifosi».
Cosa resta di quel film cult degli anni 80?
«Era l’Italia felice dopo gli anni di piombo, quel film è arrivato al momento giusto ed è entrato nella storia. Lavorare con Sergio Martino che si inventò il nome di Aristoteles, con giganti come Lino Banfi (che oggi annuncia l’uscita del suo libro, con Marco Ercole, dedicato proprio all’Allenatore nel pallone, ndr), Gigi e Andrea è stato fantastico. Ma sono legato a tutti quei mitici caratteristi. Ricordate? Crisantemi in panchina, i gemelli ultras, Mara Canà, anche Speroni il cattivo».
Esiste in serie A una Longobarda dei giorni nostri?
«Sì ed è l’Atalanta, pochi soldi e tante vittorie. I bergamaschi sono la Longobarda di questi anni e spero facciano bene in Champions».
Ancelotti le ha insegnato a tirare le punizioni, Ciccio Graziani ha scritto la prefazione del suo libro, eppure l’idolo di Aristoteles era Pelè.
«Ho giocato al calcio per lui; l’ho conosciuto e abbracciato negli Usa; ero allo Zurigo, ero una promessa ma smisi per un grave infortunio».
Le pesa essere più Aristoteles che Urs Althaus? 
«Per niente, ne sono orgoglioso. Io gli autografi li firmo come Aristoteles; mi fermano ancora in tanti, si ricordano, mi chiedono particolari del film, mi cantano la canzoncina “Ari, Ari”. Una volta mi ha inseguito la Stradale, pensavo a una multa, invece i poliziotti volevano un autografo e scattare una foto con me».
Lei è stato molto altro: modello famoso, con una storica copertina su GQ, attore e cittadino del mondo.
«Vivo sul lago di Lucerna, ho vissuto a New York e a Roma, la città più bella del mondo. Lavoro e mi diverto ancora tanto, ma è a Manhattan che ho vissuto gli anni più incredibili. Il mio vicino di casa era un certo Luciano Pavarotti. Lo conobbi perché mi bussò per protestare, avevo un cane che abbaiava tanto. Aprii la porta, pensavo di litigare, invece era Big Luciano. Diventammo grandi amici».

IL LIBRO DI ARISTOTELES
Esce il 7 agosto l’autobiografia di Urs Althus (prefazione di Ciccio Grziani), già modello e attore svizzero divenuto famoso in Italia nel ruolo di Aristoteles, nel film cult L’Allenatore nel pallone. L’editore è Bibliotheka, il libro è già aquistabile sul sito bibliotheka.it
Ultimo aggiornamento: Giovedì 2 Luglio 2020, 08:58

© RIPRODUZIONE RISERVATA