Italia-Brasile 3-2 al Mondiale di Spagna '82. Antognoni racconta la partita perfetta: «Pablito l'eroe, ma il mio gol era regolare»

Italia-Brasile 3-2 al Mondiale di Spagna '82. Antognoni racconta la partita perfetta: «Pablito l'eroe, ma il mio gol era regolare»

Che estate, quella estate. Sono trascorsi 40 anni. Sembra ieri. La partita perfetta: Italia-Brasile 3-2 del 5 luglio 1982 allo stadio Sarrià (che non esiste più) è diventata un'icona del calcio. Uno spot per la Nazionale italiana che da lì a pochi giorni diventerà campione del mondo per la terza volta nella sua storia. Alzi la mano chi non si ricorda dove fosse in quel pomeriggio di inizio luglio. Gli azzurri di Enzo Bearzot avrebbero compiuto un capolavoro calcistico. Il proseguimento della vittoria sull'Argentina campione del mondo uscente. Zico, Falcao & C., i grandi favoriti di quel Mundial, mandati a casa della tripletta di Paolo Rossi, tornato prepotentemente Pablito, come quattro anni prima. Qualcuno l'ha definita la vera finale di Spagna 82. A dire il vero, di gol l'Italia ne aveva fatti quattro, solo che il 4-2 fu cancellato da un fuorigioco inesistente.


Tutto vero, Giancarlo Antognoni?
«Eh, in un primo momento non mi accorsi che mi avevano tolto un gol limpidissimo e regolarissimo».
Però resta l'impresa che ancora abbiamo davanti agli occhi.
«Certo, anche perché la sfida con il Brasile dei fenomeni, era la vera finale. Per noi la partita più importante. Eravamo carichi come molle, dopo aver battuto l'Argentina di Maradona, Kempes, Ardiles, Passarella, l'altra sfida della svolta per il nostro Mundial».
E Antognoni sempre il primo a festeggiare Pablito Rossi, giusto?
«Già, mi trovavo da quelle parti. Era inevitabile... Una grandissima gioia, mista a una soddisfazione immensa, che aveva cancellato le polemiche del primo girone».
Che ricordi ha di quei giorni?
«Sì, prima il silenzio stampa, successivo alle critiche che ci avevano accompagnato nelle prime tre uscite. Ma ricordo perfettamente anche la carica che ci diede il presidente Pertini. Uomo fantastico. Poi il nostro papà, Bearzot. Ma c'è un aneddoto personale che ho nel cure».
Ce lo vuole dire?
«La visita a sorpresa che mi fece mia moglie Rita: arrivò con mio figlio Alessandro, all'epoca aveva un anno e mezzo. Beh, quella è stata un'altra scossa meravigliosa per me. Mi diede una carica straordinaria».
Antognoni gran protagonista anche in semifinale con la Polonia, con l'assist a Pablito per l'1-0, poi l'infortunio. E la finale con la Germania saltata...
«Il mio unico rammarico. E sapete perché? Ero il primo rigorista della squadra. Poi Cabrini, che l'ha tirato, quindi Rossi. Avrei lasciato il segno sul tabellino della finale».
L'Italia quattro volte sul tetto del mondo e campione in carica d'Europa senza Mondiale per la seconda volta consecutiva. Un'eresia?
«Mah, meglio non pensarci. Fa molto male. C'è bisogno di una riorganizzazione di tutto il movimento, partendo dalla base. E soprattutto bisogna far giocare i giovani. Ce ne sono di bravi. I club dovrebbero rendersene conto. Il momento è complicato. Difficile da digerire, Ma sono convinto che torneremo dove meritiamo di stare».


marco.zorzo@leggo.it
riproduzione riservata ®


Ultimo aggiornamento: Venerdì 8 Luglio 2022, 15:37

© RIPRODUZIONE RISERVATA