Stasera Juve-Fiorentina, si riparte dall'1-0. Allegri punta alla finale: «Abbiamo sempre stimoli»

Stasera Juve-Fiorentina, si riparte dall'1-0. Allegri punta alla finale: «Abbiamo sempre stimoli»

Timothy Ormezzano
La Juve vuole esorcizzare l'incubo di una stagione da «zero tituli», dopo dieci anni di raccolto abbondante. «Se vinci la Coppa Italia non conta niente dice Allegri -, ma se perdi hai fallito». È il gioco a perdere di chi è condannato a vincere. «Superare la semifinale contro la Fiorentina non farebbe comunque svoltare la nostra stagione», aggiunge il tecnico bianconero, chiamato a non perdere un altro confronto a distanza con Pirlo.
Oltre ad affrontare i viola, nella semifinale di ritorno di Coppa Italia allo Stadium (ore 21, arbitra Doveri, diretta su Canale 5), Allegri deve fronteggiare critiche illustri, provenienti dalla Famiglia e dintorni: «Le parole di Lapo arrivano da dentro la Juve? Lapo è uno dei primi tifosi bianconeri, ha espresso il suo pensiero in maniera affettuosa». Del resto, prosegue Allegri, «alla Juve si è sempre sotto pressione, tocca conviverci». E ancora, a chi sostiene che il Conte Max sia meno affamato se non appagato: «A me piace parlare poco, a qualcun altro invece no. Le critiche stimolano, ma il calcio è imprevedibile e i bilanci si fanno a fine stagione».

Meglio non pensare che la strada per la finale di Coppa Italia sia in discesa, dopo lo 0-1 sul gong dell'andata al Franchi: «La Fiorentina è in un ottimo momento di forma avverte Allegri -. Abbiamo a disposizione due risultati su tre, ma un gol di vantaggio cambia poco contro i viola, è come una gara secca».
Parere opposto per Italiano: «Il risultato dell'andata pesa tantissimo. Ma nulla è impossibile e tutto dipenderà da noi». Allegri chiede quindi «più precisione ed efficacia» al decimo attacco del campionato, a partire dal grande ex Vlahovic: «Non ho scelto chi giocherà, ma anche i cambi saranno decisivi». In porta largo a Perin, in difesa Bonucci e De Ligt.
A centrocampo non c'è scelta e non ci sono nemmeno alibi: «Arthur è morto. Ho solo Zakaria e Rabiot, ma bastano e avanzano». Al campo l'ardua sentenza.
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Aprile 2022, 09:17

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