De Rossi, un mese e la Roma è già cambiata: si cerca il risultato col gioco, in difesa i vecchi problemi (di cui si prende le responsabilità)

Daniele, come suggeriscono molti sui calciatori, ha portato tranquillità e questo gruppo ne aveva bisogno, visto che il grande amore per Mou nel tempo si era trasformato in un calesse

De Rossi, un mese e la Roma è già cambiata: si cerca il risultato col gioco, in difesa i vecchi problemi (di cui si prende le responsabilità)

di Alessandro Angeloni
Esce José Mourinho, entra Daniele De Rossi, come in una sliding door. Era il 16 gennaio, è passato un mese, 32 giorni oggi per la precisione. E' andato via un uomo, portandosi via il cuore di tanti tifosi, è entrato un altro che non poteva essere un nemico, per storia, per passione, per militanza trigoriana. Simili nell'apparenza, ma diversi nel modo di parlare a squadra e pubblico e fare calcio. Da quel giorno è cominciata una nuova èra. Migliore, peggiore, lo vedremo. De Rossi, come suggeriscono molti sui calciatori, ha portato tranquillità e questo gruppo ne aveva bisogno, visto che il grande amore per Mou nel tempo si era trasformato in un calesse.

SENTIRSI GIOCATORE

Daniele sta vivendo questa sua nuova vita da allenatore, con l'anima che aveva prima, ovvero quella del calciatore. Si cala tra i giocatori, come uno di loro. Li coccola, li difende, ha una buona parola per tutti e tutto ciò, per adesso, funziona. Si prende pure delle responsabilità non sue, come quella dell'altra sera a Rotterdam sulla rete di Igor Paixão, arrivata, a suo dire, per i pochi allenamenti svolti su certe situazioni di gioco. Questo è un atteggiamento vincente, lo è stato anche nella gestione Mou, che poi, nel corso del tempo, ha virato, tendendo a far sentire più centrale uno piuttosto che un altro. E sostenere a più riprese che questa sia una squadra fortissima non corrisponde certo alla realtà (altrimenti non sarebbe settima), ma aiuta i singoli a non abbandonarsi all'oblio. La sua comunicazione, insomma, è genuina, a volte retorica, ma funziona. De Rossi accenna gesti scaramantici alla Capello (evidenti quando gli danno del predestinato e quando gli ricordano che Dybala con lui ha sempre giocato senza i soliti intoppi) e usa il frasario di Spalletti, come nel post Roma-Inter quando sottolinea come sia da mediocri esaltarsi per una sconfitta (Lucio lo fece dopo una caduta a Madrid a seguito di una prestazione scintillante). Poi c'è il campo e i miglioramenti di certi calciatori, per tanti anche sospetti, sono evidenti: Paredes, Pellegrini, El Shaarawy, a tratti Karsdorp, tanto per fare degli esempi.

I DIFETTI DA CORREGGERE

La difesa a quattro è il punto di ripartenza, ma non è un dogma. La squadra in campo riesce, con risultati alterni, a interpretare vari principi di gioco. Sa difendere a cinque, l'esterno alto spesso si abbassa a in fase di non possesso si schiera con un 4-4-2. E in ogni caso, i calciatori hanno in testa l'idea di andare a riempire l'area, evitando di lasciare da solo Lukaku, il quale se gioca sempre e solo di spalle alla porta, perde buona parte della sua forza. Ma non sono solo rose e fiori, qualcosa ancora non quadra nella squadra, specie nel modo di difendere. Con De Rossi in panchina, solo in un'occasione - contro il Cagliari - non ha preso gol, tra l'altro segnandone 4, un record per il nuovo allenatore della Roma. I risultati ottenuti fino a questo momento sono la dimostrazione che gli schemi offensivi (o gli uomini) funzionano, quelli difensivi (o gli uomini) un po' meno. Incassate una rete contro il Verona, una con la Salernitana, due con l'Inter e uno con il Feyenoord. Reti spesso simili, o da errore di un singolo (di Rui Patricio contro il Verona, rete di Folorunsho), o per scarsa capacità di coprire gli spazi in area di rigore (quelli con l'Inter, Salernitana e a Rotterdam). La Roma non riesce a difendere di reparto, guardando il pallone e non l'uomo; la Roma guarda l'uomo e spesso se lo perde. Soluzioni? Intanto il rientro di Smalling e Ndicka consentirà a De Rossi di provare con difensori puri (e non con Angeliño) la difesa a tre e mezzo, con Mancini più esterno in fase difensiva; con Cristante ed El Shaarawy esterni di centrocampo e con Dybala e Lukaku davanti. Meccanismi che vanno provati e fino a questo momento non c'è stata occasione, per via della Coppa d'Africa e per il recupero lentissimo di Smalling. Prima o poi vedremo pure Sanches e Aouar, che andranno a completare il reparto di centrocampo tornato a buoni livelli. Tutto in divenire, insomma. La partenza in questo mese è stata confortante, ma gli esami non sono certi finiti. Forse sono appena cominciati.
Ultimo aggiornamento: Sabato 17 Febbraio 2024, 14:26
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