De Rossi e il futuro della Roma: «Bisogna cambiare, so cosa voglio»

Il tecnico indica la via: «Un allenatore forte deve imporsi nelle scelte»

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di Stefano Carina

ROMA Leggi Genoa ma la testa è già proiettata al futuro. Se non quella di De Rossi («Abbiamo un obiettivo da raggiungere e una partita da vincere») lo è quella della piazza, poco incline a sperare in favori altrui (per intenderci, la vittoria dell'Atalanta a Dublino che aprirebbe un ultimo posto in Champions, a patto che i nerazzurri non vadano oltre il quinto posto in campionato). È il domani ad alimentare le discussioni in città e inevitabilmente - al di là delle smentite - anche quelle dentro Trigoria. Aspettando il futuro ds Ghisolfi e chissà se anche un'altra figura (in un passaggio ieri DDR si è lasciato sfuggire: «Stiamo aspettando alcune persone che ci aiuteranno») sono le chiacchierate off record del tecnico con i Friedkin a regalare uno spaccato della Roma che verrà. Daniele - che rassicura sul contratto: «È pronto, siamo ai dettagli» - è chiaro su tre punti: 1) Come muoversi, Champions o non Champions 2) Le caratteristiche dei calciatori 3) Quale dovrà essere il suo atteggiamento. Andando con ordine: «Nell'epoca del fair play finanziario tutti siamo condizionati dagli introiti, tra diritti tv e Champions. Per ora non abbiamo parlato di budget ma abbiamo condiviso la voglia di spenderli bene. Non c'è bisogno di spenderne tanti, davanti abbiamo squadreche hanno speso meno, c'è chi fa un calcio interessante senza spendere cifre folli. Dobbiamo anche valorizzare quelli che abbiamo. È chiaro che ho la mia lista di incedibili, di ragazzi dai quali vorrei ripartire, ma non la svelo. Anche perché poi magari ne parte uno e ne rimane un altro che non era nei piani. Se c’è un reparto dove bisognerà mettere maggiormente le mani? Anche in questo caso la risposta è sì ma non vi dico quale».

RUOLO

E poi, sulla tipologia dei rinforzi: «Ora ci sono io, prima Mourinho e Fonseca. Ognuno ha il suo modo di fare mercato, ma la costante è che siamo sempre arrivati sesti o settimi. Va cambiato qualcosa. Il primo requisito sarà la fame. Chi arriverà deve sentirsi a Roma come se fosse la miglior cosa che gli sia mai capitata. Non c'entrano top player o giovani, serve gente che fa le fiamme. Non parlo di maglia, di curva...Sono valori che posso avere io che sono nato qui, non tutti. Pjanic ad esempio andò alla Juve e venne insultato, ma alla Roma andava a duemila. Renderli affamati e farli rendere in campo tocca a me. Serve la fame e che in campo vadano forte». Ultimo, ma fondamentale, il ruolo che lo attende da qui in avanti: «L'allenatore forte deve imporsi per farsi comprare chi vuole e la società forte lo deve accontentare. Certo se chiedi giocatori da 100 milioni sei matto». Gioca in difesa, attaccando. Perché se è vero che non si lascia sfuggire nomi o indicazioni tecniche («Se mi sono rassegnato a perdere Lukaku e Abraham può essere il centravanti del futuro? Non ho parlato dei singoli con i Friedkin»), fa comunque capire il ruolo che si augura di recitare. Ed è questo il punto cruciale nel breve-termine. Perché si deve evitare, come spesso accaduto nel recente passato, di chiudere la sessione estiva - al di là degli arrivi in extremis - con l’allenatore scontento. Le foto con il centravanti immaginario ad Albufeira o con i piedi sul tavolo aspettando qualche arrivo, le dichiarazioni ad effetto («Sono frustrato») di Mourinho non sono nel dna di Daniele. Ma questo non vuol dire che non ci siano altri modi per far valere la propria voce. Ieri è stato un primo assaggio. L’augurio è che non ne servano altri.


Ultimo aggiornamento: Domenica 19 Maggio 2024, 07:25
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