Vela: Caterina Banti, la prodiera d'oro che sorvola le onde

Vela: Caterina Banti, la prodiera d'oro che sorvola le onde

di Francesca Lodigiani

Caterina Banti, 35 anni, romana, segno zodiacale gemelli, occhi chiari, alta 1 metro e 78,  figlia di un professore universitario di linguistica e glottologia, specializzato in lingue del Corno d’Africa, che viaggia con la famiglia e la espone a civiltà diverse fin da piccola. Una bella scuola di apertura mentale. Fa il classico al Tasso, prende una laurea triennale a La Sapienza in Storia e Civiltà dell’Oriente e del Mediterraneo, e poi una magistrale in lingue e civiltà orientali all’Orientale di Napoli. Entrambe col massimo dei voti. Parla inglese, francese e spagnolo, ma anche arabo, che inizia a studiare a 17 anni, e non è escluso qualcos’altro. Insomma un cursus studiorum  da intimidire parecchio. Al quale, tanto per  spiazzare rispetto a un cliché di secchiona, unisce lo sport. Equitazione, sotto forma di salto ostacoli, scherma e danza classica. E unisce pure un bel po’ di anni da scout.  La vela? Quella che a prua di Ruggero Tita in Nacra 17 foiling la proietta nella storia con  il mondiale del  2018, con l’oro vinto  a Tokyo, con svariati titoli italiani ed europei e, da  lunedì 5 settembre, col secondo mondiale conquistato in Canada,  con modalità “dominante”,  come scrive la stampa anglosassone?  É territorio del fratello Giacomo e arriva solo a 20 anni, quando sale con lui su un catamarano HobieCat 16, tra le derive più veloci ante rivoluzione foiling. Prima giusto un corso d’ordinanza a 13 anni. La incontriamo di ritorno dal Canada, sulla soglia di una breve vacanza post Mondiale a Marina di Ragusa in Sicilia  con Andrea, il suo compagno. 

Dopo l’oro di Tokyo, l’Europeo e ora il Mondiale, emozioni? 

Questo è un anno pazzesco. A pensarci non perdiamo una regata da settembre 2020. Tra l’altro è cambiato il sistema dei  due timoni. Ora si può modificare l’inclinazione in navigazione, anche differenziandola, si vola quindi pure in bolina. Nuova sfida, nuova potenza. Noi però restiamo sobri e umili,  con i piedi saldi a terra, consapevoli che la strada è lunga e che, come dice Nadal, a ogni gara si comincia da capo.

Prossimi piani  e obiettivi ?

Una medaglia a Parigi 2024. Prima però bisogna selezionare la classe per nazione, ai mondiali del 23 in Olanda, e selezionarci noi. Sarà un lungo inverno per esplorare, migliorare, perfezionare, sviluppare la potenza della barca e la forza, fisica e mentale, nostra.  

Come è percepito il vostro successo? So che vi hanno tartassato di controlli sui campi di regata internazionali. 

Si in maniera quasi gratuita. Ora  non più. Però di notte  c’è chi  viene a spiarci la barca, a prendere misure,  abbiamo trovato le tracce. Ma noi non abbiamo segreti o qualcosa da nascondere e ce lo facciamo scivolare addosso. 

Ci sono tante  “vele”, quale è la Sua? 

Una vela sportiva, acrobatica, atletica, agonistica. Quello del prodiere è un ruolo molto fisico, ovviamente  coniugato con la testa, perché il fisico senza testa non va da nessuna parte. Il che vuol dire tante ore di allenamento in palestra e in mare. Non sono da vela d’altura, preferisco i percorsi a bastone.   

Perché corre  in doppio? 

Perché per me il doppio è più bello, più completo del singolo. In coppia gestisci  il lavoro in team,  sublimi il valore dello sport.  

Cosa implica il doppio misto?

Significa consapevolezza delle differenze. Marte e Venere. Forza e tipi di sensibilità diversi. Ma ci si completa e si impara a mettere da parte le difficoltà. Con Ruggero fin da subito c’è stata sincronia e sintonia. Certo siamo diversi. Lui oltre che maschio  ha 5 anni meno di me ed è trentino, montanaro. Io a terra tendo a parlare di più, anche  di quello che può non aver funzionato a bordo.  Ma siamo dei professionisti, manteniamo un atteggiamento professionale e Ruggero si sforza a comunicare al meglio con me.

Come  comunicate? 

In modo efficace, essenziale, veloce . 

Ruggi e Cate, in  cosa  simili, in cosa diversi?

Siamo simili nella dedizione al lavoro, nella propensione ai sacrifici. Siamo competitivi, agonisti, alla costante ricerca di come migliorare. Lui, contrariamente a me,  è disordinato a terra, ma in  barca è di una precisione straordinaria. E poi, come ho  detto, lui  è trentino io romana …anche se nella squadra tranne lui e Vittorio (Bissaro ndr) siamo tutti “terroni” e quindi i nordici li mettiamo in minoranza…

Quanto incide oggi il Suo passato Scout ?

Chi è stato Scout, io per 12anni, lo è per sempre . Per me lo scoutismo incide sul metodo, sui valori che ti porti dietro,  sia nello sport, che nel lavoro. Ti fa tenere i piedi per terra, ti fa dare il giusto valore alle cose, anche quando  ti incensano Il nostro è sport, che è diverso da salvare vite. Vivo con Andrea che è anestesista pediatrico. Sono consapevole dei problemi veri, delle malattie, delle disgrazie, del disagio. 

Vita privata: quale è la ricetta  in un contesto come il Suo   di successo e di impegno totalizzante ?

La ricetta è che Andrea, è un santo. Il mio segreto vincente. 

Gli ingredienti per una prodiera per vincere in Nacra 17,  che vola  a più di 25 nodi sull’acqua ?

Non avere troppa paura del rischio e della velocità. Avere una altissima soglia del dolore perché botte e tagli sono all’ordine del giorno. La prodiera del Nacra è più atleta che velista e ci vuole dedizione e costanza nella preparazione fisica, alimentare e mentale, quest’ultima fondamentale. 

Quanto può essere pericoloso il Nacra 17

Molto. Si può rischiare la vita in un incrocio a velocità elevata

L’inizio dell’equipaggio Tita-Banti  nel 2017, non è stato facile, allora entrambi correvate con altri, Lei in Nacra  con Rufo Bressani e lui in 49er con Piero  Zucchetti col quale aveva fatto Rio . Quanto l’ostracismo iniziale alla vostra scelta interpretata come tradimento,  l’aver dovuto fare da soli in un contesto non benevolo, ha contribuito al fenomeno Tita- Banti? 

E’ vero, l’inizio non è stato facile. Gli unici che ci sostenevano in quella fase erano le nostre famiglie e i nostri Circoli, Le Fiamme Gialle e l’Aniene. Per superare polemiche e isolamento avevamo solo un modo: fare risultati, mostrare la nostra determinazione. Così è stato.  

Preparazione atletica e alimentare ? 

Palestra, fisioterapia, yoga, allenamento, sonno, vita sana, no vino, mangiare a ore fisse. Il che significa non poter andare al cinema per esempio, passione di Andrea. Perché io mangio tra le 7 e le 8, quindi salta il primo spettacolo della sera, e l’ultimo è troppo tardi. Ci salva Netflix.  

Ha dovuto lavorare sul peso?

Si, ne ho dovuto prendere. Ma non dico quanto peso per non dare vantaggi agli avversari. 

Cosa Le ha tolto l’avventura  Nacra in questi 5 anni?

Veramente è un’avventura che mi ha dato tantissimo. Certo, mi ha tolto tempo per la famiglia, il compagno, gli amici. Non ci sono stata in loro momenti importanti. 

Cosa vede dopo il Nacra? 

Lavoro nello sport, non solo nella vela. Passare la mia esperienza ai più giovani, ma non solo, perché tramite i valori universali dello sport le persone possono migliorare, possono salvarsi. Per esempio per noi ha avuto un ruolo importante una psicologa dello sport molto in gamba che ci ha aiutato tantissimo  un anno e mezzo prima delle Olimpiadi.

Caterina e la cucina ?

Cucino, ma non  ultimamente, alle prese con l’alimentazione imposta per la preparazione atletica.. Il mio piatto preferito? Gnocchi al sugo. 

Ruggero, prima delle regate vede Top Gun, e lei?

Ho altri rituali per la concentrazione: musica, yoga, esercizi di rilassamento. 

Il rapporto con il Circolo Canottieri Aniene, un circolo ad alto tasso maschile con grandi atlete donne, la Pellegrini, la Sensini, Lei ?

La Pellegrini e la Sensini sono idoli, esempi da seguire, non mi percepisco nella loro categoria.  L’Aniene lo sento come una casa, dove sono appassionati di sport dal primo all’ultimo. Pazzesco quanto lo siano. Sono disposti a qualsiasi cosa per lo sport. A noi mettono a disposizione tutto quello che possono, molto in struttura: palestra, piscina. Oggi  sono socia onoraria. 

Riesce a leggere in questa fase? 

Poco, meno di prima. Studio libri di vela, per l’allenamento mentale e leggo romanzi storici.

Gli amici:  nel mondo della vela? In altri mondi?

Quelli di sempre, con la A maiuscola, vengono dallo scoutismo. Poi ne ho nella vela e fuori.

Tita la definisce un terminator. cosa significa?  

Che sono super super determinata, che non mollo mai.

Quando state regatando al vertice, come riuscite a tener sotto controllo l’emozione?  

Uno deve averle le emozioni, ma non farsi sopraffare. Mi ricordo quando vedevamo Burling,  quello che oltre a  medaglie olimpiche ha vinto la Coppa America con New Zealand. Si aggirava e sembrava non provare nulla, lo chiamavamo Iceman. Abbiamo fatto allenamento con uno psicologo e abbiamo routine pre-regata per controllarle.

Un pensiero sui “ragazzi” Gianluigi Ugolini e Maria Giubilei, vostri sparring partner per Tokyo e ora Vice Campioni del Mondo

Gigi e Maria, lui lo conosco da quando aveva 12 anni, è della Compagnia della Vela di Bracciano il mio circolo, dove è istruttore mio fratello Giacomo. Allenarsi con noi per 6 anni è stata per loro una grande occasione. Svegli, dediti, sobri, propositivi, umili. Sono riusciti contemporaneamente a laurearsi tutti e due. Elementi molto positivi .

da sinistra Gigi Ugolini e Maria Giubulei e Ruggero Tita e Caterina Banti argento e oro Mondiali 2022

Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Settembre 2022, 11:24
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