Federica da Italia's got talent al trionfo, il suo coach: «Sa ciò che vuole e lo ottiene. Sempre»
di Piero Mei

Federica da Italia's got talent al trionfo, il suo coach: «Sa ciò che vuole e lo ottiene. Sempre»

Matteo Giunta è uno di quei giovani tecnici del nuoto, che girano intorno ai 40 anni (lui ne ha 37) che sta contribuendo al nuoto vincente di questi periodi. Come Christian Minotti con la Quadarella, Marco Pedoja con Martinenghi, Antonio Satta con Miressi o Vito D’Onghia con la Pilato per non citarne che pochissimi, pronti a lavorare con e per la Generazione 2.0. Questo nulla toglie, ovviamente, ai grandi successi di altri tecnici più “collaudati”, come il Moro, Stefano Morini, l’allenatore di Paltrinieri e Detti (e Acerenza e De Tullio, i più in) o Claudio Rossetto, coach dei velocisti, il tutto sotto l’occhio vigile e consigliere quando serve del direttore tecnico della Nazionale, Cesare Butini. Matteo Giunta ha un passato di nuotatore non di primissima schiera ma, come diceva Arrigo Sacchi «per essere un buon fantino non bisogna essere stato un buon cavallo». Da tecnico si è acquartierato a Verona, al centro federale. Questo dei centri federali è uno dei “segreti” dei successi del nuoto azzurro: la “legacy” di Roma 2009, il centro di Ostia per il nuoto e quello di Pietralata per il sincro, ne sono ulteriori testimonianze.
GOSSIP IN AGGUATO
Matteo è pesarese, cugino di Filippo Magnini, e questa è stata una buona carta d’ingresso per prendere, da preparatore atletico ad allenatore, Federica, dopo che erano finite, tragicamente una per la scomparsa di lui, Alberto Castagnetti, che “creò” la Pellegrini del 2009, consensualmente un’altra, quella con Philippe Lucas, l’uomo di Shanghai, le relazioni professionali tra Federica e i suoi coach. Qual è il segreto della longevità sportiva della Pellegrini? È Federica. Lei sa muoversi in ogni contesto. Anche in tv dove, lo scorso inverno, è stata giudice di Italia’s got talent riscuotendo anche lì grande successo. «Non so come abbia fatto - dice Giunta -. So solo che ho rischiato un attacco di cuore». Quando la vede la abbraccia, a lungo. Il gossip fibrilla subito. Anche perché fra i due il rapporto atleta-allenatore è strettissimo e pieno di reciproca fiducia. «A gennaio mi ha detto: voglio fare i 200 e farli bene. In allenamento andava benissimo, ma non sempre questo significa vittoria». Matteo dice anche «non ho mai visto un 200 così, sempre in controllo» come nella semifinale. Secondo lui il segreto del successo pluriennale di Federica sta «nella sua voglia di prendersi quello che vuole, cosa che le riesce sempre». Non crede che si possa «esprimere il massimo potenziale in una finale mondiale». La Ledecky? «A Budapest era in gran forma e Federica l’ha battuta». Per Giunta l’anno prossimo sarà diverso: «L’Olimpiade prevede una stagione a sé. Ne parleremo a fine agosto e sentirò i suoi obiettivi». La Pellegrini glieli farà sapere quando, di lì a qualche minuto dirà: «Andrò a Tokyo per fare i 200», aggiungendo sottovoce e ironica «se mi qualifico».
Giovedì 25 Luglio 2019, 09:30
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