Mirko Barigelli re degli sport estremi per battere la sindrome di Tourette
di Sabrina Quartieri

Mirko Barigelli re degli sport estremi per battere la sindrome di Tourette

Una vita scandita da irrefrenabili tic ma anche dalle sfide sportive estreme, quelle che sembrano impossibili per chi, come Mirko Barigelli, 45enne romano di Bravetta, è affetto dalla sindrome di Gilles de la Tourette. Un disturbo neurologico che si manifesta nei primi anni di vita con incessanti spasmi muscolari e suoni improvvisi, che si è costretti comunque a sfogare. Anche quando c'è gente intorno e si prova vergogna perché ti osservano come fossi un indemoniato. «Mi sono svegliato così una mattina. Avevo cinque anni», racconta Mirko, che da quel momento, ogni giorno della sua vita, ripete parole in continuazione, fa smorfie, scuote il capo, scrolla le spalle. A volte si fa persino del male, quando involontariamente si colpisce le gambe fino a riempirle di lividi. «Ho anche pensato di togliermi la vita - rivela -, non ne potevo più. Questa condizione stanca fisicamente. Non c'è mai un attimo di relax. Faccio in esempio: inizi a leggere un libro, ma dopo un po' il libro lo lanci via, però...», aggiunge Mirko che alla fine, con la sua sindrome, ha deciso di fare pace, conviverci in qualche modo e di escogitare un piano per dare un senso alla sua vita complicata.

Negli anni, a chi gli ha sconsigliato sport troppo fisici, ha risposto praticandolo ad alto livello e gareggiando sui ring di tutta Italia; a chi gli ha suggerito di farsi accompagnare in automobile, ha mandato l'attestato di partecipazione al corso di moto su pista e ha guidato e corso tantissimo; ancora, a chi gli ha vietato le scariche di adrenalina eccessive, ha mostrato le foto dei suoi salti con il paracadute o con l'elastico, come quando si è lanciato dalla diga più alta d'Europa (200 metri nel vuoto). Una cosa pazzesca.

Da anni Mirko si è specializzato nell'allenare le giovani speranze italiane del kick boxing, dopo essere stato anche campione nazionale e aver partecipato ai Mondiali. Uno sport che non ha scelto per caso: «Mi ha insegnato l'autocontrollo, per tenere a bada i miei maledetti tic», racconta ancora l'atleta romano che è anche podista nelle gare di ultra maratona, cioè le più lunghe e le più difficili. Non si è fatto mancare nulla.

Mirko ha rinunciato alle terapie mediche a 18 anni, perché si sentiva spento. Grazie alla sua capacità di imporsi una ferrea disciplina, la vita è andata avanti comunque, tra allenamenti, record nello sport e lavori a contatto con il pubblico. A chi ha il suo stesso problema ricorda che ci sono sempre soluzioni: «Hai due opzioni quando nasci con una diversità come la mia. O stai a casa, ti chiudi, prendi i farmaci, vai in depressione. O fai la cosa più bella del mondo: vivi. Io ho scelto di vivere». Perfetto nella sua imperfezione.

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Venerdì 8 Novembre 2019, 05:01
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