I 70 anni di un mito azzurro, Gustav Thoeni: «L'emozione più grande, l'inno di Mameli alle Olimpiadi del 1972»
di Piergiorgio Bruni

I 70 anni di un mito azzurro, Gustav Thoeni: «L'emozione più grande, l'inno di Mameli alle Olimpiadi del 1972»

La sua bacheca fa venire i brividi. E non soltanto perché è gelosamente custodita all’interno dell’albergo di famiglia, il Bellavista-Schoene Aussicht, sulle montagne dell’Alto Adige, a quasi 3000 metri d’altezza. Gustav Thoeni, 4 Coppe del Mondo, 3 medaglie olimpiche e 7 Mondiali, oggi, domenica 28 febbraio, compie 70 anni. Non ama la luce dei riflettori, preferisce la pragmaticità del fare, piuttosto che l’effimera essenza dell’apparire. Uomo da monosillabi e poco più. La storia di una vita, raccontata con gli sci ai piedi. Prima da eroe delle nevi, elegante affabulatore di un intero popolo, poi da saggio tecnico federale. Oggi, senza l’algida fretta del risultato sportivo, da marito, padre, nonno e imprenditore.

 

Herr Thoeni, com’è il bilancio dei recenti Mondiali a Cortina?

«Molto positivo. Un’edizione organizzata piuttosto bene, nonostante i problemi metereologici dei primi giorni».

 

E quello degli Azzurri?

«Abbastanza buono, anche se poteva andare molto meglio. Nello sci, purtroppo, ogni piccola sbavatura, alla fine, si paga cara».

 

In generale, invece, com’è lo stato di salute dello sci italiano?

«Sia a livello maschile, sia a quello femminile direi non male. Ci sono tanti giovani in rampa di lancio, anche se non è facile».

 

Per quale motivo?

«Perché si è alzata l’età media degli atleti, le carriere si allungano fino a 35/36 anni ed è più complicato emergere».

 

Quando ha imparato a sciare?

«Praticamente subito: a 3 anni ho iniziato a mettere gli sci e a girare davanti a casa. A 5, già ero sullo skilift».

 

La sua prima vittoria, nel 1965, la ottenne al trofeo Topolino. Che cosa ricorda di quel giorno?

«Ho ancora l’immagine davanti gli occhi: un grande palco, con tantissimi premi, e Zeno Colò a consegnarli ai vincitori».

 

Il successo a cui è maggiormente legato?

«Se parliamo di vittorie singole, indubbiamente le Olimpiadi (Sapporo 1972, ndr) dove conquistai sia l’oro nello slalom gigante, sia l'argento in quello speciale e, poi, i Mondiali a St. Moritz (nel 1974, ndr). Se invece parliamo di Coppe del Mondo, direi tutte: rappresentano il compimento del lavoro di una stagione».

 

Se non avesse sciato, come sarebbe stata la sua vita?

«Non saprei. Lo sci è stato il mio sogno da bambino e non mi ha mai stancato. Neppure quando mi allenavo. Forse, se fossi nato in un altro posto, avrei praticato altro. Chissà».

 

Qual è stata l’emozione più grande vissuta da atleta?

«L’inno di Mameli e l’alzabandiera durante la premiazione alle Olimpiadi».

 

E quella da uomo?

«Il matrimonio, un avvenimento molto importante e sentito. Poi, certamente, la nascita delle mie figlie: un qualcosa di davvero eccezionale».  

 

Com’è stato il suo rapporto con Alberto Tomba?

«Molto buono e lo è ancora: abbiamo lavorato più di 6 anni assieme, ci sentiamo ogni tanto e ci vogliamo bene. Quando gareggiava, oltre alla sua innegabile bravura, è stato un modello per far avvicinare tantissimi giovani allo sci».

 

Come festeggerà i suoi 70 anni?

«Grandi feste, purtroppo, non si possono fare, perciò lo passerò in casa».

 

Il suo spirito, invece, quanti ne ha?

«Mi sento ancora bene, la salute c’è e con l’aiuto di Dio possiamo andare avanti ancora diversi anni».

 

Domenica si aspetta qualche regalo particolare?

«Ma no, non penso. Avrò sicuramente quello più bello: poter stare con tutta la mia famiglia».

 

Lei gestisce un albergo: da imprenditore, come vive le restrizioni legate alla Pandemia?

«Ci adeguiamo e speriamo di ripartire per l’estate. In un anno e spicci, purtroppo, abbiamo perso più delle metà del consueto fatturato».

 

È un appassionato di cibo?

«Mi piace mangiare bene e bere qualche bicchiere di vino (ride, ndr)».

 

E di calcio?

«Non tifo per nessuna squadra, ma in televisione seguo sempre le partite della Nazionale italiana».

 

Che rapporto ha con la tecnologia?

«Buono, la seguo. E poi ho dei nipoti che mi tengono costantemente aggiornato».

 

Ha paura del mare?

«Per niente, ci vado molto volentieri. Ogni anno mi faccio una decina di giorni da qualche parte».

 

Sa nuotare?

«Sì. E pensi che in passato ho fatto pure delle immersioni».

 

In conclusione, ci aiuti: Gustav o Gustavo?

«Tutti e due. Dalle mie parti usano quello tedesco, nel resto del Paese mi chiamano Gustavo».


Ultimo aggiornamento: Domenica 28 Febbraio 2021, 13:44
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