Giampiero Galeazzi, l'addio di Marco Mazzocchi: «E' stato il mio maestro. Il Fuoriclasse assoluto»

Giampiero Galeazzi, l'addio di Marco Mazzocchi: «E' stato il mio maestro. Il Fuoriclasse assoluto»

Il saluto commovente ha ereditato quel microfono che fino a poco fa era nella mano del suo maestro

Giampiero Galeazzi ha lasciato un vuoto incolmabile nel cuore di tanti. È stata la voce storica che è riuscita a rendere indelebili tante imprese sportive. È riuscito ad emozionare milioni di italiani, ma per molti è stato un vero e proprio maestro. Proprio come per Marco Mazzocchi, giornalista Rai che ha seguito le orme di Giampiero Galeazzi e che ha voluto salutare con tweet davvero commovente. 

 

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Il suo tweet è diventato in breve tempo virale per la forza espressiva con la quale è riuscito a raccontare un pezzo di storia del giornalismo sportivo. E proprio usando una metafora sportiva potremmo dire che il 'bisteccone' ha passato il testimone ha Mazzocchi, pronto a prendere in eredità una staffetta condotta da primatista proprio dal suo maestro. 

 

«Quando pensi di essere bravo, poi ricordi che prima di te quel microfono lo ha tenuto #Galeazzi, che questa professione l'ha letteralmente inventata. L'uomo che ha reso indimenticabili imprese sportive per come ha saputo raccontarle. Il Fuoriclasse Assoluto. Ciao Giampiero»

 

In esclusiva a Leggo.it, Marco Mazzocchi poi racconta: “Il ricordo che ho più vivo nella mia mente di Giampiero risale proprio agli inizi della mia carriera. Erano la fine degli anni ‘80 e iniziai proprio come esperto di tennis e, lui che commentava le partite insieme a Panatta, è stato il mio maestro. Mi ricordo agli internazionali che lui era insieme ad Adriano in una postazione dove c’era un caldo torrido. Io passavo di lì e portavo acqua, panini, ma soprattutto Giampiero mi chiese di seguire gli altri campi e riferirgli i risultati in tempo reale. Ai tempi non c’erano internet e i telefonini e io gli ero utile per arricchire con aggiornamenti in tempo quasi reale le sue telecronache. Noi tutti lo abbiamo sempre chiamato ‘il maestro’ anche per prenderlo in po’ in giro, ma era vero. Lui aveva un grande senso dell’umorismo, da buon romano, ed era dotato di grandissima autoironia e sarcasmo, quindi stava allo scherzo. 

Da lui ho cercato di imparare il più possibile. Sapeva tantissime cose ed era impossibile apprendere tutto, anche perché copiandolo avrei solo fatto la ‘brutta copia’. Da lui ho cercato principalmente di imparare come ci si approccia con le persone. Una delle sue grandi doti era l’empatia. Sapeva mettere a suo agio qualsiasi intervistato. Essendo stato un grande sportivo, sapeva come trattare con gli sportivi e questa è sicuramente la cosa che ho cercato di ‘rubargli’. 

Poi la passione che aveva per lo sport è per il suo lavoro. Nelle sue telecronache era partecipe, ma soprattutto vero. Spesso, adesso, quando vedo le nuove generazioni di commentatori che urlano e si agitano per qualsiasi piccolezza, ripenso a lui e capisco quanto siano degli artefatti, delle brutte copie di lui. Era inimitabile. Lui veramente annaspava di gioia, ma solo quando meritava. Mi rendo conto di quanto fosse vero”.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 12 Novembre 2021, 17:32
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