L'appello di Magrini: "Ciclismo, ora devi correre. E pazienza se si parte il primo agosto...".
di Massimo Sarti

L'appello di Magrini: "Ciclismo, ora devi correre. E pazienza se si parte il primo agosto...".

Il ciclismo e la vita sono fatti di scatti secchi verso il traguardo, di quelli roboanti che lasciano di sasso il gruppo. Ma anche di “fagianate”,di azioni che all'inizio sembrano da nulla, come i passetti del fagiano, ma che possono portare alla vittoria. “Fagianata” è uno dei tanti neologismi inventati da Riccardo Magrini, 66 anni il prossimo giorno di Santo Stefano, commentatore tecnico dal 2005 per Eurosport, toscano sagace di Montecatini Terme adottato ormai da tempo da Sesto San Giovanni, alle porte di Milano. Ex ciclista su strada negli anni '70 e '80, gregario che faceva fatica per gli altri, ma che allietava il gruppo con la sua verve. Poi dirigente sportivo (tra gli altri, anche di Marco Pantani e Mario Cipollini) e ora fuoriclasse del microfono, con un mix unico di competenza e allegria. È il papà delle “frullate” (le pedalate in salita a ritmo vorticoso) di Chris Froome, ma anche della definizione del sardo Fabio Aru come “Cavaliere dei Quattro Mori”. E potremmo andare avanti all'infinito. Il“Magro” è  poi un vulcano di idee e iniziative, appassionato di cavalli, cantante e cantastorie. Sempre con la simpatia come traitd'union. Alla chetichella, come il fagiano, ha affrontato la quarantena e ora attende la ripresa delle gare. Lui, che nel 2017 seppe fare uno scatto secco verso la vita superando un infarto che lo colse il 28 agosto mentre era negli studi di Sky.

Premessa: dare del “lei” a Magrini è impossibile. Come è stato lo stop da Coronavirus per una persona poliedrica e sempre in moto come il “Magro”?

L'ho affrontato attenendomi alle regole, anche se sul “lockdown” nutro ancora molti dubbi, sotto questo aspetto sono più “filosvedese” di mentalità. Però ho avuto pazienza, senza lasciarmi prendere dall'orgasmo di voler uscire a tutti i costi. Con la preoccupazione per i tanti morti e per la situazione che mi veniva descritta da persone che conosco all'interno di vari ospedali, tra cui il papa Giovanni XXIII di Bergamo. Per due mesi sono in pratica uscito solo 15 minuti al giorno con i miei due cani, cercando di essere sempre positivo e ottimista. Mi sono comprato un mixer con due casse da 500 watt per fare karaoke in casa, ho imparato a cucinare un ottimo risotto con il Cartizze al posto dello champagne, mi sono goduto qualche buona lettura e serie tv come “The last dance” su Michael Jordan. Raramente mi era poi capitato di stare così tanto tempo con la mia compagna, la coreografa di pattinaggio sul ghiaccio Raffaella Cazzaniga, visti gli impegni di entrambi. Pedalare? Mi sono attrezzato con i rulli e appena è stato consentito ho ripreso ad uscire in bicicletta. Ora lo faccio quasi tutti i giorni, ma per il resto non esagero. In attesa che finisca questa guerra.

Tu una guerra personale per tornare alla vita l'hai già vinta. Immagino ti sia servita per affrontare questa nuova avventura...

Ho rischiato di morire. Devo ringraziare i soccorsi immediati prestatimi da Lucio Rizzica, Giovanni Bruno, Guido Meda ed altri in redazione a Sky. E dopo che, come si suol dire, una persona “vede la luce” in quella maniera, cambia filosofia di vita. Quindi ho vissuto questo periodo abbastanza fatalisticamente. Però devo dire anche una cosa. Non sono andato l'anno scorso al funerale di Felice Gimondi, cui mi legava un ottimo rapporto. Lui è morto per un attacco cardiaco e mi sono sentito quasi in difetto, perché io sono ancora qua. E ripenso anche al mio grande amico Miro Panizza (19 stagioni da professionista, morto nel 2002 a 57 anni, ndr), scomparso a sua volta per problemi di cuore. Io ancora canto, scherzo, faccio le telecronache. E loro non ci sono più. Ci si pensa...

In tanti hanno ricordato giovedì scorso la tua vittoria al Giro d'Italia del 21 maggio 1983 a Montefiascone.

E come dimenticarla, anche perché è stata l'unica. Incrociai lo sguardo di Giuseppe Saronni, che avrebbe poi vinto quel Giro, e scattai ai piedi della salita. Fu una Corsa Rosa bella per la mia squadra di allora, la Metauro Mobili-Pinarello, con il belga Lucien Van Impe che conquistò la maglia verde di miglior scalatore. In quel 1983 mi aggiudicai anche una tappa.

Il Giro in questo martoriato 2020 sarà dal 3 al 25 ottobre. Le sovrapposizioni con le Classiche del Nord e con la Vuelta hanno fatto discutere. Cosa ne pensi?

Quest'anno l'importante è cominciare a correre. Sarebbe davvero bello, virus permettendo, portare a termine tutto il calendario stilato dal 1° agosto. Ho spesso criticato in passato l'Unione Ciclistica Internazionale per decisioni prese senza consultare corridori e squadre. Ma questa volta il ciclismo si è dato un nuovo programma, prima di altri sport. Sarà comunque un Giro bello: con Vincenzo Nibali, con la prima volta di Peter Sagan, con la curiosità di vedere all'opera il giovanissimo belga Remco Evenepoel. E poi sulle date non è detto: ci sono voci sempre più insistenti che il Mondiale di fine settembre a Aigle-Martigny, in Svizzera, non si possa fare e che venga spostato in Oman e posticipato. In quel caso il Giro potrebbe essere anticipato. Fare previsioni certe è impossibile, bisogna vivere ancora alla giornata.

Il ciclismo senza gente sulle strade può avere senso?

Il ciclismo tornerà. E tornerà con la gente sulle strade. Certo, il corridore non prenderà più da uno spettatore una borraccia in salita. Altre cose cambieranno. In generale non sarà facile che tutto torni come prima, intendo nelle nostre abitudini di vita e di lavoro. Questo periodo non può che aver segnato le persone sensibili ed intelligenti. Speriamo quanto presto di recuperare una certa normalità: non sarà facile, ma bisogna ripartire. Negli stadi, nei palazzetti, al cinema, al ristorante, ci andrà magari la metà delle persone rispetto a prima. Bisognerà stare attenti per evitare questo mostro. Però mi è anche capitato qualche giorno fa di abbracciare un ciclista che mi ha riconosciuto mentre ero in bici e mi ha chiesto un selfie. Per una volta, chi se ne frega...   
Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Maggio 2020, 16:28
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