Ecco i Vinilici su Amazon Prime, da Arbore a Red Ronnie passando per Verdone: «Per noi la musica è amore»
di Michela Greco

Ecco i Vinilici su Amazon Prime, da Arbore a Red Ronnie passando per Verdone: «Per noi la musica è amore»

ROMA - «Ormai non ascoltiamo più, sentiamo soltanto. E ciò che sentiamo è una marmellata di suono. Nel 2011 ho fatto una trasmissione che mandava brani solo da vinile: ho capito presto che la musica liquida non viene ascoltata con la stessa attenzione». Tra i protagonisti del documentario Vinilici - Perché il vinile ama la musica, Red Ronnie non ha dubbi: «Mai come oggi si è ascoltata tanta musica, ma così male». Il film, su Amazon Prime Video da giovedì, esplora il ritorno di fiamma per quel supporto così caldo e “umano” attraverso una carrellata di nomi cruciali per la storia della musica e del collezionismo italiani. Nell’èra del consumo digitale, il documentario consegna al pubblico 70 minuti di storia romantica (e nostalgica) del vinile, una rivendicazione appassionata del valore della sua materialità e della sua ritualità, con testimonianze di artisti come Red Ronnie, appunto, e Carlo Verdone, Renzo Arbore, Elio e le Storie Tese, Mogol, Claudio Coccoluto. 
«Oggi ci sono due modi di apprezzare il vinile - sottolinea Arbore, che della musica è interprete ma anche fine conoscitore - quello nuovo, con impianti di ultima generazione ad altissima fedeltà, e quello vecchio, rispolverando i dischi d’epoca. Di questi ultimi ho una grande collezione: dal 1965 al 1995 mi hanno mandato tutto ciò che veniva pubblicato». «Mi colpisce negativamente l’ascolto distratto di oggi – continua - che influisce anche sulla qualità dei nuovi contenuti prodotti. È il momento di tornare ad amare la musica in un altro modo. La rete sarebbe una miniera di tesori da studiare e approfondire, invece viene usata soprattutto per Tik tok». 
Leggendario autore dei testi di Battisti e fondatore della scuola di musica CET, Mogol ricorda che «prima le canzoni venivano scelte da dj professionisti appassionati che selezionavano il meglio per promuoverlo, oggi chiunque può mettere un brano sul suo sito. E poi vengono prodotte soprattutto canzoni fatte da giovani, con un linguaggio da giovani, in cui è sostanzialmente abolita la melodia, destinate a una nicchia di giovani. Mi pare che sia diminuita la competenza, la capacità stessa di ascoltare una bella canzone. Come nel cinema: una volta vedevamo capolavori, ora tutto è “polpettato”, si sviluppa per elementi codificati e slogan intriganti».


Ultimo aggiornamento: Martedì 1 Dicembre 2020, 15:26
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