Selvaggia Lucarelli: «Quell'uomo ha urinato sulla mia foto: la violenza dei social tracima nella realtà. Le donne le prime vittime». Poi l'accusa alle Iene
di Marco Esposito

Selvaggia Lucarelli: «Quell'uomo ha urinato sulla mia foto: la violenza dei social tracima nella realtà». Poi l'accusa alle Iene

Ha preso una sua foto e ci ha urinato sopra. Non contento ha ripreso tutto con il cellulare e ha postato il video su Instragram invitando i suoi 25mila follower a “taggare” la malcapitata. L’oggetto del suo odio è la giornalista Selvaggia Lucarelli.

 

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Lucarelli, cosa è successo?
«Avevo visto questo video qualche giorno fa. Il tizio che l’ha fatto è un amico di una persona su cui ho scritto un articolo sul Fatto quotidiano; io non ne avevo parlato per non dare visibilità a lui e al suo video».

 

C’è chi ha pensato di rilanciarlo...
«Si, una pagina con due milioni e mezzo di fan ha pubblicato il video. La facevano passare per una bravata».

 

L’odio è solo sui social?

«Sui social è più facile che accadano queste cose. Dubito che con me presente questo signore farebbe quel gesto. Molto spesso tutto questo nella realtà si traduce nel nulla. Però è anche vero che l’odio che si gonfia e che si dirama in tutte le sue forme, innesca qualcosa che si traduce anche in gesti di questo tipo nella realtà. Si crea una cultura e un modo di pensare di cui poi sono vittime soprattutto le donne». 

 

E può tracimare in gesti eclatanti e reali?
«È già accaduto. Pensiamo a Luca Traini che a Macerata spara ad alcuni migranti. Lui è il frutto di questa cultura. E lui stesso lo ammise, era aizzato dai messaggi contro gli stranieri». 

 

Un fenomeno pericoloso
«Da anni sostengo la sua pericolosità sociale. Quando ho condotto le mie battaglie contro alcuni gruppi di Facebook, che si accanivano in maniera violenta contro alcune categorie (donne, disabili, etc) dicevo che la pericolosità sociale esiste perché ci può essere tra due milioni di persone lo squilibrato che vuole fare un gesto eclatante; quindi non escludo che un giorno un pazzo ti possa aspettare sotto casa».

 

E lei ha paura?
«No, non nel quotidiano. Ma l’idea che prima o poi possa succedermi qualcosa c’è. Un po’ di timore soprattutto quando partecipo a eventi pubblici, magari si»

 

Contromisure?
«Non bisogna far finta di niente. Quando, dopo aver denunciato alcune pagine Facebook molto violente, ho subite migliaia di insulti al giorno, con telefonate e minacce, io mi sono sentita molto sola. Nessuno mi ha aiutato in quella battaglia. E il fatto che fosse una donna a far chiudere quei gruppi era un’aggravante. Mi si è scatenato di tutto contro. Il fatto che io sia una donna fa la differenza, come è successo con Le Iene».


Che c’entrano Le Iene?
«L’altro ieri hanno mandato in onda un servizio in cui volevano convincere il mondo che il Blue Whale non fosse una bufala come ho sostenuto in un articolo. Hanno risposto a tre persone che li hanno criticati: Matteo Renzi chiamandolo con il proprio nome, Aldo Grasso chiamandolo con il proprio nome, e a me chiamandomi “la giudice di Ballando con le stelle”. Questo è un modo furbo di sminuire una donna nella propria professionalità, di toglierle autorevolezza. Non è come pisciare sulla foto di una donna, ma non è nemmeno tanto diverso, siamo in quella sfera lì: togliere autorevolezza alle donne. Quel signore lo ha fatto con i suoi strumenti, le Iene con i loro»

 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 9 Ottobre 2020, 00:36
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