"O anche no", Paola Severini Melograni: «La Rai ha un ruolo pedagogico. Vorremmo una collocazione migliore»
di Ida Di Grazia

"O anche no", Paola Severini Melograni: «La Rai ha un ruolo pedagogico. Vorremmo una collocazione migliore»

"O anche no", Paola Severini Melograni: «La Rai deve avere un ruolo pedagogico. Vorremmo una collocazione migliore». Giornalista, saggista, direttrice dell'Agenzia Angelipress - solo per citarne alcuni - da sempre al servizio dei più deboli. Paola Severini da 50 anni è in prima fila per il sociale sociale, attraverso il suo lavoro ha dato voce a chi non ce l'ha ed ha attuato una vera rivoluzione in rai attraverso "il tavolo per il sociale". 

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Dopo il successo della striscia quotidiana all'interno di Unomattina con "Insieme con… la Rai per il sociale", subito dopo la Santa Messa di Papa Francesco, Paola Severini è tornata a settembre su Rai 2 con "O anche no" in onda tutte le domeniche alle 9.30.

Com'è cambiato il racconto del social in Rai ?

«L’azienda è molto cambiata da quando c'è questa novità che è nata dal Tavolo per il Sociale che è poi diventata la Direzione per il sociale. Da ora noi siamo diventati il punto di riferimento per la direzione del sociale diretta da Parapini. La nostra è una squadra che lavora su questi temi da quasi 50 anni ed ha una competenza di oltre 40 anni, questo tipo di competenza ma anche di archivio storico, noi conosciamo la parte del mondo del sociale che è la storia del sociale italiano che si intreccia fortemente con la rai perchè. La Rai è lo specchio della società italiana nel bene e nel male e noi parliamo del bene».
 
La fascia di quest'estate era all'interno di Uno Mattina ed ha avuto un grande successo
«Sono felice che venga messo in evidenza, eravamo una redazione del tutto autonoma all'interno di Uno Mattina. "insieme con..." ha avuto un successo straordinario, 37 puntate che duravano il tempo di una canzone con un testimonial importante: da Carlo verdone a Leo Gullotta, da Sabina Ciuffini a tanti direttori di testate importanti, e poi avevamo l'argomento. E' stato un meccanismo semplice e immediato che ne ha da decretato il successo.

Ora è in onda la domenica mattina con "O anche no", possiamo chiederle cosa ne pensa di questa collocazione? La fascia oraria non penalizza la sua trasmissione?
 
«Grazie per questa domanda, davvero! "Insieme con ..." aveva una collocazione perfetta, Uno Mattina ci esaltava, lo "scivolo del papa" poteva essere il massimo che si poteva sperare, ma noi abbiamo aumentato i numeri di quella fascia. Con "o anche no" è un po' come avere una bici e andare in autostrada, se la collocazione è davvero puntiva e davvero ci umilia, possiamo fare anche i miracoli, siamo arrivati a volte anche il 3%, ma più di tanto non possiamo fare.  Tutte le fasce di maggior ascolto sono ovviamente una collocazione migliore, dove partiamo con un ascolto dignitoso. In questo caso partiamo praticamente da zero»
 
Nella puntata di questa domenica quale argomento tratterete?
 
«Abbiamo la Pixar (casa di produzione cinematografica della Walt Disney Company ndr.). Poiché gli americani hanno analizzato questo mondo della disabilità, ne presentiamo una sull’autismo, sono tutti muti queste short stories perché vanno in tutto il mondo. Raccontiamo come lavorano loro e ci confrontiamo. Abbiamo avuto un grande onore ad avere la Pixar senza pagare; i nostri ospiti vengono da noi perchè condividono con noi la stessa visione del mondo. Gli stessi ospiti in altri contenitori verrebbero pagati profumatamente. Noi siamo un talk, sappiamo i costi, domenica abbiamo una cosa che ci riempie d’orgoglio perchè sono venuti gratis! Saremo in collegamento con Erica Milsom dalla Baia di San francisco e ci sono dei brani su questa short stories di questo ragazzo autisco che non parla e interagisce con un altro amico normodotato. Noi facciamo delle cose di estremo livello, certo non ci è piaciuto essere fuori da Rai1 certo è che se questi argomenti vengono trattati nel modo giusto la gente risponde».


E' stata sua l'idea di portare Ezio Bosso nel 2016 a Sanremo ( condotto da Carlo Conti ndr.), come ha fatto?

«Ho fatto una battaglia  in solitaria per portarlo sul palco e lì è stato come portare una fuoriserie in autostrada.  Se non avessi avuto forza, determinazione e testardaggine , Ezio Bosso sarebbe rimasto una persona conosciuta solo da una ristrettissima elite. La Rai questo deve fare, utilizzare la sua "forza di fuoco" e metterla al servizio delle buon cause ma con competenza. Carlo Conti dopo Ezio Bosso, convinto che potessi portargli un buon prodotto, l’anno dopo mi ha permesso di portare i ladri di carrozzelle nella serata del sabato arrivando a 10 milioni e mezzo di ascolto. Con i ladri di carrozzelle noi ci lavoriamo da 28 anni».
 
Qual è la Rai che vorrebbe? 
«Io vengo dalla Rai di Sergio Zavoli, di Antonio Ghirelli e Adriano Mazzoletti, sono convinta che è quella è la Rai che funziona. Sono loro i miei maestri, e hanno sempre puntato sul ruolo pedagogico e formativo della Rai. Con l’avvento della tv commerciale si è disprezzato il sistema pedagogico della tv, una volta si diceva l’ha detto la tv. Io rimango della vecchia scuola, Verdi diceva: torniamo all’antico sarà un progresso. Il Paese ha bisogno di riprendere la fiducia, di avere delle regole, sapere che esistano dei maestri e degli allievi e che non siamo tutti uguali. Vale ancora la pena che la rai diventi un’agenzia di formazione del paese? Il Covid ci ha insegnato che sì serve».


Secondo lei ci sono ancora degli argomenti tabù?
 
«Non ci sono più tabù, però quando ci sono trasmisioni che girano e mestano sul papà che ha uccisio il figlio, per me quello dovrebbe essere tabù. Ci vuole un equilibirio. La cronaca nera che serviva per far alzare l’audience non può essere utilizzata così ...ad un certo punto devi fermarti...quella perchè diventa pornografia del dolore».
 
Uno dei claim delle sue trasmissioni è "Da vicino nessuno è normale", cosa vuol dire?

«La normalità non esiste, no c'è perché siamo tutti diversi. Però non possiamo nemmeno dire che siamo tutti fenomeni da baraccone. Io non voglio essere legata a questi tipi di immagine, sono cattolica, e credo ci voglia rispetto in tutti i sensi: per me al mare si va in costume da bagno, a scuola non si va con l'ombelico di fuori. Non sono una bacchettona, sono divorziata e ho avuto due mariti (ride ndr)».

Quando dice che non bisogna andare con l'ombelico di fuori non rischia di allontanare il pubblico più giovane?
«No, i ragazzi ci amano. Io non dico di non mettersi con l'ombelico di fuori perchè lo abbiamo fatto anche noi nelle nostre trasmissioni quando cantavamo e ballavamo come i pazzi. Dico solo che ogni cosa va al posto giusto nella collocazione giusta. E' solo questo. Per me l'influencer da seguire non è Chiara Ferragni, anche se è bravissima in quello che fa. Il mio modello di influencer è Sara Gama (capitana della nazionale femminile di calcio ndr) e la presenterò il 13 ottobre: ha due lauree, parla 5 lingue, è un'atleta fantastica, qualcosa ha portato più che indossare solo un abito. POi è ovvio che tutte abbiamo il diritto di girare in minigonna senza essere violentate, è solo un discorso di razionalità, ragionamento ed equilibro. La buona educazione, il parlare in un certo modo, ti apre tante strade di rapporto e noi questo dobbiamo insegnarlo ai giovani».
 
 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 Ottobre 2020, 17:59
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