Name That Tune, Enrico Papi conduce la gara muisicale tra vip: «Orietta Berti è pazzesca! Il pubblico che conta è quello a casa»
di Ida Di Grazia

Name That Tune, Enrico Papi conduce la gara musicale tra vip: «Orietta Berti è pazzesca! Il pubblico che conta è quello a casa»

Name That Tune, Enrico Papi a Leggo: «Orietta Berti è pazzesca!  Il pubblico che conta è quello a casa». Dopo il successo della prima edizione, torna "Name That Tune – Indovina La Canzone", la gara musicale tra VIP alle prese con giochi divertenti e d’improvvisazione - prodotta da Banijay Italia in collaborazione con Pop Media Production - in prima tv assoluta dal 7 aprile, tutti i mercoledì alle ore 21.30 su TV8.

 

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Novità assoluta di questa edizione di "Name That Tune – Indovina La Canzone" è la sfida tra una squadra composta interamente da donne, e una con soli uomini, tutti volti noti appartenenti al mondo della musica, ma anche dello spettacolo e dello sport. Si parte alla grande già dalla prima puntata, con Orietta Berti, Anna Tatangelo, Sabrina Salerno e Antonella Elia che lanciano il guanto di sfida a Joe Bastianich, Morgan, Luca Toni ed Enzo Miccio. Un cast eterogeneo di esperti e appassionati di musica, che promettono di darsi battaglia fino all’ultima nota.

 

 La prima puntata si apre con il ritorno di Orietta Berti che lo scorso anno ha regalato dei meme divertentissimi

«Orietta è pazzesca, io la adoro. Quando l'ho vista a Sanremo 2021 le ho mandato subito un messaggio per dirle di tornare! Ha una modernità incredibile, cioè lei è un personaggio molto attuale pure cantando come ha sempre cantato. E' un fenomeno e poi ha un'incredibile conoscenza musicale che è fondamentale per il gioco. Si mette al servizio del programma, è generosa e non è invandente. Quando interpellata riesce sempre a dire, a fare qualcosa che in qualche modo è interessante per il pubblico».

 

Il successo di Name That Tune è esploso anche grazie ai social, come la vive?

«E' meraviglioso quando si riesce a combinare ascolti e interazione. Poi la cosa divertente è che noi, a differenza di altre trasmissioni, non abbiamo nessuno che si occupa dei social e quindi è nato tutto spontaneamente. Ci hanno adottato ed è venuto così naturale che mi rende davvero orgoglioso. Cioè mi sembra sempre di ripartire. In tutte le cose che faccio ci metto sempre l'entusiasmo come se fosse la prima volta, mi sporco le mani, come si dice, e questo il pubblico lo perpercipisce e lo apprezza».

 

Cosa le piace di questo format?

«Name that Tune nasce dal format base di Sarabanda, e quindi ho lasciato alcuni giochi storici, tipo il 7x30. Non essendo un gioco a premi in denaro è un gioco proprio per rilassare la gente, è intrattenimento puro e poi i Vip qui da noi sono davvero valorizzati. Sono stanco di vedere i Vip utilizzati come "merce" nei programmi, qui in vece sanno davvero di musica».

Pensa possere essere fattibile un'edizione NIP?

«Io cerco sempre di fare cose nuove o fare degli esperimenti. Name the Tune è una sorta di Sarabanda 3.0. Questa versione serale sicuramente no, il daily funziona ma in quel caso va ristudiato, perchè è una sorta di Rischiatutto della musica, bisogna trovare persone che davvero sappiano di musica».

 

Sarabanda è uno dei programmi più amati e che spesso le chiedono di rifare, ci sta pensando?

«Mai dire mai»

 

La scorsa settimana Maurizio Costanzo ha riportato sul palco tutto il team di Buona Domenica con lei in collegamento. Cosa le manca di quella tv?

«E' stato uno dei momenti della mia carriera più interessanti e divertenti. Io sono arrivato  in corsa nel 98 perché mi ha voluto Maurizio in aggiunta al cast già completo e poi sono stato riconfermato per l'anno successivo. Mi ricordo l'incredibile sinergia artistica che avevo con Maurizio, ci capivamo con uno sguardo, mi lasciava fare quello che volevo in diretta e si capiva anche da casa. Noi potevamo fare a meno degli ospiti, bastava solo il cast, era questa la potenza della nostra trasmissione. Maurizio era davvero un personaggio che accentrava l'attenzione su di lui, come si fa al teatro, era riuscito a creare un gruppo di persone tutte all'altezza della situazione pur con grande etereogeneità, lui riusciva però a farlo grazie a un grande carisma. C'era un clima di festa, di goliardia e appartenenza del gruppo che io poi ho cercato di portare avanti anche nei miei lavori successivi».

 

Cosa  si aspetta da questa seconda edizione?

«Sicuramente mi aspetto la conferma del risultato avuto nella prima edizione e mi aspetto che in qualche modo il pubblico si diverta perché c'è un momento in cui noi che facciamo i giullari, dobbiamo rimboccarci le maniche e far divertire la gente che è a casa chiusa da oltre un anno e ha bisogno proprio di divertirsi».

 

Qali sono le novità di quest'anno oltre alla divisione uomini - donne?

«Sicuramente il Lip Sync Duel, dove i concorrente devono muovere il labiale in sincrono con il video originale. Abbiamo rafforzato le squadre con le capacità musicali e quindi abbiamo rafforzato il nostro classico 7x30 che si avvicinerà molto alla mitica asta musicale di Sarabanda»

 

Su TV8 ha trovato la sua dimensione?

«TV8 - Sky mi ha dato l'opportunità di lavorare sperimentando, con tutto il mio gruppo. Ho avuto una grande stima da parte loro e mi hanno permesso di rimettermi in gioco ripartendo. Era facile accettare proposte i canali diciamo tra virgolette, considerati più più importanti, ma che poi non lo sono realmente del tutto. Ti dirò in fondo so di aver fatto una scelta veramente rischiosa, però mi ha permesso di divertirmi sperimentando. È questa è una cosa difficilissima da trovare oggi».

Per il secondo anno consecutivo ha condotto la finale di Italia's Got Talent, com'è andata?

«Lo scorso anno sono stato il primo in Italia ad andare in onda a condurre senza pubblico. Fu emanato il decreto proprio in quel giorno e lì per me è stato traumatico. Quest'anno, devo dire la finale aveva più gente, ma comunque l'ho condotta in clima completamente diverso mi ha dato grande soddisfazione. Anche se ho capito una cosa molto il pubblico più importante è quello che a casa rispetto a  quello che è in sala. Il pubblico in sala può aiutarti a capire se da casa possiamo divertire o meno, ma i telespettatori sono quelli che contano. Guarda Sanremo, hanno fatto un ottimo lavoro parlando direttamente con il pubblico a casa, non incide sulla qualità del prodotto, è un falso problema. Noi facciamo televisione, ci rivolgiamo a quel pubblico, noi dobbiamo parlare a casa. Quando parli al pubblico in sala fai teatro, me tutta un'altra cosa».

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 6 Aprile 2021, 17:53
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