Max Giusti e la quarantena: «Io, uomo analogico, salvato da mio figlio Matteo di 9 anni»
di Max Giusti

Max Giusti: «Io, uomo analogico, salvato da mio figlio Matteo»

Mio figlio Matteo di 9 anni, mi ha salvato la vita. Non lo dico per esagerare anzi mi ha pure un po’ umiliato perché in questa quarantena faccio riferimento a lui per tutto. Sono un analogico che si è dovuto riconvertire al digitale, pure per aiutare l’altra mia figlia, che di anni ne ha sette e mezzo, per installare i programmi di scuola. Per lui è tutto normale: mette le cuffie e gioca con i suoi migliori amici sparsi per Roma senza doversi muovere da casa. Accende il pc e fa i compiti come se fosse a scuola. E io? Io vago per casa e sono stato costretto a chiedergli di iscrivermi ad una piattaforma per vedere le serie tv perché proprio non ci capivo nulla. Invece mia figlia Caterina fa le videochiamate con le amiche, si trucca, canta e balla. Ho provato a portarli verso il mio mondo e mi sono fatto odiare perché li ho costretti a vedere “Sentieri Selvaggi”, il film western con John Wayne: ma proprio non li ho catturati. Sia io che mia moglie non vogliamo che stiano sempre davanti ad uno schermo: dal lunedì al venerdì hanno una bella tabella di marcia con compiti e letture, ma anche momenti di gioco in giardino. Per fortuna però, Matteo ancora lo batto con i palleggi! (Anche se per poco!)


Ultimo aggiornamento: Giovedì 2 Aprile 2020, 08:56
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