Marco Liorni: «Io l'erede di Frizzi? Fabrizio è stato il mio modello come persona»
di Marco Castoro

Marco Liorni: «Io l'erede di Frizzi? Il paragone mi lusinga. Fabrizio è stato il mio modello come persona»

Caro Liorni, da romanista a romanista come ha visto l’arrivederci di Totti e De Rossi?
«Da una parte molto male, come tutti, ma dopo qualche riflessione ho capito da che parte andavano a parare. Totti era alle prese con il lavoro oscuro del dirigente, su De Rossi è mancata la volontà. Mi piacerebbe vederlo ancora in campo, anche con un’altra maglia». 

Che cos’altro ci aspetta a noi romanisti?
«Mettiamoci il cuore in pace. Tanto non si vince mai. Almeno speriamo di vedere una squadra di giovani che gioca bene, modello Ajax, di cui i tifosi siano orgogliosi e la società possa capitalizzare valorizzando i talenti». 

Ma Liorni in tv è più Totti o De Rossi?
«Totti è un fuoriclasse. Io assomiglio più a De Rossi, lotta e macina tanti chilometri».

Reazione a catena, un grande successo. Anche 24% di share…
«Bella soddisfazione, perché come competitor c’è Gerry Scotti con Caduta Libera. Un bel test, anche per me. All’inizio ci ho messo un po’ per entrare nell’ingranaggio». 

Come mai? 
«Io non mi lascio andare facilmente, mi devo fidare dell’ambiente, di me stesso, del programma. Avevo un po’ d’ansia. Temevo di non riuscire a far girare bene il motore di un format di successo. Si tratta di un game, non di un quiz. Il ritmo è elevato, si macinano tante puntate in pochi giorni. Ogni gioco ha esigenze diverse a cui mi sono dovuto adattare». 

Anche il format del sabato pomeriggio ha funzionato?
«Esperimento riuscito quello di Italia Sì, nonostante contro avevamo dei colossi». 

Meglio il daytime o il preserale?
«Nel preserale ci sono più pressioni. Devi trainare il Tg1. C’è un pubblico più ampio, con gli innesti di chi torna a casa dal lavoro, una platea più diversificata, quindi il linguaggio deve essere più ampio e dosato».

Che tipo di pubblico segue Reazione a catena?
«Sono molto contento perché il format sta contribuendo a ringiovanire il pubblico di Rai1. È molto seguito da ragazzi e ragazzini».

Come conduttore si sta avvicinando sempre più al modello Frizzi, si può considerare il suo erede?
«Grazie! Mi lusinga molto essere accostato a Fabrizio, un riferimento per tutti i conduttori, da seguire assolutamente, seppure non necessariamente come modello. Per me lo è stato anche come persona. Va studiato e visto per chi vuole fare il conduttore». 

Che ricordi ha di Fabrizio?
«Prime puntate de La Vita in Diretta, nel 2011, ero rimasto da solo per qualche giorno, non c’era Mara per problemi famigliari. Avevo Fabrizio ospite nel salotto, mi ha fatto da spalla. Io, l’ultimo arrivato, con lui. Ogni stupidaggine che dicevo mi supportava. La grande cosa di Fabrizio è che non ha avuto bisogno di cambiare per fare la tv. Era quello che era. Questo è il più grande segreto da trasmettere a chi vuole fare questo mestiere. Restare tranquilli, rilassati. Magari puoi perdere qualcosa, ma sei tu: se va bene o va male almeno non ti sei tradito».
Lunedì 8 Luglio 2019, 07:17
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