Luca Tommassini, scritta choc sul citofono: «Frocio vattene». Il coreografo rivela: «Mio padre picchiava mamma, le diceva: "è gay per colpa tua"»
di Simone Pierini

Luca Tommassini, scritta choc sul citofono: «Frocio vattene». Il coreografo rivela: «Mio padre picchiava mamma, le diceva: "è gay per colpa tua"»

«Frocio vattene». Un messaggio inequivocabile in un insulto insopportabile. Un bigliettino con l'offesa omofoba apparsa oggi sul citofono del coreografo e regista Luca Tommassini. È lui stesso a pubblicare l'immagine e a denunciare l'accaduto. «Oggi è apparsa questa scritta sul citofono del mio palazzo - scrive Tommassini su Instagram - accanto ai miei due interni. Non sono sicuro al 100% sia per me ma un dubbio ce l’ho. In un attimo mi è risalita tutta la rabbia di quando ero bambino e mi urlavano dietro “frocio” a scuola e per strada».



«Mi è tornata la paura che avevo quando mia madre mi svegliava ogni mattina - aggiunge il regista - e pensavo che avrei dovuto affrontare da solo un’altra giornata passando per quella maledetta strada, davanti all’officina di mio padre che faceva finta di non vedermi. Si vergognava di me, non avevamo un rapporto “pubblico” e in privato lo avevamo solo quando mi faceva provare a pronunciare la “s” in modo corretto, offrendomi un premio in soldi, avevo la “s” moscia e lui la odiava. Non ho parlato per anni durante la mia infanzia per farlo stare sereno - scrive ancora Tommassini - per non farlo litigare con mia madre».

«L’ha picchiata spesso per “colpa” mia, le diceva che ero “frocio” e le dava la colpa e le botte - rivela su Instagram - Quando io e mia madre decidemmo di iscrivermi alla scuola di ballo sotto casa, lo facemmo di nascosto. Quando papà lo scoprì, ci fu una rissa a casa, tra le più brutte, in cui papà urlava a mamma che non dovevo più andare a studiare danza perché diventavo “frocio” e che finì con lui che ruppe una bottiglia di vetro sulla parete della cucina tenendo in mano il becco rotto cercando di colpire mamma e io che saltai dalla mia sedia mettendomi tra loro due evitando la tragedia ... urlandogli in faccia “vattene”».

«Io non ho mai abbassato la testa e ho sempre continuato a ballare - spiega Tommassini nel post - Più avevo paura e più alzavo la musica. Ora denuncerò questo atto dell’era dei “citofoni”, ho 50 anni di esperienza con la paura e ho sempre vinto contro omofobi e razzisti che hanno cercato di far male a me e a chi mi amava. ORA BASTA, non possiamo più rimanere in silenzio, siamo tutti sotto attacco, non importa a chi lo dicono io zitto non ci resto più! #lucatommassini #imadreamer #tommassinivirtualfamily #ltdreamer»

LA DENUNCIA DI GAY CENTER

«Nella giornata di oggi al citofono di Luca Tommasini, coreografo e regista, è stato affisso un cartello con la scritta 'Frocio vattene' ed è stato bloccato il citofono per farlo suonare continuamente». È quanto denuncia Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center che esprime «piena solidarietà al regista per quanto accaduto». «Tale episodio è inaccettabile, violare la privacy domestica delle persone lesbiche e gay - continua Marrazzo - è un fatto molto grave e allarmante, chiediamo l'immediato intervento della Ministra dell'Interno Lamorgese al fine di tutelare la privacy e la vita privata del regista che ad oggi risulta in pericolo. Tale clima è in pieno stile salviniano, che ha lanciato da Bologna in campagna elettorale la nefasta moda delle suonate ai citofoni, che come vediamo, purtroppo crea gesti di emulazione». 
 
Ultimo aggiornamento: Sabato 22 Febbraio 2020, 09:04
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