Giulio Golia, le conseguenze del Covid: «In un mese mi ha fatto perdere l'udito»

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Giulio Golia finalmente negativo al coronavirus. La Iena che aveva fatto sapere di aver contratto il virus, ha aggiornato in continuazione i followers sul suo profilo Instagram, fino a dare la notizia della guarigione. In un'intervista a Libero ha voluto raccontare quello che ha vissuto in queste settimane, spiegando tutti gli effetti del covid sulla sua salute.

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Golia è rimasto un mese in isolamento e parla di un sistema che non supporta i pazienti. Per Giulio tutto è iniziato come asintomatico, un contagio avvenuto durante un pranzo di lavoro: «Dopo due giorni ho avuto dolori, tosse, peso ai bronchi, fortissima emicrania, non riuscivo a tenere gli occhi aperti. Non ho mai avuto febbre, l'olfatto è rimasto, ma ho perso l'udito all'orecchio sinistro, ancora oggi non è recuperato totalmente. Vedevo le ombre. La saturazione è scesa a 93», ha raccontato dicendo che anche la moglie è stata contagiata. Le condizioni della donna erano peggiori delle sue: «Ho rischiato di ricoverarla perché la saturazione era a 90. Mi fanno arrabbiare coloro che dicono "non è nulla, una febbriciattola"». 

Golia però denuncia un sistema che non funziona e abbandona a se stessi i malati: «Ho avuto difficoltà io a sentire l'Asl o Immuni, figuriamoci le persone normali. Dicono di non assalire i pronto soccorso ma se non ti danno risposte, consigli, alla fine sei ridotto a farlo». Poi ci sono i problemi legati al reperimento delle medicine, lo smaltimento dell'immondizia, la spesa, tutte cose che i malati non possono fare perché non possono uscire, così si chiede aiuto a qualcuno, ma non sempre si ha o si può. «Mancano linee guida generali. La gente è esasperata perché non ha risposte, sono lì ad aspettare una ipotetica telefonata. Io ho un fratello medico e le persone mi chiamano per i consigli. Ma non dovrei essere io a darli: per esempio avere assolutamente a casa un saturimetro per misurare l'ossigenazione e aiutare le difese immunitarie assumendo tutti i giorni vitamina C».

Poi parla dell'app Immuni: «Ci ho messo dieci-dodici giorni per registrare il mio caso. Mi sono impuntato perché sono capoccione. Dall'altra parte trovi operatori sanitari che hanno altri problemi, dovrebbero prendere altro personale». Poi conclude: «Immuni ha senso, ma deve essere un servizio immediato».


Ultimo aggiornamento: Martedì 3 Novembre 2020, 15:01
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