Gabriella Germani: «Imitare la politica mi diverte, ma il mio sogno è interpretare un ruolo drammatico in una fiction»
di Marco Castoro

Gabriella Germani: «Imitare la politica mi diverte, ma il mio sogno è interpretare un ruolo drammatico in una fiction»

Gabriella Germani continua a stupire con le sue imitazioni. Tutti i venerdì ha il suo spazio nell’anteprima di Titolo V, il talk di Rai3 in prima serata. Non solo Gruber, Azzolina, Meloni, Boschi ma addirittura ha anche dato la sua voce alla Merkel… («In realtà pensavo a Ela Weber quando la imitavo», precisa la Germani).

 

Come nasce l’idea di imitare la Gruber in video e le ospiti collegate?

«In verità si tratta di un piccolo format che avevo preparato nel 2015, un numero zero fatto imitando Barbara Palombelli che si collegava con vari personaggi. Sulla falsariga di quando, nel programma di Carlo Conti, imitavo Monica Setta e poi decisi di arricchire il momento con le telefonate di Simona Ventura e Barbara Palombelli. Lì ho capito che era divertente. Nel 2015 ho presentato questo progettino ma non è passato perché non c’era spazio, essendo i programmi già tutti strutturati. Allora l’ho messo nel cassetto, ho cominciato a lavorare con Fiorello e ora dopo qualche anno l’ho ripresentato, questa volta con successo, pensando a Lilli Gruber che prima o poi – chissà - potrebbe essere sostituita da un’altra conduttrice».

 

 

 

La Gruber l’ha mai chiamata?

«No, perché avrebbe dovuto farlo?».

Molti personaggi sono contenti quando vengono imitati...

«Spero sia contenta anche lei».

Neanche un messaggino cattivo?

«Ma nooo!!! Imito la Gruber e la Palombelli perché diventa un escamotage per parlare di politica, visto che purtroppo la politica non offre tanti volti femminili».

Quindi lei è un’appassionata di politica?

«Negli ultimi anni mi sta piacendo. In passato ai tempi di Pannella la seguivo per le grandi riforme che sono state fatte, poi l’avevo abbandonata, ma adesso ho ripreso a seguirla perché penso sia molto appassionante».  

Fiorello lo sente sempre?

«A Natale. Ci siamo scambiati gli auguri».

E se le proponesse un’apparizione a Sanremo?

«Ci andrei. Tra l’altro ho un altro progetto che potrebbe essere adatto. Ho scritto molto in questi mesi di lockdown. Diversi progetti che stanno lì depositati. L’importante è che io non mi fermi mentalmente».

C’è stato un periodo in cui non voleva più imitare, che cosa le era successo?

«Mi sentivo stanca di fare sempre le stesse cose. Avevo imitato tutte e non sapevo più chi imitare. E poi volevo fare cinema, le fiction. Ho fatto un paio di provini ma poi non è successo nulla. E quindi mi sono detta: di attrici ce ne stanno tante, e sono molto brave, di imitatrici poche e io continuo a imitare».

Non imita uomini, perché?

«Lo lascio fare a chi lo sa fare meglio, oggi se dovessi imitare un uomo imiterei il commissario Arcuri. Perché lui è molto perentorio. “Vi ricordo… che… ci sono state…” parla così, con pause e scandendo le parole».

È vero che soffre di ansia da prestazione?

«Sì. Ho paura. Poi quando chiudo la porta e vado in diretta mi passa tutto perché mi piacciono il palco e la telecamera. Sarà narcisismo. Comunque, fin dai tempi dell’università quando uscivo da casa per sostenere un esame ero convinta che non ce l’avrei fatta. Poi mi sbloccavo. Mi sono laureata con 105 che non è male».

Il teatro? Tornerà sul palcoscenico quando riapriranno?  

«L’ho fatto in passato con Francesca Reggiani all’Ambra Iovinelli, poi da sola. Il palcoscenico mi affascina, pensate che questo show l’avevo scritto per il teatro, una one-woman-show».

Fiction e cinema, ci riproverà?

«Perché no. Spero. Il mio sogno è recitare in un ruolo drammatico. Da ragazzina sono cresciuta giocando con le amiche e riuscivo a piangere con le lacrime vere. Andavo dietro la tenda, mi concentravo, mi bastava un attimo e cominciava il pianto in diretta. Non a caso mi meraviglio molto quando sento dire “Lo sai che quell’attore piangeva veramente, non c’è stato bisogno di nessun trucco”. Per me è normale piangere».  

In tv che cosa guarda?

«Mi piacciono i talk. Seguo Lilli Gruber, Cartabianca, una volta guardavo i varietà ma oggi non ci sono più. Ultimamente mi piacciono le fiction, quelle con Lino Guanciale, Luca Argentero».

Quelle della Rai. E le serie di Netflix le segue?

«No, perché non ho né Sky né Netflix. Guardo solo Rai, Mediaset, La7 e i canali del digitale. Non sono social per niente. Quando Fiorello nello show parlava di social per me era come quando a scuola mi parlavano di Beautiful o di Capitol e io non capivo nulla perché non le vedevo. Mi dovrei un po’ aggiornare. Tra le poche cose che farò a breve è l’abbonamento a Netflix».

A chi si ispira durante le sue performance?

«A nessuno. Purtroppo, è la verità. Perché quando entro in un personaggio mi dimentico di essere Gabriella. Non mi rivedo mai neanche allo specchio né su Youtube perché sono ipercritica e penso che avrei potuto fare diversamente. Mi immedesimo nel personaggio. In quei momenti penso che sono Lilli Gruber e basta».

Di Alighiero Noschese ha sentito parlare?

«Ero piccolina, tuttavia ho rivisto le sue imitazioni. Non conosco i personaggi che imitava, mi colpisce molto la sua mimica e i tempi che aveva».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Gennaio 2021, 17:29
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