Bertolino: «Senza più fatturato e aperitivi, torniamo alla Milano delle case di ringhiera»

di Claudio Fabretti
«Siamo finiti tutti nel limbo, anche se Chiesa l’aveva abolito. Siamo in equilibrio su una fune e non dobbiamo guardare sotto». Enrico Bertolino cerca invece di guardare avanti, chiuso nella sua casa di Milano, in attesa di uscire da questo incubo collettivo.
Come vive la vita in casa?
«Con la famiglia, cercando di mantenere i rapporti umani in tutti i modi, dal telefono al web».
A proposito, ha fatto anche uno show “domestico” in streaming...
«Sì, l’ho chiamato “Sapessi com’è strano restare chiusi in casa a Milano”. Un momento di “instant theatre” per cercare di tenere alto il morale, che è il compito di noi comici. Un po’ come faceva Marilyn quando andava dai soldati americani in Corea».
Ha spesso ironizzato sulla frenesia dei milanesi. Come può resistere un milanese chiuso da giorni in casa?
«Per un milanese è più dura: se gli tocchi il fatturato, è come amputargli un arto! Voglio proprio fare un instant book su Milano al tempo del coronavirus. Forse ci cambierà, anche in meglio».
Ad esempio?
«Stiamo scoprendo che molte cose si possono fare anche senza uscire, ad esempio leggere, mangiare, fare gli esercizi ginnici. E anche parlare tra noi. Io ho conosciuto i miei vicini di casa dopo 12 anni!».
Un ritorno al passato?
«Sì, alla Milano delle case di ringhiera, dove a mia nonna chiedevano “sciura Maria come va, ha bisogno di qualcosa?”. O dove si andava insieme nella macchina di chi ce l’aveva, senza dover usare Car to go. Insomma, riscopriamo un senso di collettività».
Che effetto le fa una Milano così spettrale e deserta?
«È impressionante. Io vivo all’Isola, che era diventata una downtown frenetica, ora con tutto spento e chiuso, viene da riflettere. Forse, ci eravamo spinti troppo in là».
È anche appassionato di calcio, tifoso interista. Ho visto che sui social ha apprezzato l’ultimo video di Klopp, il tecnico del Liverpool...
«Sì, vederlo piangere davanti agli infermieri inglesi che cantavano l’inno You’ll never walk alone mi ha confermato tutta la sua sensibilità. Tutti dobbiamo fare la nostra parte. Ho apprezzato anche la donazione di Fedez e Ferragni».
Lei ha anche pubblicato un video per Bergamo...
«Sì, ho usato uno dei miei personaggi, il muratore bergamasco, per invitare tutti a stare a casa. Un gesto tenero, senza altri scopi».
Finita l’emergenza, tornerà in teatro?
«Sì, anche se dovremo inventarci qualcosa per venire incontro alle persone, la crisi peserà su tutte le famiglie. Siamo in un nuovo Cretaceo: i dinosauri si sono estinti, noi vogliamo restare».
Ultimo aggiornamento: Lunedì 30 Marzo 2020, 08:16
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