Elena Tambini, boom sui social. La nuova Diletta Leotta? «Il mio stile è diverso»
di Marco Castoro

Elena Tambini, boom sui social. La nuova Diletta Leotta? «Il mio stile è diverso»

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Elena Tambini è una roccaforte inespugnabile. Dalla carriera di arbitro (9 anni) ha ereditato un autocontrollo impeccabile (neanche Sgarbi è riuscito a farle perdere la calma). 
Ha preso un treno, dove sta andando?
«Già cominciamo con le domande private?».
Eccolo là! Ho già beccato il cartellino giallo. Ma era per rompere il ghiaccio…
«Diciamo che sto andando a riposarmi qua e là per qualche giorno, per prepararmi e concentrarmi in vista di Aspettando Pressing (19 e 26 agosto) e Pressing (2 settembre). E per quanto riguarda le vacanze diciamo che qualche giorno fa sono stata in Puglia, nel Salento».
Ok. Parliamo di arbitri. La partita più importante che ha diretto?
«Una gara che ricordo volentieri, in Sicilia, della Tiger Brolo che poi fu promossa in serie D».
Ha mai ricevuto offese dai calciatori?
«Una sola volta. Gli animi erano surriscaldati perché si giocava uno spareggio per non retrocedere. E un giocatore parecchio nervoso dopo il cartellino si rivolse a me con una parolaccia. Si beccò qualche giornata di squalifica. Sono stata sempre capace di farmi rispettare, di mettere una certa distanza tra me e i calciatori. E di accorciarla quando serve per stemperare gli animi».
Come si preparava alle partite?
«Puntavo sulla concentrazione. Studiavo le squadre, il contesto, cercavo di riposare bene alla vigilia, tanto l’adrenalina ti arriva già fin dal sopralluogo al campo».
Aveva il cartellino facile?
«Non esistono arbitri dal cartellino facile. È una definizione dei commentatori. Si tratta di adattare il tuo metro di giudizio disciplinare alla gara. Le partite più tese, dall’agonismo elevato, necessitano interventi più frequenti del direttore di gara, in altre invece puoi lasciare giocare. Diciamo che i cartellini dipendono dai giocatori e non dall’arbitro».
A volte gli arbitri fanno discutere per metri diversi di giudizio.
«Precisione tecnica nel fischiare i falli e uniformità di giudizio sono le doti che deve avere un arbitro per essere qualificato. Diciamo che il Var sta aiutando molto. Ha uno scopo didattico. Tutti vedono le immagini. Anche gli arbitri, quindi si può arrivare all’uniformità di giudizio».
Va cambiato il sistema arbitrale?
«Diciamo che c’è qualcosa da migliorare nell’organizzazione dell’associazione, ma dal punto di vista della qualità dei nostri arbitri siamo sulla strada giusta».
 
 


E ora veniamo al giornalista, l’altra sua passione.
«La mia unica passione. Perché arbitrare è stato un hobby».
Ok. Non mi ammonisca di nuovo altrimenti scatta l’espulsione.
«D’accordo ma è l’ultimo richiamo». (E ride… ndr)
Dunque, quando giocava con le bambole sognava di diventare giornalista.
«Sta dando per scontato che io giocassi con le bambole». (E ride di nuovo).
Alt. È involontario, non è un fallo. Con che cosa giocava da bambina?
«Stavo sempre per strada a contatto con la terra, la sabbia. Non stavo in camera con le bambole. Mio nonno in giardino mi aveva fatto una buca con la sabbia e io stavo lì per ore. Fin da piccola avevo un rapporto con il campo».
E il giornalismo?
«La voglia di diventare giornalista l’ho coltivata durante il liceo. Collaboravo con le testate locali di Como. Poi sono arrivata a Mediaset, ho fatto uno stage all’agenzia e sono stata presa al TgCom24 di Paolo Liguori che mi ha fatto crescere moltissimo perché è un direttore che tiene molto alla formazione dei giovani. Conduco Dentro i Fatti al pomeriggio e il tiggì a rotazione».
Quarto Grado con Gianluigi Nuzzi.
«Mi sono trovata bene. Anno intenso. Esperienza molto formativa con Siria Magri che mi ha permesso di approfondire la cronaca giudiziaria. Lei un pilastro, maniacale nei testi. Ripeteva all’infinito: non bisogna dire nulla che non arrivi dai verbali».
Balalaika, lei è Giorgia Rossi avete oscurato Ilary Blasi e Belen. Sulla moviola grande sicurezza e l’ultima parola era sempre la sua.
«Il mio interesse è informare e spiegare il contesto. In tv la moviola sta cambiando. Non ci sono più le sentenze, perché le danno le immagini. Tu puoi solo aiutare a capire il perché di una decisione e fare chiarezza».
Ma i veleni del campionato sono un’altra cosa…
«Non m’illudo di mettere tutti d’accordo. Spero sempre che ci siano meno polemiche. Il campionato quest’anno è bello e speriamo non venga sporcato dai veleni. Anche se sembra la dichiarazione banale di chi dice vogliamo la pace».
I social. 34 mila follower su Instagram. Li aveva già prima oppure l’esplosione si è verificata dopo Balalaika?
«I social sono importanti. Un monito della popolarità. Fondamentale è l’immagine che dai, il messaggio che mandi. I passaggi su Canale 5 hanno inciso».
Le foto di Diletta Leotta in costume, lei invece spesso indossa abiti lunghi, con a limite qualche spacco. È una scelta?
«Decisamente è uno stile diverso. Quello che ho finora imparato è che la tv è una macchina della verità. Non devi fare finta di essere quello che non sei. Per creare empatia col pubblico devi essere te stessa. Io sono così. Più interessata a quello che ho da dire piuttosto di come posso apparire».
Paura della notorietà. Del gossip. Dei flirt che le affibbiano…
«Do il giusto peso. Lo metto in conto ma sto tranquilla. Sto attenta a difendere il mio privato perché non mi interessa mostrarlo. Me lo godo io. Poi se dovesse capitare non ne faccio una catastrofe. Non ho nulla da nascondere».
Lei non s’arrabbia mai?
«Fare l’arbitro mi ha aiutata molto. A essere razionale, pacata, senza alzare i toni, a mantenere la calma. Mi arrabbio quando manca serietà, trasparenza e professionalità. Perché sono cose a cui presto attenzione. Ma non arrivo mai allo scontro verbale violento».
Neanche se c’è Sgarbi?
«L’ho intervistato più volte. Anche di fronte a una persona calda se riesci a essere imperturbabile, tranquilla, non accade nulla perché loro giocano sull’agitazione».
Pubblica tante foto con gli animali.
«Impazzisco. Ho due cani. Li ho sempre avuti. Ci mangio insieme, ci dormo insieme. Stanno sempre con me. Li adoro. I miei migliori amici».
Chi guarda in tv come modello? Chi la ispira?
«Siria Magri mi ha insegnato una cosa il primo giorno che ho cominciato a lavorare con lei. Mi ha detto: ruba il mestiere a tutti quelli che incontri. Guardo tantissima tv, tiggì, talk. Non ho un nome».
Cosa guarda in tv?
«I talk politici».
Cristiano Ronaldo è il calciatore più bello?
«Diciamo è il più curato. Non è il più bello secondo me. Esteticamente perfetto per come cura il proprio corpo. Ma la bellezza è un’altra cosa, è soggettiva».
Le donne sono le padrone del pallone in tv, tuttavia nel mondo del calcio non riescono a conquistare spazio. Allenatori, dirigenti, arbitri: sono tutti uomini. È l’ultimo muro da abbattere?
«Il calcio proviene da una cultura prettamente maschile. Se si investisse di più sul settore femminile si potrebbero ampliare i traguardi per le donne. Comunque sono fiduciosa. Qualcuna ci riuscirà».
Dove si vede in futuro? Dirigente nel calcio, direttore di tiggì?
«Giornalista Mediaset sempre impegnata in avventure diverse».
Ma lei non si sbottona mai!
«Se fossi nata qualche anno fa sarei stata un’ottima democristiana».
Il fidanzato ce l’ha?
«Chi lo sa. Magari non c’entra niente col mondo del calcio».
Ci pensa a una famiglia tutta sua?
«Sono la prima di quattro figli. Alle spalle ho una famiglia numerosa e unita. Ogni domenica vado a cena da loro. Quindi certo che mi piacerebbe averne una tutta mia».
Magari subito no, prima c’è la carriera?
«Non c’è un prima o un dopo. Le due cose devono andare di pari passo, altrimenti ti squilibri, anche se stare in equilibrio non è facile. Dipende da quanto credi nel tuo valore».
 
Domenica 12 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:42
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