Lino Guanciale: «Il mio commissario Ricciardi vi conquisterà con la forza del suo dolore»

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di Michela Greco

Un'eleganza aristocratica, un ricciolo che decora la fronte, un'ombra di tormento negli occhi. Lino Guanciale porta su di sé le profondità del commissario Ricciardi, protagonista dei romanzi di Maurizio De Giovanni ambientati nella Napoli fascista degli anni '30. Da fenomeno letterario (e fumettistico) questi racconti noir promettono ora di diventare un evento televisivo, anche grazie al tocco soprannaturale delle storie. Il commissario ha infatti la facoltà, anzi la maledizione, di vedere gli spettri delle vittime di morte violenta nei loro ultimi istanti di vita. In onda da stasera su RaiUno in 6 episodi per la regia di Alessandro D'Alatri, "Il commissario Ricciardi" per Guanciale è un ritorno sul confine dell'aldilà dopo "La porta rossa", in attesa della serie tv "Sopravvissuti" e di "Il primo giorno della mia vita", che sta girando diretto da Paolo Genovese.

 

 

Era un lettore de Il commissario Ricciardi prima di essere chiamato a interpretarlo. Cosa la affascina di più del personaggio?

Leggendo i racconti si entra in un mondo di rinunce, di fardelli disumani da portare. Mi ha conquistato pensare alla sua forza, a come abbia trovato un senso al proprio dolore facendosi carico di quello altrui. 

Ricciardi si muove negli anni '30, ma cosa ci dice del nostro presente?

Ci costringe a una riflessione su cosa significhi resistere, restare fedeli a ciò in cui si crede. In un momento come questo interrogarsi su cosa voglia dire essere liberi e quanto costi esserlo è di grandissima attualità.

Potrebbe diventare il nuovo Montalbano?

L'enorme seguito letterario raccolto lo rende potenzialmente un topos, ma conosciamo tutti il valore di Montalbano nell'immaginario comune. Quelle di Ricciardi erano comunque storie che andavano raccontate perché dicono tanto di noi, ambientate come sono in anni così importanti per la costruzione del nostro presente. Nel bene e nel male.

C'è qualche forza misteriosa che la spinge verso racconti soprannaturali...

La cosa buffa è che non sono credente né in termini religiosi, né di manifestazioni soprannaturali, eppure ho incrociato più volte questo tipo di narrazione... sarà il karma! Ma è un mondo che mi affascina perché ha a che vedere con l'idea della fine, qualcosa che tutti percepiamo.

E lei come affronta i limiti di questo periodo, tra cui l'impossibilità di fare spettacoli a teatro?

Cerco di fare cose che abbiano il sapore del mantenimento del rapporto col pubblico in vista di quando si potrà riprendere a lavorare in presenza. La ripresa arriverà, ora c'è da capire come torneremo.

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Gennaio 2021, 08:29
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