Conti: «Resto alla Rai. Sanremo? Sono a disposizione»
di Marco Castoro

Conti: «Resto alla Rai. Sanremo? Sono a disposizione»

È più nero di Mario Balotelli. Se frequentasse i porti di frontiera siciliani gli chiederebbero continuamente il permesso di soggiorno. Quando ti risponde ok ai messaggi utilizza come emoticon il pollice alzato di colore, quello abbronzato come lui. Fresco fresco dalle Maldive ecco a voi: Carlo Conti. «Sono nero? Posso fare di meglio».

Conti, riecco la Corrida, come si trova nei panni di Corrado?
«Dopo il buon ritorno dello scorso anno, in occasione dei 50 anni dalla prima puntata alla radio, da venerdì si torna in campo con la stessa formula. Imitare Corrado è impossibile. Le sue pause. Io ho cercato di condurre la Corrida a modo mio, velato e scanzonato, di stare sempre dalla parte dei dilettanti allo sbaraglio. La vera forza è la leggerezza, la goliardia che si respira, che vivono i concorrenti per primi. Due ore di svago con la voglia di lanciarsi senza freni e paracadute, prendendosi in giro».

Una leggerezza che non c’è nei talent, dove c’è un’eccessiva tensione e una giuria che imperversa.
«Qui non si cerca il più bravo, non succede niente se non vinci, anzi spesso è quello che perde il più folle che ti rimane impresso. I dilettanti allo sbaraglio e il pubblico con i campanacci sono elementi fantastici. Un’idea semplicissima a dimostrazione che le idee più semplici sono le migliori e non hanno tempo».

Non sono troppi i talent in tv? Che cosa guarda da telespettatore?
«Alcuni sono fatti benissimo. Li seguo. Però la tv la vedo poco. La prima serata la fa mio figlio Matteo di 5 anni, a quell’ora giochiamo insieme. Da telespettatore preferisco un documentario o un bel film».

Si rivede? È scrupoloso?
«Mai. Sono in diretta. Improvviso sempre, mi piace condurre con spontaneità e immediatezza. Alla Corrida non facciamo neanche le prove».

Non è facile fare trasmissioni vecchie perché il pubblico over si ricorda di Mike, Tortora e Corrado.
«La Corrida è andata bene. Lo scorso anno è stato il varietà più visto con 6 milioni alla prima puntata. Io non vivo il derby degli ascolti. Quest’anno il competitor è fortissimo, c’è Ciao Darwin. L’importante è fare un buon prodotto. Che piaccia a una buona fetta di pubblico. Non ti puoi dannare se perdi. Comunque, al venerdì non è facile fare il 17%, è tutto spalmato bene sulle altre reti».

Rifarebbe Sanremo?
«La cosa più importante adesso è finire al meglio la stagione. Il mio contratto scade a giugno. Ci metteremo a tavolino e se ci sarà da ambo le parti la voglia di andare avanti si continuerà a stare insieme. Io sono a disposizione dell’azienda, ho percepito che c’è grande stima nei miei confronti da parte della nuova direzione, quindi non vedo perché cambiare. Comunque io ho fatto Sanremo quando ho sentito tutta la Rai d’accordo sulla mia scelta. È importantissimo che tutti remino nella stessa direzione. Io non le rincorro mai le cose».

Per il suo contratto ricorrerà a Wanda Nara?
«Non ho agenti. Io lavoro con un avvocato, Eugenio D’Andrea, tratta lui perché non è carino che io parli di soldi, anche se i miei contratti sono talmente semplici che si rinnovano in automatico, anzi spesso c’è stata più una marcia indietro che un salto in avanti, del resto quando un matrimonio funziona non vai a guardare il pelo nell’uovo».

Mediaset sta alla finestra?
«Quando le cose vanno bene, se senti la fiducia da ambo le parti, perché cambiare. Io sono un pilota ma sono importanti anche le auto. E io alla Rai ho tanti programmi mentre di là dovrei inventarmene dei nuovi».

Mercoledì 27 c’è il David di Donatello?
«Una serata classica che va da sola. Nomination, vincitori, premi».

Quando torneranno I Migliori anni?
«Dipenderà dalla direzione. Sono tre anni che il format riposa. Quando racconti il passato e il passato è sempre quello... I ‘60 sono quelli, così i ‘70 e gli ‘80. I primi dieci del 2000 non hanno creato lo stesso effetto-memoria degli altri. Anche i giovani sono attratti dalla musica degli Anni ‘80».

Farebbe mai il presidente della Fiorentina?
«A ciascuno il suo. E poi c’è bisogno dei soldi veri per fare il presidente di una squadra di calcio. A modo mio so fare il tifoso».

Che fa quando Matteo si addormenta?
«Dormo anch’io. Recupero le energie. Lo spettacolo più bello è lui. Sarà anche l’età che ti porta ad apprezzare questi momenti. Che tipo di papà sono? Io e mia moglie cerchiamo di insegnare in primis l’onestà e il rispetto. Il mio amico Lucio mi ha detto che ai figli bisogna dare le ali e le radici. Mia madre me le ha date entrambe».


Mercoledì 20 Marzo 2019, 07:15
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