Bruno Vespa: «Le mie Bellissime, sex symbol senza età dal Neorealismo a Instagram»
di Marco Castoro

Bruno Vespa: «Le mie Bellissime, sex symbol senza età dal Neorealismo a Instagram»

«Con quel vitino di 52 centimetri che enfatizza un seno già di suo generoso, fianchi morbidi, una statua a clessidra polposa e conturbante. In più un viso meraviglioso, cesellato d’alabastro, con gli occhi giganti e il naso che sembra scolpito nel marmo». Sono versi che non ha scritto Casanova, ma Bruno Vespa. Già proprio lui. Sì perché anche un cronista è un uomo. Soprattutto al cospetto di donne belle, anzi Bellissime! Come il libro (edito da RaiLibri) scritto dal conduttore di Porta a Porta.
«Uno spaccato del costume italiano degli ultimi 60 anni. Dal Neorealismo fino a Instagram, sembrano siano passati sei secoli», spiega Vespa.


Gli italiani vivono di dualismo. Dopo Bartali-Coppi c’è Lollo-Loren…

«Molto diverse tra loro ma entrambe vincenti. Forse la Loren viene considerata più diva perché si è tenuta fuori da Roma e da quel gossip nostrano che un po’ impoverisce, mentre si è perfettamente inserita nello star system del cinema anglosassone. Sophia ha incarnato un’immagine di sex symbol per famiglie. Del resto aveva a fianco un produttore come Ponti. Quando ha interpretato la Ciociara si è liberata del peso consacrandosi grande attrice. La Lollo invece è andata avanti con le sue forze. Ha fatto tutto da sola, non aveva un produttore che la proteggesse. Con Pane, amore e fantasia ha mostrato i muscoli dell’attrice vera».


Se la Lollobrigida è il primo capitolo, Diletta Leotta è l’ultimo. Su di lei - cito testualmente – è scritto: «Si ha la sensazione che tutta questa grazia di Dio e dei chirurghi potrebbe essere sostituita da un momento all’altro con altra grazia. Diletta sconta quel senso di bambola italiana made in China uscita da un catalogo». Forse ci è rimasta male…

«Che io sappia no. Del resto la bellezza può essere anche costruita a tavolino se fa contare milioni, non solo di follower. È un rischio ma vale la pena correrlo».


Qualcuna ha ringraziato…
«La Marini è stata la più gentile. Del resto tra il 1996 e il 2020 l’ho avuta a Porta a Porta per 39 volte».


Claudia Koll, che coraggio e che svolta!
«Scelta autentica molto vera. Molto forte, è stata vicina negli ultimi tempi a Laura Antonelli, la più sfortunata di tutti. E la Koll le era vicino nel momento peggiore».


Perché tra le Bellissime non hai inserito Elizabeth Taylor e Marilyn Monroe?
«L’unica straniera che c’è è Brigitte Bardot... ».


Ci sono pure le Kessler.

«Ma le Kessler sono più italiane di me. La Bardot è la più italiana delle francesi, parla bene la nostra lingua».


Tante spigolature e aneddoti nel libro, tipo Claudia Cardinale che non voleva fare cinema e invece sognava di diventare un’esploratrice. Vedo che c’è anche Marisa Allasio… Forse non tutti la ricordano.


«Non poteva mancare. Avevo 13 anni e il suo bikini in Poveri ma belli toglieva il fiato. E chi se lo scorda. Prima di lei non c’era in giro il bikini e lei è stata tra le prime a indossarlo. Poi per anni si è eclissata».


E di quel gran pezzo dell’Ubalda di nome Edwige Fenech…


«La regina della generazione di attrici insaponate sotto la doccia. Non è necessaria una sceneggiatura quando l’acqua scorre sulle tette, si può spiare alla serratura e sognare cose porche che non hanno bisogno di scrittura. La Fenech entrava nella testa dei maschi. Garanzia di eccitazione, non di passione. Fibrillazione non innamoramento. Il più bel complimento lo fece Enzo Ferrari quando a Luca Montezemolo, il compagno di allora, disse dopo averla conosciuta: “Guarda che lei è molto meglio di te”, e ci credo rispose Montezemolo. Ma il patron della Rossa di Maranello precisò: “Non lo dico perché è bellissima ma perché è più intelligente di te”».


E di Monica Bellucci, la più francese delle italiane…
«La percepisco come quella più distante. Splendida donna, indubbiamente. Molto fredda però. Non è il prototipo della passionaria come la Lollo, la stessa Sandrelli è una molto passionale. Lei mi pare bellissima ma molto fredda».


In squadra c’è anche la Dellera…

«Una vita artistica di buon livello».


E Belen? A Roma si dice “giocace contro”…

«Ha una sensualità prorompente. Non è un’attrice, sia chiaro, mentre altre sono andate in carriera interpretando ragazzine e poi le nonne come la Sandrelli. Belen è molto intelligente, ha saputo valorizzare il proprio corpo sfruttando Instragram. Tanto di cappello».


Se ci fosse stato Instragram ai tempi di Lollo e Loren, il loro mito si sarebbe consumato prima?

«Non lo so. Probabilmente avrebbero potuto stancare prima. Allora si faceva la fila al cinema per vederle, file adesso scomparse. C’era l’aspettativa di vedere le dive, cosa che adesso non c’è più».


Ora però per par condicio - e in nome della parità tra i sessi - ci vuole un libro sui bellissimi…

«Ahahah. Chi lo sa… Perché no? Non lo escludo».
Ultimo aggiornamento: Martedì 8 Settembre 2020, 08:16
© RIPRODUZIONE RISERVATA