Bonolis, l'amore e la «Notte fonda»: in due a cercare il senso della vita

Bonolis, l'amore e la «Notte fonda»: in due a cercare il senso della vita

di Totò Rizzo

Anche a riflettori e a luci rosse delle telecamere spenti, Paolo Bonolis continua a interrogarsi sul “Senso della vita” proprio come ha fatto in più serie di un suo programma televisivo di successo. Quando si prende una pausa dal cazzeggio preserale di “Avanti un altro!” e dalla parafrasi sociologica di “Ciao Darwin”, è uno a cui piace affrontare i massimi sistemi con semplici parole anche se a volte si compiace di vocaboli più complessi trasformandosi, suo malgrado, in divulgatore. Esempio: quando in uno dei suoi Sanremo bollò come tassidermico l’atteggiamento del superdivo Hugh Grant – che all’Ariston fece una figura da antipaticone surgelato – qualcuno andò a cercarsi il significato di quello strano aggettivo scoprendo che si trattava della tecnica di impagliatura degli animali.

Tornando ai massimi sistemi, Bonolis li affronta adesso in un suo nuovo libro – “Notte fonda” (Rizzoli, 192 pagine, 17,50 euro) – come al solito senza ansia, con distaccata leggerezza, in surplace. E con una tecnica per lui inedita che è un po’ operetta morale e un po’ dialogo teatrale, quasi una pièce da camera che vede un lui e una lei – marito e moglie, figlio adolescente, buona borghesia – affrontare temi come la Religione, il Potere, la Tecnologia in una sorta di partita a tennis dove lui gioca con serio (ma non serioso) contegno e lei gli rimanda la palla con pragmatica ironia. Tutto in una notte, proprio come il titolo di un film ma senza la cupezza ansiogena di quel thriller.

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L'intervista

Bonolis, interrogarsi sul “senso della vita” è un chiodo fisso.

«Credo – e mi auguro – che sia così un po’ di tutti, oltre che mio. Alcuni ci rinunciano dopo un po’, altri ci tornano su, magari sollecitati da quello che quotidianamente la vita propone. È un punto di domanda che nasce con noi stessi. A volte più ci giriamo intorno e più non ne veniamo a capo. Chissà, forse è anche inutile chiederselo, quale sia “il senso della vita” perché se arrivassimo a una risposta sarebbe certo una gran liberazione ma poi, che altro potremmo chiederci?».

È una tecnica di scrittura insolita per temi così profondi: quasi un’autointervista camuffata da dialogo, da teatro da camera.

«Non l’ho trovata in nessun libro che trattasse di questi argomenti. Mi sembrava carino offrire ciò che penso attraverso un contraltare, un interlocutore. Ragionando con l’altro, mettendosi a confronto, è più facile rintracciare il significato delle cose. E poi viene fuori una sorta di trama: lui e lei, al ritorno da una serata con amici, prima per strada, poi a casa, via via discutendo».

Viene da pensare che la “lei” di questo dialogo sia sua moglie, Sonia Bruganelli.

«Assolutamente no. Vero che le mogli, come contraltare ai pensieri del marito, sono spesso l’avvocato del diavolo, ma i miei sono personaggi di fantasia, nient’altro».

Quanto invece l’escamotage dell’interlocutore serve ad arginare l’ego dell’autore?

«Ma no, io non ho un rapporto così particolare col mio ego, non sto lì ogni giorno a coccolarlo, a lisciarmelo, a pettinarlo, per carità. Il confronto fra i due rende più vivace il tutto, l’ironia di lei serve a stemperare un po’ una certa serietà di lui, serve anche a farci pensare che non esiste una sola verità, la nostra, ma ne esistono tante, ognuno ha la sua, e tanti possono essere i punti di vista».

Il rapporto con Dio, quello con il Potere, la tecnologia che ha quasi azzerato la parola parlata e la fisicità: qual è l’argomento di più pressante preoccupazione per Bonolis persona e qui, nel libro, del personaggio?

«Fermo restando che i primi due – Dio e il Potere – sono temi che si perdono nei secoli, forse la tecnologia, o meglio l’uso che se ne fa, è il busillis più grosso e qui è incarnato nel figlio adolescente che sta sempre più chiuso nella sua stanza col suo smartphone e tutte le altre diavolerie telematiche. Il rapporto con la tecnologia è quello che oggi dovrebbe farci riflettere maggiormente perché ci ha fatto perdere le competenze dell’umano: il parlare faccia a faccia per l’appunto, l’incontro, il dialogo che non sia solo quello davanti alla luce blu di uno schermo».

Abbiamo sbagliato, stiamo ancora sbagliando con i nostri figli, non siamo riusciti – per noi e per loro – a cambiare in meglio il mondo come avevamo sognato di fare?

«Sono convinto che il mondo non si possa cambiare ma che ognuno possa dotarsi degli anticorpi per non lasciarsi aggredire dai suoi orrori. Ogni generazione ha sempre sognato di cambiare il mondo, poi il mondo è andato così come ha voluto, chi non ha avuto qualcosa da ridire sui propri padri e i padri a loro volta sui propri padri? Ma anche dagli errori dei nostri padri abbiamo saputo imparare, anzi alcuni li abbiamo addirittura tramutati in beneficio, in convenienza». 

«Notte fonda» si legge un po’ come una commedia. Ha pensato che potrebbe andare in scena?

«Sì che ci ho pensato. Mi piacerebbe ricavarne una versione teatrale. Bisognerebbe trovare però gli interpreti giusti».

Domanda frivola: ma la giapponese Mizuko e il bagnino Rocco che scatenano gelosie retroattive in lei e in lui esistono davvero?

«Ma noooo! Sono per l’appunto due personaggi in commedia, per alleggerire i toni, per far venir fuori il tema sempre stuzzicante della gelosia. E poi così come io non sono mai stato fidanzato con una giapponese, non credo che mia moglie abbia un bagnino tra i suoi ex».

Dovesse smettere i panni dell’intervistato e tornare a quelli dell’intervistatore, chi vorrebbe interrogare, oggi? Un politologo, un esperto di geopolitica, o ancora un virologo?

«Nessuno dei tre. Le faccio solo un nome: Yuval Noah Harari, docente all’Università di Tel Aviv, storico e pensatore d’affascinante profondità».

Luciano De Crescenzo si arrabbiava parecchio quando vedeva che i suoi libri di filosofia finivano nella classifica dei “vari” e non in quella della “saggistica”. Anche lei potrebbe aversene per “Notte fonda”?

«Mai avuto ambizioni, in questo senso, mai cercato il coté di intellettuale. Per me è già tanto averlo potuto scrivere, questo libro».

Non abbiamo parlato di televisione…

«Meglio così. Nessuna novità, tranquillo, nessuno scoop».


Ultimo aggiornamento: Sabato 22 Ottobre 2022, 16:08
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