Riccardo Cocciante: «Notre Dame? Quando l'ho scritta non pensavo avrebbe avuto succeso»
di Ferro Cosentini

Riccardo Cocciante: «Notre Dame? Quando l'ho scritta non pensavo avrebbe avuto succeso»

MILANO - «Quando la scrissi, non pensavo di doverne fare necessariamente un successo. E quando scrivi in queste condizioni, fai le cose migliori. Senza compromessi. A dire il vero, non sapevamo nemmeno se mai saremmo riusciti a portarlo in scena». Riccardo Cocciante parla di Notre Dame de Paris e ha gli occhi che brillano. Venti candeline spente in francese, diciassette in italiano.

Notre Dame de Paris si fa in due e attraversa la grande Asia (in francese) e la più piccola Italia (in italiano) con due tour e due compagnie che riportano sul palcoscenico la storia del Gobbo Quasimodo, della zingara Esmeralda, del tetragono Frollo, così come è nata dalla penna di Victor Hugo e così come il cantautore italo-vietnamita ha sentito di declinarla in forma di “opera popolare”. Sulla distruzione della Cattedrale parigina dice: «Malgrado la tragedia, ho ammirato la reazione della gente. Intorno a Notre Dame in fiamme si sono unite persone di provenienza e religioni differenti. È stato belle vedere che gli uomini, di fronte al dramma, tornano insieme».

Il successo di Notre Dame è nei numeri: tradotto in nove lingue, in scena in ventitré paesi, per tredici milioni di spettatori, un milione solo in Italia dove ha toccato trentuo città. Ora, l’opera musical di Cocciante torna ad attraversare lo Stivale toccando dieci città da settembre (esordio a Pesaro), passando dall’Arena di Verona (ottobre), dagli Arcimboldi di Milano in autunno, con chiusura a Roma - al Palazzo dello Sport dell’Eur - a fine dicembre. Il ritorno in scena è stato presentato ieri nella suggestiva cornice del piccolo Teatro Gerolamo a Milano, con la partecipazione del cast dove tra i veterani Giò Di Tonno (Quasimodo), Vittorio Matteucci (Frollo), Leonardo Di Minno (Clopin), Graziano Galatone (Febo) e Tania Tuccinardi (Fiordaliso) spiccava anche la new entry Elhaida Dani, bellezza albanese che, con Riccardo Cocciante come coach, vinse nel 2013 la prima edizione del talent The Voice of Italy: «La stessa sera che vinse - spiega il compositore - le dissi che l’avrei sentita volentieri cantare un’aria di Esmeralda. Così, poco tempo dopo finì a cantare nella versione francese dell’opera, in ruoli minori». Il destino è rimasto benevolo, perché dagli scrupolosi provini attuali Dani è emersa ancora, questa volta come erede del ruolo che fu dell’argentina Lola Ponce. 

«Per me è un sogno - spiega Elhaida - Per noi albanesi l’Italia è stata per molto tempo l’America. Negli anni della dittatura, ma anche oggi. Realizzarmi in Italia e per di più nel lavoro che ho sempre sognato è una favola». Intanto Riccardo Cocciante non si ferma, e rivela un altro grande progetto teatrale: «Sto scrivendo una Turandot nella stessa chiave di opera popolare moderna, diversa da quella pucciniana. La sto scrivendo con Pasquale Panella ma sarà tradotto in cinese, avrà attori cinesi e andrà in scena, con ricca produzione cinese, a Pechino nel maggio del prossimo anno».
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Martedì 9 Luglio 2019, 07:10
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