Max Giusti: «Nel mio Marchese del Grillo c'è l'arroganza del potere»

L'attore in scena al Sistina di Roma, poi il ritorno in tv con una trasmissione a sorpresa

Max Giusti: «Nel mio Marchese del Grillo c'è l'arroganza del potere»

«Sarà un Marchese del Grillo a modio mio. Ma non cercherò di scappare da Alberto Sordi. Sarebbe ingiusto allontanare quel tipo di recitazione, che è nel Dna di ognuno di noi, così come quel film». Max Giusti, in scena al Teatro Sistina di Roma dal 12 ottobre con la versione di Massimo Piparo del classico di Mario Monicelli, non teme l’ombra ingombrante del suo predecessore. Anche perché «siamo tutti cresciuti con Sordi, con Storia di un italiano, con i suoi film, tutti, anche quelli minori. E non l’abbiamo filtrato. Fa parte della nostra cultura».

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Che effetto le fa vestire i panni del Marchese?
«Una grande gioia, perché è un’occasione irrinunciabile. Quando me l’hanno proposto, ho fatto finta di fare il vago, ma avevo già deciso di accettare. Poi ho sentito il mio produttore, il mio manager e Paolo Del Brocco di RaiCinema con cui avevo già preso impegni. E mi hanno detto tutti in coro: “Ma come fai a non farlo?!” E poi Piparo ha fatto una versione incredibile, spettacolare, con un allestimento d’altri tempi. Sul palco siamo più di 30».


Avverte il peso di questa maschera?
«Sì, perché il Marchese del Grillo è patrimonio di tutti. Ognuno conosce a memoria le battute, le fa sue, lo rivede cento volte in tv... Per chi è di questa città, poi, è quasi un esame di romanità».


Ha visto la versione teatrale con Montesano?
«No. Volevo restare libero. Temevo che vederlo mi avrebbe in qualche modo condizionato. Voglio riviverlo, ma con una nuova messinscena».


Ha dei figli piccoli, anche loro hanno visto il film?

«Sì, anche se per i ragazzi di oggi è difficile restare concentrati su un film di 2 ore, ma l’hanno visto fino alla fine. Erano incuriositi da una Roma diversa, strana, e dal linguaggio particolare, con termini desueti, anche tra quelli offensivi».


Porterà “Il Marchese del Grillo” anche in tv?
«Perché no? Però servirebbe una rappresentazione mirata per la tv. Ci vorrebbero tre giorni di riprese dedicate».


Come si calerebbe il Marchese nell’arena politica di oggi?
«Mostrando la solita arroganza del potere. Personalmente ho trovato questa campagna elettorale umiliante, piena di false promesse, con una concezione dell’elettore come uno da raggirare. Ma questo non fa ridere come il Marchese».


La rivedremo anche al cinema?
«Sì, ho due film girati in estate, spero che usciranno presto».


E in tv?
«Ora sono impegnato in scena, ma all’inizio del 2023 tornerò in Rai con un nuovo programma».


Cosa sarà?
«È ancora top secret, ma diciamo che il successo di Boss in incognito mi ha aiutato a essere preso in considerazione».


Da esperto e appassionato, come valuta il nuovo boom del tennis italiano?
«La Fit ha lavorato bene. Aiutando i ragazzi nei centri federali ma anche a casa loro. Si è costruita una rete di allenatori, di match analyst al servizio dei nostri tennisti. E i risultati si vedono».


Ha sofferto per l’addio di Federer?
«Molto. Quando vanno via i grandi campioni sto sempre male, come accaduto con Totti. Perché si chiude un’epoca. E diventano parte della tua vita. Come Sordi: non lo conoscevo, ma al suo funerale ho sentito di doverci andare».


Ultimo capitolo, sulle imitazioni. Che ne direbbe di Mourinho?
«Sì, lui ispira, ma devo trovare la situazione giusta per farlo. Magari diventerà come con Lotito: faccio la sua parodia da 15 anni e ormai siamo diventati amici».


Ultimo aggiornamento: Sabato 8 Ottobre 2022, 12:03
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