Antonio Giuliani torna in scena al Teatro Romano di Ostia: «Ricomincio da me per far ridere»
di Silvia Natella

Antonio Giuliani torna in scena al Teatro Romano di Ostia: «Ricomincio da me per far ridere»

Ricomincia da dove si era fermato Antonio Giuliani e torna in scena al Teatro Romano di Ostia Antica dopo la pausa legata alla pandemia. Su un palco tra i più suggestivi si esibisce in uno spettacolo intitolato appositamente “Ricomincio da me”, in programma venerdì 30 luglio alle 21.45. 

 

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Com’è tornare in scena?

Sono emozionato sebbene abbia alle spalle più di 30 anni di carriera; dopo tanto tempo rivedrò il pubblico anche se contingentato. Penso al primo applauso o alla prima risata e mi sale già l’emozione: è come se cominciassimo una nuova vita. 

 

Perché “Ricomincio da me”?

Nel rinascere non potevo che “ricominciare da me”. Durante il lockdown siamo rimasti da soli, i messaggi degli pseudo amici sarebbero dovuti aumentare e invece sono spariti. Questo mi ha fatto capire che gli smartphone e i social ci hanno fatto trovare persone che non sono come le immaginavamo. Mi sono detto ‘a sto punto ricomincio da me’. Ho anche ripreso a scrivere da solo come agli esordi. Questo nuovo testo è un percorso quotidiano sulle nevrosi, i comportamenti individuali, che spesso ci portano a caratterizzare in maniera negativa la vita di tutti i giorni. Non sappiamo più aspettare, siamo impazienti e diventiamo nervosi. La tecnologia invece di migliorarci ci ha peggiorato.

 

Nevrosi in cui si riconosce o che osserva solo dall’esterno?

In alcune nevrosi mi riconosco, poi nel cabaret è normale raccontare gli altri, come quelle persone di una certa età che vogliono cercare di essere moderne ed “evergreen” a tutti i costi. Nello spettacolo parlo di tutto questo, non ci sono monologhi sul Covid. 

 

Niente pandemia e dunque pura evasione?

Lo scopo è quello di far immergere gli spettatori in una location stupenda, farli ridere. Tutti noi abbiamo sofferto e soffriamo ancora e vorrei sentire quelle belle risate grasse e di cuore che mancano da tanto tempo. Una volta usciti, però, possono riflettere su determinati aspetti della quotidianità.

 

Ora come ora cosa si sente di dire agli aspiranti comici?

Per tanti anni ho avuto corsi teatrali nelle zone più periferiche di Roma e posso dire loro che la cosa più importante è quella di potersi esibire davanti a un pubblico anche se piccolo e non pensare che mettendo dei video on-line si possa diventare subito famosi. C’è tanta precarietà ed è difficile emergere, l'unica possibilità è fare roba di qualità e credere sempre in quello che si fa. La gavetta che abbiamo fatto noi era davvero tosta perché 30 anni fa a Roma non si conosceva il cabaret.

 

Rimpiange lo spettacolo di una volta?

Lo rimpiango perché il pubblico faceva crescere e maturare; i romani interagivano. Una volta un ragazzo a un tavolino mi chiese di fare più piano perché lui e la ragazza si stavano lasciando; per loro disturbavo. In quel periodo tanti artisti bravi hanno mollato il cabaret, ma con quella scuola molti della mia generazione continuano a lavorare ancora oggi. 

 

Progetti futuri?

In tv sempre “Stasera tutto è possibile” con Stefano De Martino.  È una trasmissione che a me piace molto perché è difficile trovare un gruppo che si diverte e fa divertire la gente. In cantiere c’è anche una parte in un film, ma è ancora tutto in alto mare.

 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 29 Luglio 2021, 07:31
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