Beatles, arriva la serie tv. Il regista Peter Jackson: «I miei 4 anni con loro, ora so che erano umani»
di Alessandra De Tommasi

Beatles, arriva la serie tv. Il regista Peter Jackson: «I miei 4 anni con loro, ora so che erano umani»

Il regista racconta Get Back, in streaming su Disney

Non solo Hobbit nella vita di Peter Jackson: il regista della saga de Il Signore degli Anelli, svela un’altra delle sue passioni, che stavolta non ha nulla a che vedere con Tolkien. La racconta nella docuserie in 3 puntate The Beatles: get back, su Disney+ dal 25 novembre. E per l’occasione Stella McCartney crea una capsule collection dedicata ai Fab Four (non solo a papà Paul). La band di Liverpool ha tenuto compagnia al Premio Oscar neozelandese durante tutta la pandemia, periodo in cui ha visionato le sedute di registrazioni chiamate appunto Get Back, ossia oltre 150 ore di audio – oltre a 56 video – per mettere insieme un inedito dietro le quinte sulla nascita del brano I’ve got a feeling. Lo racconta in un incontro con la stampa di tutto il mondo via Zoom.

Lei è stato l’unico ad aver accesso a questo materiale. A cosa serviva in origine?

«Erano stati realizzati da Michael Lindsay-Hogg per il film Leti t be – Un giorno con i Beatles. La band sapeva di essere filmata ma non sempre gradiva, anzi a volte intimava lo stop della videocamera, ma poi il regista magari lasciava il microfono aperto o ne piazzava tantissimi di nascosto nello studio».

Che cosa ha scoperto in questi quattro anni di ricerche per il progetto?

«Finalmente sono riuscito a guardarli come persone, a scinderli dall’unicum del gruppo e individuarne le singole passioni e ambizioni».

Quando la band è nata, lei era un bambino. Come li ha conosciuti?

«Ho comprato un loro album con i primi risparmi, il primo LP della mia vita, che conteneva una collezione delle loro hit e da allora sono diventato un grande fan».

Non è una passione tramandata in famiglia?

«Per niente: non c’è stata una sola volta in cui i miei genitori mi abbiano fatto ascoltare un loro album».

Perché serviva un fan per mettere insieme il progetto?

«Perché ascolti ore e ore di conversazioni anche private e devi coglierne i riferimenti, capire di cosa si tratta».

Quanto le è pesato rimandare l’uscita a causa della pandemia?

«In realtà penso che questo sia il momento giusto perché il mio scopo era tramandare un ricordo gioioso, far spuntare un sorriso sulla faccia della gente, farla stare meglio come mi sono sentito io, circondato dalla musica in pieno lockdown».

Reazioni dai membri della band?

«Il più grande complimento è arrivato da Paul e Ringo, che mi hanno detto che è un lavoro onesto».

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 24 Novembre 2021, 14:30
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