Alba e Union, poliziotte all'assalto in “L.A. 's Finest”. Jessica: «Io, femminista col distintivo». Gabrielle: «Michelle Obama il mio modello»
di Alessandra De Tommasi

Alba e Union, poliziotte all'assalto in “L.A. 's Finest”. Jessica: «Io, femminista col distintivo». Gabrielle: «Michelle Obama il mio modello»

L’ex-enfant prodige Jessica Alba torna con pistola e distintivo in L.A.’s Finest (su FOX ogni lunedì alle 21 con la stagione 2). Al Festival della TV di Monte-Carlo racconta la sua detective Nancy McKenna.

 

La serie è creata, scritta e diretta da donne. Si considera femminista? «Assolutamente sì. Me l’hanno insegnato mamma e nonna, che non si sono mai abbattute nonostante le difficoltà».

 

Quale vicenda della serie l’ha colpita?

«Molte idee sono merito di Gabrielle, che ad esempio ha voluto inserire la storia di una matrigna perché lei vive in una famiglia allargata a cui si è ispirata. Le mie bambine ancora non sono arrivate all’adolescenza, ma di me a casa dicevano tutti quanto fossi tremenda, con tutti quegli ormoni in subbuglio. Meno male che non esistevano i social media all’epoca, quindi nessuno è mai venuto a sapere cosa abbia combinato».

 

Non sembra che le piaccia la vita mondana oggi, è così?

«Per me l’immagine della perfezione risiede in una giornata di riposo, per poi svegliarmi con i miei figli, dovunque noi siamo».

 

Guardate insieme la tv?

«Anche: insieme riguardiamo gli episodi cult di Lucy ed io, mentre quando sono da sola preferisco Fleabag».

 

Negli ultimi anni si è presa una pausa dalla recitazione?

«Da quando sono diventata mamma, ho lasciato la recitazione full time 11 anni fa e ho fondato una società di prodotti naturali. Quando ero giovane credevo che per essere perfetta dovevo seguire certi standard, mentre ora da adulta ho il lusso di poter mangiare e vivere come meglio credo».

 

 

 

Gabrielle Union riprende il ruolo della detective Sydney Burnett, che il pubblico ha conosciuto nella saga di Bad Boys al cinema con Will Smith. E della serie, con la collega, è anche produttrice.


La serie ha avuto un impatto enorme sulla comunità locale, vero?
«Abbiamo mostrato la diversity di Los Angeles, rivalutando le zone più degradate e sperando di portarvi denaro per valorizzare le persone di talento che ci vivono».


Una donna a cui s'ispira?
«Michelle Obama, una che lottava per i diritti prima ancora del marito Barack, paladina dell'inclusività e precursore del #metoo».


Qualcosa sta cambiando a Hollywood?
«Prima dicevano solo: Stai zitta e sii carina. Ora invece far parte del processo decisionale dà voce in capitolo alle donne e con una pluralità di punti di vista siamo tutti più veri. E avere due donne di colore davanti alla telecamera e un'equipe al femminile come in L.A.'s finest ci permette di rappresentare la pluralità del pubblico».


Come mai è servito tanto tempo per una versione al femminile di Bad Boys?
«Ai tempi dei film si pensava a uno spin-off, Bad Girls, ma all'epoca i tempi non erano maturi, oggi siamo pronti, senza mettere in scena ragazze in bikini o con la maglietta bagnata».


Oggi è una donna matura e centrata. Ricorda un colpo di testa da adolescente?
«Con gli amici abbiamo rubato l'auto dei genitori per fare un party in Messico, che tempi!».


Cosa la rende felice adesso?
«Le giornate di relax in piscina a Miami, tra musica e risate con i miei figli, quando ti rilassi al punto d'addormentarti». 
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 14 Gennaio 2021, 08:53
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