Non ci resta che il crimine - La serie: «Metti un golpe a Roma nel caos degli anni 70»

Arriva su Sky la saga cinematografica di successo di Massimiliano Bruno

Non ci resta che il crimine - La serie: «Metti un golpe a Roma nel caos degli anni 70»

di Valerio Di Marco

Tornano, stavolta su Sky, le avventure di Moreno, Giuseppe, Claudio e Gianfranco. Dopo una saga cinematografica di 3 film, ecco "Non ci resta che il crimine - La serie“, 6 puntate in onda dal 1° dicembre. Un passaggio alla serialità televisiva «meno complicato del previsto», spiega il regista e co-sceneggiatore Massimiliano Bruno. I protagonisti tornano nell'Italia del giugno 1970, quella delle contestazioni giovanili (ma anche di Italia-Germania 4-3), dove si sta preparando un golpe che insedierà nel nostro paese una dittatura.

Riferimenti al presente? «Non c'è intento politico in questa serie», assicura Gianmarco Tognazzi/Giuseppe, anche se per lo stesso Bruno «quelli erano tempi di grande fermento ai quali seguì un ventennio di annullamento di quel pensiero. Ma oggi sta riemergendo la passione civile». Il putsch rievoca il golpe Borghese, già oggetto di un film di Mario Monicelli, "Vogliamo i colonnelli".

Ha mai immaginato - chiediamo ancora a Bruno - di tornare lei al passato e misurarsi con un livello medio rappresentato appunto dai Monicelli, Scola, Risi, oppure meglio oggi perché il pubblico è meno esigente? «Noi veniamo da un'altra cultura, quei mostri sacri avevano vissuto la guerra, mi sarei accontentato di essere un loro spettatore».

E l'idea del colpo di Stato? «Il golpe Borghese fu quasi una farsa. Noi ci chiediamo: "E se fosse andato in porto?“». Ci saranno ulteriori "passati" da esplorare in un eventuale prosieguo della storia? Magari tornare agli anni 50/60, «ma non a fine 80/inizio 90 - scherza Marco Giallini/Moreno - perché io lì ero già morto». Ideologicamente, s'intende.

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Ultimo aggiornamento: Martedì 28 Novembre 2023, 06:55
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