Sanremo, Dargen D'Amico al Festival: «Dobbiamo ballare tra i rottami. La politica? Non si occupa di futuro»
di Rita Vecchio

Sanremo, Dargen D'Amico al Festival: «Dobbiamo ballare tra i rottami. La politica? Non si occupa di futuro»

All'Ariston presenta "Dove si balla": "Pensavo di non andarci mai, poi Amadeus... Fedez mi sostiene? Vedremo."

Dargen D'Amico sta all'ironia, come la musica pop e urban sta ai testi che spesso li rappresentano. Per la prima volta al Festival di Sanremo, sarà in gara con "Dove si balla". Di origini siciliane, di Filicudi, isola di cui «mi rimangono le cose belle», classe 1980, si definisce spesso un "cantautorap". Da "Musica senza musicisti" del 2006 a "Variazioni" e "Bir Tawil", sono nove i dischi in studio tra rap rivisitato, pop, elettronica, musica classica, cantautorato anni '70/'80/'90 (Dalla, Jannacci, Battiato, in primis), e tante collaborazioni, fin dagli inizi con il gruppo Sacre Scuole con Jake La Furia e Gué Pequeno ai Two Fingerz, da Max Pezzali a Marracash, tracciando la strada di un modo di fare musica contemporaneo. Elemento particolare? Indossa sempre occhiali scuri. Con lui, l'intervista è a schermo spento. Il motivo? «Potrebbe impressionarsi nel vedermi ed è necessario abbassare i consumi energetici» (scherza, ndr).

 

 

 

Torna al Festival sotto un'altra veste: in passato, giuria ad Area Sanremo e l'anno scorso autore di Fedez e Michielin, e di Annalisa.

«Sì. Sono sensazioni diverse. Per ora mi sento in una bolla. E sono concentrato a imparare a usare sul palco casse spia e in ear. Immagino ci sarà tutto un carrozzone dietro durante quella settimana. L'orchestra non vota, corretto?».

 

Corretto.

«Posso allora aggiungere che è stato meraviglioso fare le prove con tutti i musicisti. I cori fanno volare. Mi dirigerà il maestro Enzo Campagnoli».

 

Perché “Dove si balla”?

«È metafora del momento che viviamo: c'è la necessità di riprendere a muovere energie, di guardare avanti. Dobbiamo mettere in moto il nostro Paese». 

 

 

Per citare il brano, basta stare “Senza live, con il pile sul divano”? 

«Noi medio piccoli artisti abbiamo interrotto ogni tipo di esecuzione. Non salgo sul palco dall'aprile 2019. Capisco che la situazione è difficile, ma non possiamo fossilizzarci». 

 

 

Coez infatti ha polemizzato. Lei che pensa?

«É condivisibile. È scorretto ci siano i teatri al 100% e altri spazi live, no. Il mio brano nasce da uno sfogo simile a quello di Coez. La criticità non la vedo negli sfoghi degli artisti, ma in un sistema che non li riceve. Bisogna ragionare con la scienza e trovare soluzioni. Ma bisogna fare. E subito». 

 

 

“Fottitene e balla tra i rottami”: e lei?

«Ogni epoca balla sui rottami della precedente. Siamo fatti per demolire il vecchio e per costruire il nuovo. Quello che vorrei vedere in questo Paese. Crogiolarsi nel passato, non ci migliora. Un Paese cullato dal Mediterraneo, mare che non è valorizzato, non è studiato. Siamo indietro sulla transizione energetica, utilizziamo il green come specchietto per le allodole. I rottami ci sono, dobbiamo cominciare a ballare». 

 

 

Come in "Nostalgia Istantanea", è sempre convinto che non basti essere di destra o di sinistra?

«Sì. Come tutti quelli arrivati alla coscienza politica nei primi anni Novanta, sono abbastanza disilluso. La politica non si occupa del futuro. Cosa che fa la scienza. La politica dovrebbe essere un motore. Se non si è fatta la transizione ecologica, che si facesse quella politica». 

 

 

Battiato diceva che se vedeva Salvini in tv cambiava canale. Era siciliano, come in parte lei. E Dargen chi vorrebbe come Presidente della Repubblica?

«Non è la persona che è importante, quello che conta è far cambiare direzione al sistema». 

 

 

Un nome? 

«Alessandro Barbero (storico, ndr). Mi sembra formalmente adatto al ruolo». 

 

 

Nella serata delle cover, interpreterà "La Bambola".  

«Ho peccato, sì. Non ci sarà la magica interpretazione di Patty Pravo, ma è un brano che mi piaceva sviluppare in modo contemporaneo anche nel tema edulcorato del rapporto uomo/donna». 

 

 

Come mai non Lucio Dalla che spesso menziona?

«L’ho sempre vissuto con reverenza e timore, come un quadro prezioso che non hai voglia di copiare». 

 

 

Porterà il vocoder? 

«Si, per la cover. Ma deve essere una sorpresa». 

 

 

Guccini ha sostenuto che a Sanremo non sarebbe andato perché il genere non si addiceva. E lei?

«Sono d’accordissimo con lui, perchè anche io lo pensavo per me. Poi le cose accadono inaspettatamente, sono quelle sorprese che ci fanno eplorare ambienti nuovi, che ci fanno evolvere. Amadeus è stato avanguardista nelle scelte degli ultimi anni, da dj e programmatore radiofonico, ha dato un vestito nuovo al Festival».

 

 

Chi l’ha convinta?

«I compositori con cui ho scritto il brano (Edwyn Roberts, Gianluca Fazio, Andrea Bonomo, ndr). Mi dicevano di avere le visioni nel sonno e di vedermi a Sanremo con questo brano». 

 

 

È contento di esserci? 

«Si. Sia al Festival, che nel periodo musicale attuale». 

 

 

Di cosa si nutre?

«Il mio grande motore è la curiosità. Non so se ha a che fare con il mio segno zodiacale (Sagittario, ndr). Indago quello che mi accade e quello che accade attorno a me e alle persone che incontro. E scrivo». 

 

Fedez la sostiene. Se succedesse come con la Ferragni l'anno scorso e le dicessero che è favorito?

«Ma perché gli artisti non possono endorsare? O solo Fedez non può? Beh, se poi Federico con tanti follower deciderà di supportarmi... (ride, ndr)». 

 

 

Dopo Sanremo? 

«Ho un po' musica in cantiere. Qualcosa succederà».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 27 Gennaio 2022, 11:40
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