Sanremo 2022. Da Amadeus a Zanicchi, dai Måneskin al sesso: tutte le parole chiave dell’edizione numero 72

Dopo il Quirinale, anche a Sanremo si va sul sicuro con la coppia Ama-Fiorello

Sanremo 2022. Da Amadeus a Zanicchi, dai Måneskin al sesso: tutte le parole chiave dell’edizione n. 72

di Rita Vecchio, Totò Rizzo

A come Amadeus. Al terzo festival consecutivo, ormai dritto per la sua strada, piglio quasi baudiano, gli manca solo il celebre «l’ho inventato io, l’ho inventato» ma coi giovanotti d’oggi è un po’ difficile, mica arrivano dal pianobar, quelli a 20 anni hanno 2 milioni di ascolti e altrettanti di visualizzazioni.

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B come “baby”, tanto di moda quest’anno nei testi dei più giovani in gara. Se Aka 7even, Tananai, Achille Lauro e Highsnob & Hu la usano con nonchalance linguistica, sarà perché tra un “bella lì” e “bella là”, baby scavalca la frontiera del politically correct. Ah, beata gioventù! 

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C di cover. La seratona forse più attesa, con tutto il rispetto per la gara, quella che raduna inguaribili nostalgici e immarcescibili discotecari. Ormai è un juke box impazzito, transgenerazionale e transnazionale, i favolosi 60 e Tony Manero, Casadei e Sex Pistols. Tenere a bada le lacrime, togliere i tappeti, spostare i divani.


D come donne. Ma in cerca di guai, quando si parla di gineceo, si caccia sempre Amadeus. Quest’anno perfino il suo politically correct - le dive over (Muti e Ferilli), le aspiranti dive (Cesarini e Giannetta), le dive in quota queer (Drusilla)- ha attirato sospetti, polemiche, strali. C’è da diventar matti. O misogini.


E degli ever green. Un sempre verde che funziona, sempre. Il red carpet è diventato green, perché bisogna essere sostenibili. E a questo imperativo ecologico non poteva di certo sottrarsi il 72° Festival di Sanremo, ci mancherebbe.


F è Fiorello. Il badante di Amadeus (ipse dixit, 2020) corre sempre in aiuto: la prima edizione era un debutto, di quelli da tremarella; la seconda fu quella della quaresima pandemica (no pubblico); per la terza si va tranquilli. L’arrivo a sorpresa sabato è stato da cena celebrativa dell’anniversario della maturità.


G come giovani. Subito nell’agone, in mezzo ai veterani. Addio alle Nuove Proposte di baudiana memoria, basta con i pezzi da 90 e i pulcini. Come accadde a Mahmood tre anni fa. Chiamiamoli esordienti al festival (range: 18/over 40). Li avete voluti i social, le piattaforme? Allora pedalare. Anzi, cantare.


H come le hit di Ama. «Possono essere 25 singoli», ha detto alla stampa durante gli ascolti a porte chiuse dei brani in gara. La scelta del direttore artistico “ter” alza l’asticella e punta in alto. Le canzoni scelte mirano al loop radiofonico, alla classifica settimanale di stream vari e al “restare a lungo” nel canticchiare sotto la doccia.


I di Irama. Stavolta si spera in carne e ossa perché lo scorso anno beccò la positività Covid e si vide replicato nel filmato della prova sino alla finale (però si piazzò quinto). Ai 25 di quest’anno, dunque, è stato fatto obbligo d’arrivare trucco, parrucco e abito di scena a ogni prova.


L come lunghezza. Rassegnatevi. Anche quest’anno Amadeus andrà per le lunghe. Un plaid di note, sorrisi e paillettes vi avvolgerà sui divani fin quasi alle due della notte. Grazie a Rai Pubblicità, pausa per ristorino frigo-dispensa o corsetta al bagno. Un pensiero ai martiri dell’Ariston (vedi lettera T).


M come Måneskin che apriranno la serata di domani. Rivoluzione al Festival, il rock non è morto, fenomeni internazionali: questo e ancora di più si dice di loro dopo che l’anno scorso hanno vinto la palma sanremese con “Zitti e buoni”. E nel frattempo hanno riportato in Italia l’EurovisionSong e hanno aperto il concerto dei Rolling Stones.


N come no pasaràn. Tranquilli, anche quest’anno niente Jalisse. A presidiare i confini del festival, Amadeus che per il terzo anno ha bocciato la canzone del duo che cantò a un solo Sanremo, vincendolo. Loro se ne sono lamentati sui social (è la venticinquesima volta che ci provano a tornare) e Amadeus ha risposto, è seguita controreplica etc. Provino a ripassare.


O di outfit. Tramontati i tempi delle maison o delle bizzarrie etniche dell’amica sartina, ormai si va a progetto: dal gran sera allo smoking, dagli accessori alla tintura dei capelli. Il più quotato è Nick Cerioni (Achille Lauro, Måneskin, Morandi, Rettore, Rkomi). Non divi ma icone. Ne vedremo delle belle.


P come prima volta al festival. Esordio sanremese per Aka 7even, Ana Mena, Dargen D’Amico, Ditonellapiaga, Giovanni Truppi, Highsnob & Hu, Rkomi, Sangiovanni, e i 3 pescati da Sanremo Giovani: Yuman, Tananai e Matteo Romano. Per loro è già “buona la prima”, si spera nella seconda.


Q come quote. Basta, non se ne può più. Amadeus le ha rispettate tutte. Cantanti: i senatori, i mezza età e i giovani de la revolucion. Comici: il politically scorrect Zalone e l’animatore per famiglie Fiorello. Superospiti: la melodica Pausini e i Meduza dance. Altro che elezioni presidenziali, qui si fa presto a metter tutti d’accordo.


R come ristoranti. Il titolo della canzone vincitrice, dopo il coprifuoco dello scorso anno, loro lo hanno già: “Il conto, per favore”. Parla di un avventore che si siede a un tavolo e mangia di gran gusto trenette al pesto e brandacujùn. E se in quel motivo non aggiungeranno troppo… sale, magari avrà successo. Auguri.


S come sesso. Tananai, 26 anni, non lo vuole più occasionale, no mordi e fuggi, astenersi perditempo. Sarcina (Vibrazioni), 45 anni, è guarito da quello compulsivo, due compresse di rock’n’roll dopo i pasti principali. Zanicchi, 82, rivendica quello “maturo”, non più capriole ma… Dottor Freud, resti pure a casa.


T del Teatro Ariston. Come gridi “bravo!” al tuo beniamino imbavagliato da una mascherina FFP2? La standing è assembramento? E il cappotto sulle ginocchia e il miraggio di un caffè con guardaroba e bar chiusi? Capirete che chi ha pagato 1290 e 672 euro (platea e galleria per 5 sere) è già il nostro eroe.


U come ultimo a cantare. Ci si augura che quest’anno quella lotteria che si chiama “scaletta” non penalizzi a ore invereconde i più anziani concorrenti. È anche una questione di rispetto. Una sera, l’anno scorso, Orietta nostra non stava più sulle zeppe.


V come Vessicchio Peppe. Un’icona tra i direttori d’orchestra. Sarà perché somiglia all’altro Peppino, il Verdi, e dunque ci accomuna tutti d’amor patrio. Purtroppo ha preso il Covid e alle prove delle Vibrazioni ha mandato un sostituto. Ma ora che si è negativizzato, in alto la bacchetta. E musica, Maestro!


Z come Zanicchi Iva, record woman dell’edizione 2022: è la più vegliarda (82 anni), più partecipazioni in gara (11), donna con più vittorie (3). Avrebbe voluto battere un altro record: nonna in minigonna. Ma dice che la figlia Michela (sua produttrice) glielo ha proibito. Commento di Iva: «Che palle!».


Ultimo aggiornamento: Martedì 1 Febbraio 2022, 14:35
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