Sanremo 2021, ecco il giornale e il direttore di cui parla Amadeus
di Emiliana Costa

Sanremo 2021, ecco il giornale e il direttore di cui parla Amadeus

Sanremo 2021ecco il giornale e il direttore di cui parla Amadeus. È partito il 71esimo Festival di Sanremo. Amadeus ha aperto la serata al tempo della pandemia leggendo una lettera in cui spiega perché ha deciso di condurre anche quest'anno la kermesse. Amadeus ha esordito così: «Ieri un direttore di un giornale mi ha chiesto di scrivere una lettera che avrebbe pubblicato questa mattina e così è stato. Io ho scritto quello che pensavo di questo Festival, vorrei leggervi le ultime righe di questa lettera, perché sono il senso di tante domande che mi sono state rivolte in queste ultime settimane. Perché l'ho fatto, perché c'è Sanremo. E l'ho fatto con tutto me stesso e con l'aiuto di moltissime persone, con ancor più forza dello scorso anno». Quel giornale di cui parla Amadeus è Leggo, il direttore che gli ha chiesto quella lettera è Davide Desario.

 

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Il direttore di cui parlava è Davide Desario e la lettera è stata pubblicata oggi, 2 marzo, su Leggo. Ecco il testo della missiva: «Caro direttore, cari lettori, cari telespettatori, oggi Sanremo parte per davvero. O, forse, sarebbe meglio dire riparte per davvero. E ora voglio raccontare, su Leggo, nero su bianco, cosa mi ha spinto ad essere qui.
È incredibile quello che abbiamo vissuto tutti, nessuno escluso, dalla fine del Festival 2020 a oggi.
 Un anno difficilissimo che ha messo a dura prova tutti e tutto: la pandemia ci ha stravolto la vita, a tanti ha fatto perdere gli affetti, il lavoro, la sicurezza del presente e il sogno del futuro
».

 

E continua: «Con tutto questo negli occhi, nella testa e nel cuore ho pensato a lungo se fosse giusto farlo, il Sanremo del 2021. Io ero disponibile ma sentivo tanta incertezza intorno. Certo se avessi rinunciato sarebbe stato facile, avrei evitato ogni rischio e difficilmente qualcuno avrebbe potuto criticarmi. Spesso la mattina mi guardavo allo specchio e mi facevo una domanda: «Ama, è giusto quest'anno, in questo momento, fare Sanremo?». Qualche volta mi rispondevo deciso sì, altre scuotevo la testa. Un'altalena di sensazioni della quale solo mia moglie, Giovanna, è stata testimone. Ma un giorno di ottobre mentre stavo facendo la spesa a Ponte Milvio a Roma sono stato fermato con un'educazione di altri tempi da una gentile signora. Aveva i capelli grigi e curati, indossava un paltò color cammello, trascinava un carrellino. Mi ha parlato a voce bassa, mi ha raccontato di essere vedova. E poi guardandomi negli occhi mi ha ripetuto più volte la parola serenità. Sì, la serenità della sua televisione, delle canzoni, di un Festival che ha sempre seguito. Se lo avessi fatto, mi ha detto, avrei aiutato lei e quelli come lei a vivere finalmente una cosa normale. Ho pensato a quelle parole. Ho pensato a quello che so fare: il presentatore. Non posso (magari fossi in grado) risolvere i problemi di chi ha perso il lavoro, non posso essere io a proteggere il Paese dal contagio, ne' posso pianificare la campagna dei vaccini. Io posso solo organizzare un Festival, posso inventare e improvvisare, con il mio amico Fiorello, uno show che regali alla gente un po' di leggerezza e di divertimento. Ecco, ripensando a tutti questi mesi, credo sia stata proprio quell'anziana signora a incoraggiarmi ancora di più ad organizzare il Festival di Sanremo 70+1. E l'ho fatto, credetemi, con tutto me stesso e con l'aiuto di molte persone, in condizioni difficilissime. L'ho fatto con ancora più forza e determinazione dello scorso anno. Mai avrei pensato fosse possibile. L'ho fatto rispettando ogni norma di sicurezza ma soprattutto pensando a chi vive di musica, a chi vive di televisione e spettacolo, al Paese reale, quello che sta lottando per ritrovarsi. Abbiamo scoperto, infatti, che la normalità è una cosa straordinaria. E proprio per riavere un po' di quella normalità, abbiamo lavorato in maniera straordinaria. Ecco, oggi Sanremo riparte. Con i cantanti e le canzoni, l'orchestra e i giornalisti e tutti quei lavoratori che con professionalità mi aiuteranno a portare in scena uno spettacolo di qualità. Non avrò spettatori in sala ma mi rincuorerò pensando al pubblico della tv e, soprattutto, a quella signora col paltò cammello di Ponte Milvio».

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 3 Marzo 2021, 08:25
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