Sanremo 2021, Colapesce e Dimartino: «La nostra musica leggerissima che nasce da un profondo disagio»
di Totò Rizzo

Sanremo 2021, Colapesce e Dimartino: «La nostra musica leggerissima che nasce da un profondo disagio»

«Ci ha telefonato Cristina, la nipote di Franco Battiato, ci ha detto che si è molto emozionata». A Cristina e al fratello del maestro catanese, Colapesce e Dimartino avevano chiesto il consenso per poter inserire alla fine di “Povera patria” - cantata ieri all'Ariston per la serata delle cover - la voce di Battiato. «E' quella presa dal master originale del disco, quando l'abbiamo ascoltata è stata una commozione intensa». Commozione che si è notata in scena specialmente nella voce di Antonio Di Martino: «Sì, è vero - ammette - magari non sarò stato precisissimo però sono contento che questa sensazione sia venuta fuori, sia stata avvertita». Sulla scelta mai avuto dubbi: "Battiato ci ha cambiato la vita, ha ribaltato il paradigna della musica italiana e questo brano in particolare ci sembrava adatto al tempo che stiamo vivendo. Più che interpreti ci siamo sentiti messaggeri delle sue parole». L'alternativa sarebbe stata “L'animale", altro pezzo del maestro «che ci piace molto e che abbiamo eseguito tante volte nei nostri live».

 

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Intanto "Musica leggerissima" - il brano in gara - viaggia a gonfie vele. E' il più trasmesso dalle radio e fino a qualche giorno fa i bookmakers... «Non crediamo molto ai bookmakers - dice il duo siciliano - e comunque quando l'abbiamo letto ci siamo toccati più volte...». «Io sono andato subito a scommettere 10 euro su Ermal Meta», scherza Colapesce. Canzone leggera, leggerissima. «In apparenza - puntualizza Dimartino -. In realtà nasce dall'osservazione del disagio psicologico che abbiamo visto intorno a noi, causato da questo anno di stop forzato per la pandemia. Veicola un messaggio pesante, dunque, ma stemperandolo nella struttura musicale, nelle parole, in modo che possa arrivare a tutti».

Vivono anche loro questo Sanremo nella bolla restrittiva del Covid, «tra la 111 e la 112, che sono le nostre stanze in albergo». Ma il Festival dura una settimana, è più difficile star fermi un anno senza far musica nei locali. «Ci siamo formati lì, lì abbiamo imparato il mestiere, iniziato a collaborare, molta della musica italiana che si ascolta oggi è nata in quella dimensione underground». Per questo lo streaming non li convince più di tanto: «Ci siamo incontrati su un palco, non su Instagram e la musica è quella che fai anche insieme al pubblico di cui senti il fiato. Non è un caso se i teatri esistono da 2500 anni». C'è una musica leggera o leggerissima che li ha salvati nei momenti bui della loro vita? Dimartino: «Quella dei Radiohead». Colapesce: «De Andrè e in particolare “La buona novella”. Tuttora, se sono in crisi, metto su il disco e la ascolto». In genere amano tutti i cantautori che esprimono un disagio, da Piero Ciampi a Tenco, ad Endrigo.

Il 19 marzo uscirà "I mortali²" (42 Records/Numero Uno), doppio album che contiene, oltre tutti i brani del precedente "I mortali", 10 nuove tracce tra cui la canzone in gara al Festival, la cover di “Povera Patria” e due chicche: la prima versione italiana di "Born to live" ("Nati per vivere") di Marianne Faithfull («ci ha affascinato la storia della sua amicizia con Anita Pallenberg, una storia di eccessi nella Londra degli anni '60») e sei brani tratti dalla loro rispettiva discografia da solisti che si sono divertiti a scambiarsi o a suonare insieme.

Non si aspettavano affatto di planare al Festival. «Soprattutto io - racconta Colapesce - che sono arrivato davanti a un microfono per caso perché, nella band in cui suonavo, la cantante decise di abbandonare la musica e fare la mamma». «Io invece sono stato a Sanremo più volte come autore e già in quella veste era emozionante. Salire sul palco poi...». Tra i colleghi che al duo sono piaciuti di più Madame e gli Extraliscio. Legati a doppio filo alla loro Sicilia, Colapesce e Dimartino. «Perché l'isolitudine non te la puoi scrollare di dosso - ammettono - è una condizione di estrema attaccabilità ma anche di estrema difesa. Ma nelle nostre canzoni la Sicilia è un solo un pretesto, uno sfondo quasi lisergico, non diventa mai l'oggetto del nostro racconto perché da oggetto a luogo comune il passo è breve. E di luoghi comuni, spesso, la Sicilia sente tutto il carico».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 5 Marzo 2021, 18:18
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