Sanremo 2020, Bugo: «Pronto a sfondare con Morgan»

di Rita Vecchio
Elegante, aristocratico, ironico. Bugo esordisce all'Ariston con il brano Sincero insieme a Morgan. Non un quattro mani nato a tavolino. Ma un sodalizio artistico e di amicizia che tra i due è strabiliante. Diventando l'unico duo di questo Festival. Il suo nome per esteso è Cristian Bugatti, come il nuovo disco. Uscirà il 7 febbraio, prodotto e arrangiato con Simone Bertolotti (che li dirigerà a Sanremo) e Andrea Bonomo (autore anche del testo di Paolo Jannacci). Morgan, nella presentazione che hanno fatto in contemporanea sui social, lo ha definito il vero cantautore moderno. E il The Guardian lo ha inserito tra gli artisti italiani da tenere d'occhio. Sulla felpa? Ha scritto Proud, orgoglio.

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Bugo, bentornato. Si sente davvero proud?
«Molto. Vedo tanta gente che si lamenta. Non è facile vivere in Italia, lo so. Ho vissuto molto all'estero e osservo con altri occhi. Ma le cose si devono volere e cercare».

Si presenti.
«Sono Bugo, diminutivo simpatico di Cristian Bugatti. Ho 46 anni, da piccolino mi trasferii con la famiglia da Rho a Cerano, per poi tornare a Milano dove nel 2000 ho inciso il primo album. Sono rimasto un outsider, che vuole stare dentro il castello della musica italiana».

Un fuori dal mondo, come recita uno dei suoi nuovi brani?
«Già. Ma resto concreto. Tant'è che sono sposato da anni con una donna che adoro e peraltro fa il diplomatico. Diciamo che c'è un Bugo privato. E un Bugo creativo (e per fortuna!)».

Il brano in gara?
«Sincero inizia con la voce di Morgan. Sogno, ambizioni e realtà. Non è necessariamente una canzone autobiografica. Apre con il Moog One, un synth a 16 voci, tra i primi arrivati in Italia».

Marco Castoldi, in arte Morgan?
«Non potevo avere partner migliore. E vogliamo sfondare (ride, ndr)».

Volete vincere?
«Perché no. La retorica di chi arriva ultimo mi ha un po' stufato. Vasco, uno dei miei miti (e che proprio per questo non vorrei mai incontrare) è arrivato ultimo. Ma secondo me, anche lui, allora, avrebbe voluto vincere».

Il nuovo disco?
«È la mia carta di identità. Classico, ma molto 2020. Ricorda Battisti, è pieno di suoni, dalla disco music, agli anni 60, 70, 80. C'è anche il feat con Ermal Meta. Un disco diretto, comprensibile anche dall'ascoltatore medio. Ecco perché sono a Sanremo».

Riti scaramantici?
«Nessuno. Potrei andare vestito pure di viola».

Le sue paure?
«Le emozioni».
Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Gennaio 2020, 17:16
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